Running

La vedova di un runner: “Mio marito è stato ucciso dal virus, correre lo ha indebolito”

Running, Via Pacis 2019 - Foto Fidal

Usciva solo per correre e in dieci giorni la situazione è precipitata, i suoi polmoni sono collassati“. Sul ‘Mattino’ quest’oggi si legge il tragico racconto di Maria Aristo, vedova del runner Giampiero Coppola, scomparso a 56 anni dopo aver combattuto per dieci giorni in terapia intensiva al Cotugno. Il marito usciva di casa solo per allenarsi, due volte alla settimana, con l’obiettivo di prepararsi al meglio per la Maratona di Roma. Ma il coronavirus, giorno dopo giorno, gli ha indebolito i polmoni fino al ricovero d’urgenza e la tragica scomparsa.

Se pure non volete farlo per gli altri, fatelo per voi e limitate le uscite, soprattutto le corse. Rinunciate alla corsa perché il virus attacca in maniera silente. Gli effetti collaterali sono l’indebolimento dei polmoni – è l’appello della moglie del runner – Quello che è successo lunedì è la dimostrazione del fatto che la gente non ha ancora ben precisa quale sia la gravità della situazione. (…) Per la corsa c’è sempre tempo, per la vita no“.

E ancora: “Evidentemente il virus si è insinuato in una situazione di debilitazione che si verifica inevitabilmente dopo uno sforzo di 30-35 km. Sforzo al quale si era sottoposto mio marito, una decina di giorni prima che si manifestassero i sintomi dell’influenza, in vista della Maratona di Roma. Era andato a fare un allenamento molto intenso in vista della maratona di Roma che quasi certamente ha inciso sui polmoni. I cittadini non hanno questo senso di responsabilità anche perché non è stato detto loro quanto reale sia la gravità. (…) Dopo l’apertura di lunedì, tra quindici giorni staremo peggio del mese di febbraio. Con il rischio che se un runner asintomatico cade e viene curato in ospedale per un banale infortunio, il contagio si diffonde“.

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