Italia-Germania 4-3, la partita del secolo compie cinquant’anni

La partita del secolo festeggia mezzo secolo di vita. Italia-Germania 4-3, 17 giugno 1970, se la ricordano tutti: chi c’era davanti alla tv, chi attraverso video, piccole leggende, aneddoti di genitori, nonni e calciatori. Chi non è completamente estraneo al magico universo del calcio non può non conoscere quella che fu una delle serate più importanti della storia della Nazionale: l’epico 4-3 ai tedeschi dell’Ovest ai Mondiali di Messico 1970, che poi videro il Brasile batterci nettamente in finale. Ma probabilmente, quel match, pur essendo una semifinale, è rimasto nell’immaginario collettivo forse più della finale di Spagna 1982 e di Francia 2006, le due vinte in tempi recenti dagli azzurri.

L’italia arrivava al Mondiale messicano da campione d’Europa, ma c’era ben poco da stare tranquilli a causa della presenza di una squadra devastante come quel Brasile di Pelè che poi si impose proprio contro gli azzurri. La Nazionale, che non aveva brillato fino ad allora in quella coppa del mondo, si ritrova contro la Germania Ovest, che aveva eliminato una delle favorite, vale a dire i campioni in carica dell’Inghilterra. Agli ordini dell’arbitro Yamasaki inizia il primo di centoventi interminabili minuti bruttini dal punto di vista del gioco, ma leggendari sotto il piano delle emozioni. E se allo stadio Azteca di Città del Messico c’è una targa con scritto “Italia y Alemania, el partido del siglo”, deve esserci un perché.

Lo si trova nell’andamento romanzesco di questa partita. L’Italia, maestra di catenaccio e contropiede, passa già in vantaggio dopo appena otto minuti col gol di Boninsegna, e comincia pian piano ad arretrare il proprio baricentro, difendendo con ordine sotto i colpi di una Germania un po’ spuntata. E col cuore in gola, i milioni di spettatori collegati ascoltano la voce di Nando Martellini tirare un sospiro di sollievo e lasciarsi andare a lunghi silenzi quando gli azzurri evitano una minaccia. A un minuto dalla fine, però, arriva la beffa: d’altronde, una partita del secolo non poteva certo concludersi con un semplice uno a zero anonimo. E’ il secondo dei tre minuti di recupero e sul cross tagliente in mezzo spunta dal nulla Schnellinger e buca Albertosi. 1-1, disperazione, supplementari.

Ed è nella mezzora aggiuntiva che succede veramente di tutto. Mentre Beckenbauer aveva giocato con una fasciatura al braccio, disputando una delle migliori partite della carriera, il ct Valcareggi deve fare i conti con l’infortunio occorso a Rosato, che non riesce a emulare il Kaiser e deve uscire. Al suo posto entra Poletti, ma gli tremano le gambe: incomprensione assurda col portiere, Muller ringrazia e la Germania passa in vantaggio. L’Italia fatica a reagire, ma un regalo stavolta dei tedeschi ci consente di trovare il 2-2, con il marcatore meno atteso, quel Burgnich che aveva pochissima confidenza con il gol ma che si era ritrovato tutto solo sul secondo palo per chiudere in diagonale un cross che sembrava innocuo. Non c’è tempo per rifiatare: Rivera, in ombra fino ad allora, inventa per Riva che a sua volta si libera in area come pochi sapevano fare meglio di lui e batte Mayer. E’ 3-2 e manca ancora un quarto d’ora.

Le squadre non riescono più a reggersi in piedi, saltano tutti gli schemi ed è ancora un gollonzo a punire l’Italia. Da calcio d’angolo Rivera non riesce a essere abbastanza reattivo per spazzare, Gerd Muller, “l’uomo dei piccoli gol”, come veniva ribattezzato per la sua capacita di farsi trovare pronto al posto giusto al momento giusto, insacca da due passi ed è 3-3. I rigori fanno paura, i giocatori sembrano in qualche modo aver deciso che poteva però essere la soluzione più giusta per concludere quella partita. E invece. E invece, succede che Rivera vuole il pronto riscatto dopo il mezzo errore, e lo ottiene: imperdonabile disattenzione della difesa tedesca, rigore in movimento per Golden Boy che da lì proprio non può sbagliare. E’ 4-3, sono passate quasi due ore ma per il pubblico sembrano almeno mesi, visto il tourbillon di emozioni che si sono susseguite. Per nostra fortuna, è l’ultimo colpo di scena di quella partita, la partita del secolo. Per una notte, eravamo davvero tutti fratelli, ogni pensiero era stato messo da parte: c’era da festeggiare l’approdo in finale e la prima di una lunga serie di vittorie pesanti contro la Germania.