Calcio

Ospedale Sant’Orsola: “Abbiamo combattuto con Sinisa. Profondo dolore per la sua scomparsa”

Sinisa Mihajlovic
Sinisa Mihajlovic - Foto LiveMedia/Danilo Vigo

Francesca Bonifazi direttrice del programma Terapie Cellulari Avanzate dell’Irccs Policlinico di Sant’Orsola di Bologna ha parlato con l’ANSA di Sinisa Mihajlovic e della malattia che lo ha colpito nel 2019. “Sinisa io l’ho seguito fino alla fine, per me è stato un paziente perfetto, con una grande personalità e al tempo stesso con la capacità di affidarsi totalmente. Aveva una malattia molto brutta, tra le più aggressive che io abbia mai visto. Il messaggio che ha dato a tutti noi, il suo grande insegnamento, è il coraggio di andare avanti. Il coraggio di non aver paura di affrontare qualcosa che non si conosce, di sapersi affidare, di lottare senza temere il dolore. Ha sofferto molto, ma lo ha fatto con grande dignità. E il coraggio lo prendevamo insieme, ce lo davamo reciprocamente”.  La dottoressa ha poi continuato:Pur di vivere avrebbe affrontato qualsiasi dolore, qualsiasi sofferenza. Non voleva lasciare la sua famiglia, che amava sopra ogni altra cosa. Il calcio era il suo mondo, certo, ma la sua famiglia era il suo ossigeno. Per me oggi è morto non solo un paziente, ma anche un amico. Il suo male era cattivo, resistente a tutte le terapie, ai trapianti, però ha avuto attorno una serie di relazioni di affetto per cui non è mai stato solo. In ospedale si è fatto ben volere da tutti, non c’è una sola persona dai medici agli infermieri agli ausiliari al personale tecnico.. gli hanno voluto tutti molto bene”

Il Policlinico Sant’Orsola di Bologna dove Sinisa Mihajlovic è stato curato da quando gli è stata diagnosticata la malattia ha voluto dedicarli delle parole: “Alla famiglia di Sinisa Mihajlovic va il più sentito cordoglio da parte di tutta la comunità del Sant’Orsola di cui Sinisa era entrato a fare parte. Abbiamo combattuto con lui, sempre al suo fianco, una lunga e dura battaglia. La consapevolezza che la malattia non sempre si può sconfiggere, nonostante le cure avanzate e l’impegno imponente, non attenua certo il profondo dolore per la sua scomparsa”.

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