Caos Ferrari, ora basta: Vettel torni capitano, Leclerc non è tempo di superstar

La situazione in casa Ferrari è complessa e dopo il Gran Premio del Brasile è ancor più scottante. Era inevitabile, lo si sapeva fin dal giorno 1 che Sebastian Vettel e Charles Leclerc avrebbero fatto di tutto per primeggiare. Leclerc è un predestinato, ha il passo, ha il carattere, ha un qualcosa di innato che lo rende speciale e che agli occhi tutti lo rende l’astro nascente della Formula 1. Niente a che vedere con la personalità di Kimi Raikkonen, per rimanere in ambito del Cavallino, o con il carattere di Valtteri Bottas o le scommesse meno esaltanti di Pierre Gasly e Alexander Albon. È chiaro che la Ferrari a fine 2018 per la nuova stagione abbia scelto probabilmente la line-up più forte, più interessante e con più classe dell’intero paddock. Vettel e Leclerc sono due galli nello stesso pollaio (ah, quante volte l’abbiamo sentita?) e l’uno vuole prevalere sull’altro.

LA CLASSIFICA DEL MONDIALE DI FORMULA 1

Fortunatamente nel disastro generale, perché di questo si tratta specie dopo Interlagos, non parliamo di Mondiale perché ahimè la Ferrari e ben lontana dall’essere una seria candidata per il titolo. E dico fortunatamente perché, Mercedes insegna, due galli nello stesso pollaio puoi permetterteli solo se hai una potenza tale da dominare anche a fronte delle scaramucce interne: vedi Rosberg e Hamilton. E fortunatamente, questa volta per la Mercedes e uscendo fuori dai canoni del nostro discorso, Rosberg ha deciso di lasciare appena prima di rivedere una Ferrari quantomeno competere per la vittoria di un GP a inizio 2017.

Fatta questa doverosa premessa con esempio Mercedes, è chiaro che in questa F1 il “liberi tutti” vale solamente se tutti sono liberi, cosa che in Mercedes (Hamilton-Bottas) e in Red Bull (Verstappen-Albon/Gasly) per rapporti di forza o per scelte della scuderia non accade. Eppure il 2019 è stato l’anno della rivoluzione più totale nella storia della Ferrari: basta seconde guide annunciate e basta ingaggiare solamente campioni del mondo. Anche se, a dire il vero, alla presentazione della SF90 il capitano era stato eletto: Sebastian Vettel. È chiaro che per ribaltare le gerarchie occorrono i risultati, occorrono le prestazioni e occorre mostrare alla propria squadra di avere in mano la leadership. Questo è quello che Leclerc ha cercato di fare appena ne ha avuto l’occasione, ovvero in quelle poche chance di una Ferrari di inizio stagione troppo brutta per essere vera.

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IL SITO UFFICIALE DELLA SCUDERIA FERRARI

CHARLES CONQUISTA TUTTI – Bahrain il punto di svolta per tifosi, semplici appassionati e stampa in generale. Il monegasco brilla lungo tutto il weekend e conquista la sua prima pole position in carriera con un giro da urlo. Ma al via della gara Leclerc sbaglia la partenza e viene sopravanzato dal compagno Vettel e da Bottas. In pochi giri, però, Charles si libera della Mercedes e punta dritto Vettel. Di qui inizia la lunga sfilza di team radio duri, netti, di Leclerc con il box.Sono più veloce, posso passarlo?” Risposta? Nì, aspetta qualche giro (per vedere il quadro reale della situazione con la gestione gomme). Ordine non rispettato, sorpasso e tanti saluti alla strategia di squadra per dimostrare di essere il più forte alla guida della SF90. E Sebastian, a dire il vero, ci mette del suo poi sbagliando nel duello con Hamilton (con tanto di testacoda, marchio di fabbrica del 2018) suscitando ira e immediati hashtag, fastidiosi, #VettelOut.

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E VETTEL CI METTE DEL SUO – Già. Bahrain è il punto di inizio di una lunga stagione dove Charles, passo dopo passo, sotterrerà Vettel a livello mediatico per apprezzamento dei tifosi e per trattamento della stampa. Eppure di mezzo c’è la tappa in Azerbaijan, dove Leclerc finisce contro il muretto con la chance di strappare la pole, o per esempio il Principato di Monaco, dove nel tentativo di rimonta prova dei sorpassi al limite dell’impossibile che si concludono nella maniera maggiormente pronosticata: contatto con le barriere e ritiro. Ma tutto questo passa in secondo piano nel bilancio generale del confronto Vettel-Leclerc, perché Seb è il pilota che per un momento di mancata concentrazione sbaglia l’approccio in curva a Montreal e blocca Hamilton buttando via una gara condotta in testa dall’inizio fino alla fine. Perché gli errori del tedesco, poiché quattro volte campione del mondo, pesano di più di un giovanotto alla prima esperienza in Ferrari.

