Quando Alcaraz Garfia perdeva nei Challenger: “Ma sarà top 50 ATP a fine anno”

Carlos Alcaraz Garfia - Foto Marta Magni/MEF Tennis Events Carlos Alcaraz Garfia - Foto Marta Magni/MEF Tennis Events

C’è un uomo che dentro di sé non è rimasto così sorpreso della monumentale performance di Carlos Alcaraz Garfia contro Stefanos Tsitsipas. Il diciottenne spagnolo ha eliminato al terzo turno degli US Open il numero 3 del mondo, uno dei principali candidati alla conquista del titolo. 6-3 4-6 7-6(2) 0-6 7-6(5) in 4 ore e 7 minuti di gioco, una battaglia degna dell’Antica Grecia in cui a cadere è stato proprio un ellenico di fronte alla violenza dei colpi e al temperamento da adulto della stellina (da oggi stella) iberica. C’è un uomo che sì, ci crede da anni e ci ha creduto soprattutto quando le cose non sembravano andare come avrebbero potuto e dovuto. Un uomo che è stato numero 1 del mondo, si chiama Juan Carlos Ferrero ed è l’allenatore di Carlos Alcaraz Garfia.

Juan Carlos Ferrero - Foto MEF Tennis Events

Juan Carlos Ferrero – Foto MEF Tennis Events

Per me è un piacere frequentare il circuito Challenger in veste di coach. Le manifestazioni di alto livello sono importanti per la crescita di Carlos, come giocatore e come uomo. Io gli do tanti consigli, ci confrontiamo giorno dopo giorno. È chiaro che il ragazzo debba ancora migliorare tanto, ma siamo sulla buona strada” sono le parole di Mosquito ad agosto 2019 in occasione del Challenger organizzato a L’Aquila da MEF Tennis Events. Il suo allievo si presenta all’Italia come “quello che all’esordio Challenger ha battuto Jannik Sinner qualche mese fa” nonché come uno dei talenti più cristallini del tennis contemporaneo. Carlos, in realtà, è davvero un bambino: stupisce la sua attitudine all’allenamento e il focus che mette su ogni palla, come se un colpo rappresentasse un mattoncino utile alla costruzione dei suoi sogni, ma per il resto la giovane età non è occulta. Fa sorridere quando dice di far fatica con l’inglese e chiede l’intervista post partita in spagnolo, fa tenerezza quando nei pochi momenti lontano dal suo allenatore si muove curioso per il circolo come un under 12 alle prime esperienze nel circuito Tennis Europe. Gli occhi degli addetti ai lavori e degli appassionati più colti sono tutti su di lui, ma l’inesperienza lo tradisce già al secondo turno contro il portoghese Frederico Ferreira Silva, uno che non è mai stato tra i primi 150 del ranking mondiale e chissà se mai ci entrerà. Borsone in spalla e via verso un altro Paese per un altro torneo con nuove motivazioni ma sempre con la stessa guida.