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CANADA CROCEVIA – Da Montreal in poi, infatti, le cose cambiano in peggio per il tedesco. Leclerc impone un pesante 9-0 in qualifica riuscendo a estrarre il massimo dalla Ferrari. E di mezzo, soprattutto, ci sono le sue due prime vittorie in Belgio e in Italia. Ma ovviamente ci si dimentica che a Spa-Francorchamps, per regalare la prima vittoria al compagno, il “capitano” ha dovuto sacrificare la propria gara rallentando le Mercedes. Perché tutto va nel dimenticatoio a Monza, dove Leclerc riporta la Ferrari sul gradino più alto del podio mentre Vettel, come uno qualunque, si gira da solo e nel rientro in pista colpisce il povero Stroll. E anche qui ci si dimentica di come, con grande furbizia e dote da campione spietato, Leclerc abbia conquistato la pole nel sabato di qualifica rallentando il tedesco e non concedendogli la scia che Seb gli aveva offerto nel primo tentativo.

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PARLARE CON IL TEAM… A Singapore, però, dopo la quarta pole di fila di Leclerc (sesta in stagione), qualcosa si rompe. Dopo nove gare di appannamento, di critiche e di delusioni, Vettel con un’ottima strategia beffa il compagno di squadra e si prende la prima posizione al pit-stop. Ed è qui che, Bahrain a parte, arriva il primo vero errore di Charles. È qui che Leclerc si sente più grande della Ferrari dicendo di “parlarne più tardi” con il proprio muretto. Poi arrivano le scuse ma pochi giorni più tardi, in Russia, arriva un altro show via team radio. Vettel supera il pole-man Leclerc sfruttando la scia al via della gara e Charles, dal secondo giro in poi, chiederà costantemente al box di restituirgli la posizione per aver concesso deliberatamente (?) la posizione a Seb. Vettel dà l’ok, dicendo però di avvicinarsi a lui perché (giustamente) non avrebbe voluto perdere del tempo sulle Mercedes. Ma il ritmo troppo alto del tedesco fa innervosire Leclerc che nel post gara, nuovamente, cade nella dichiarazione di dover “parlare con il team” di questa situazione. Un lungo viaggio conclusosi con il crash, che un po’ tutti temevano, in Brasile. Un contatto apparentemente lieve con un epilogo strano a cui non abbiamo mai assistito per altre monoposto. Botta (sorpasso di Leclerc in curva 1) e risposta (tentativo di sorpasso di Vettel in curva 4) che porta al disastro più totale e che potrebbe causare una rottura insanabile. O forse no.

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QUESTIONE DI EQUILIBRI – È chiaro che, toccato il fondo, bisogna prendere una strada da percorrere. I freddi numeri dicono Leclerc, pole-man dell’anno, due volte vincitore di un GP e assoluto protagonista nella lotta corpo a corpo. Senza dimenticare che Charles si trovi, a una gara dalla fine, davanti proprio a Vettel nella classifica piloti. Ma la realtà è un’altra e in un team è sempre importante mantenere i giusti equilibri. Vettel da questo lato è più maturo, ha più esperienza e i panni sporchi preferisce lavarli a casa. Spesso il tedesco è rimasto sorpreso da alcune dichiarazioni nell’immediato post gara di Leclerc, puntualmente corrette nel weekend successivo. Mai una polemica, nemmeno con gli avversari, come un vero capitano. E come un quattro volte campione del mondo ha saputo rialzarsi da un terribile momento dopo la vittoria negatagli da una penalità alquanto beffarda a Montreal. Perché diciamocela tutta, combattere costantemente con un peperino come Leclerc a livello mediatico è ancor più pesante di dover lottare contro Hamilton, con un’altra macchina e con un altro status. E tornando in pista, Leclerc ha dimostrato di essere perfetto quando la SF90 si è adattata ai vari tracciati, peccando pesantemente nei circuiti a sfavore della Ferrari dove Vettel, spesso, ha salvato il salvabile. Tenendo conto, per altro, della netta differenza di gestione delle gomme e dei momenti della gara che più volte, con grande correttezza, Leclerc ha ammesso di dover imparare crescendo.

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LA FASCIA DI INIZIO STAGIONE – Esperienza, equilibrio e un pizzico di semplicità. Alla Ferrari non ci si può presentare in punta di piedi per poi dopo 10-20 gare sentirsi al di sopra degli ordini, contestare apertamente strategie e dettare legge. Leclerc, nel suo percorso, ha sbagliato tante cose e altrettante gli son state perdonate. Ma se la Ferrari deve prendere una via per il 2020 è chiaro che ora più che mai dovrà puntare su un solo pilota. E ripeto: esperienza ed equilibrio, Vettel non avrà certamente il fascino di un giovane classe 97 che è arrivato per spaccare il mondo ma in una squadra è un team-player al quale bisogna dargli la fascia e rispettarlo. Magari dandogli anche una macchina che non illuda ma che sia concreta perché è troppo facile dar contro a Sebastian, che tanti errori ha fatto nel passato, solamente per non essere riuscito a sconfiggere Hamilton (+Bottas) con una Mercedes versione astronave. Leclerc e gregario certamente non combaciano alla perfezione, ma le chiavi in mano non si possono dare a un ragazzo che ha ancora tutto da dimostrare. Non ora. E con buona pace del monegasco, si ritorni al ruolo di capitano con Charles pronto a segnarsi gli appunti sul taccuino. Non è tempo di superstar e la Ferrari non ha bisogno di battaglie d’onore.

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Nato ad Oristano il 2 aprile 1994. Dalla Formula 1 al calcio, passando per tennis, sci alpino e NHL: semplicemente un malato di sport con tanti sogni nel cassetto.