Carlos Alcaraz Garfia - Foto Marta Magni

Carlos Alcaraz Garfia a L’Aquila 2019 – Foto Marta Magni/MEF Tennis Events

Esattamente un anno dopo Alcaraz Garfia torna in Italia per un altro Challenger MEF Tennis Events, quello di Todi che segna la ripartenza del circuito internazionale dopo la lunga pausa determinata dalla pandemia. È un Carlos più largo di spalle, con qualche brufolo in meno e meno attenzione mediatica. Gioca le qualificazioni, debutta come primo match sul torrido Centrale, ma per lo scintillante scontro tra Next-Gen con l’azzuro Flavio Cobolli non c’è il pubblico delle grandi occasioni. Buon per il romano, annichilito punto dopo punto dallo straripante avversario. Non fa una smorfia in tribuna Ferrero: il tennis del “suo” ragazzo sta diventando autoritario e privo di punti deboli. Uno spagnolo che serve in kick, spinge, fa il pugno dopo un vincente ma non urla. Pochi “vamos”, tanti winner. Costruzione da fondo con qualche colpo carico a far girare la palla e poi, a volte con eccessiva fretta, smorzata o discesa a rete. A tratti è incontenibile. “Penso di poter già giocare ad alti livelli. Sono pronto per competere nel circuito ATP” spara a fine match. Gli fa eco il coach: “La crescita di Alcaraz Garfia? Sicuramente è stata molto rapida. Ha lavorato duro, è migliorato anche fisicamente e gioca un tennis di alto livello. Sento che è in fiducia ed è consapevole di poter competere con giocatori più grandi e di classifica più alta della sua”. Consapevolezza. “Il tennis è cambiato molto rispetto a quando giocavo io – aggiunge Ferrero –. Una volta era più facile emergere intorno ai 18 anni. Spero che le giovani stelle del circuito Junior possano bruciare le tappe arrivando presto ai vertici tra i professionisti”. Superate le qualificazioni con un doppio 6-4 ai danni del croato Borna Gojo, c’è chi pronostica il talento di El Palmar (Murcia) in fondo al tabellone principale. Nei primi giorni dei tornei è usuale scambiare qualche opinione con i vari allenatori sui ragazzi più interessanti in gara. Su di lui c’è unanimità: è forte, farà strada. Tutti d’accordo con Ferrero, insomma. Eppure sulla strada può succedere di imbattersi in un bufalo, e allora son dolori. Al primo turno del main draw Gian Marco Moroni disputa un match di rara intensità che evidenzia le lacune (allora esistono!) di Alcaraz Garfia: quando non ha il pallino del gioco in mano, lo spagnolo soffre e fa, magari inconsapevolmente, un paio di passi indietro che lo rendono vulnerabile e meno pericoloso. Ci mette un po’ a cambiare l’inerzia dello scambio, non brilla nei passanti e nei lob difensivi. Sembra che sia fatto per comandare, ma per diventare un campione bisogna essere fortissimi nelle due fasi. Ci lavorerà.

Carlos Alcaraz Garfia - Foto Marta Magni

Carlos Alcaraz Garfia a Todi 2020 – Foto Marta Magni/MEF Tennis Events

A marzo 2021 il mondo conosce Carlos, tanto che prima di volare a Las Palmas de Gran Canaria l’iberico riceve una wild card per il Masters 1000 in programma successivamente a Madrid. Alcaraz Garfia è testa di serie numero 1 del Challenger isolano, ma la partenza non è delle migliori: tre set per eliminare il romeno Filip Cristian Jianu per colpa di qualche passaggio a vuoto e di inconsueti momenti di nervosismo. Il ragazzo ha uno sguardo diverso. L’attenzione sulla palla è quella, ma sembra smarrita la leggerezza del passato (comprensibile). Appena arrivato è stato immortalato al fianco di Tommy Robredo, David Marrero e ovviamente Juan Carlos Ferrrero: “passato, presente e futuro del tennis spagnolo” si dice, ma i mostri sacri vicino a lui non sono semplicissimi da raggiungere. Per fortuna la pesantezza dei colpi è ancor più evidente rispetto ai mesi passati e il fisico si sta strutturando per competere con i migliori al mondo e per reggere alla grande le pressioni che crescono inesorabilmente. È tutto un tale work in progress che la sconfitta al secondo turno contro l’esperto argentino Marco Trungelliti sorprende fino a un certo punto. La coppia Alcaraz Garfia-Ferrero prende le sconfitte nel modo giusto, accettandole e traendone gli spunti necessari per lavorare di più e meglio. C’è chi storce la bocca quando ascolta le parole dell’ex leader della classifica ATP in una settimana in cui il suo allievo non gioca così bene: “Sta crescendo nel modo giusto. Carlos (allora numero 131 ATP, ndr), potrà giocare molti dei migliori tornei del circuito. Saranno di certo esperienze importanti per la sua formazione come atleta e come uomo: il nostro obiettivo è che quest’anno entri tra i primi 50 giocatori del mondo”. Detto fatto. Perché a volte chi è stato grande giocatore non diventa grande coach, ma chi ha vissuto il tennis in un certo modo ci mette poco a riconoscere vizi e virtù di un predestinato.

Carlos Alcaraz Garfia - Foto Marta Magni/MEF Tennis Events

Carlos Alcaraz Garfia a Las Palmas 2021 – Foto Marta Magni/MEF Tennis Events

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Romano classe ‘95 laureato in Scienze della Comunicazione, sviluppa in campo e alla tastiera le sue passioni per tennis e calcio più o meno da quando è nato. Profondo estimatore di David Ferrer, del sushi e dei Coldplay, riassume le proprie intuizioni (si fa per dire) su Twitter e consuma le restanti energie svolgendo il ruolo di caporedattore di OkCalciomercato.it. “Ma qualcuno deve pur farlo…”