Italbasket, la nuova gestione Romeo Sacchetti parte con mille incognite

Alessandro Gentile in azione - profilo FB FIP

Il giorno dopo la sconfitta ai quarti di finale contro la Serbia agli europei 2017, l’Italia del basket inizia a pensare al proprio futuro. La partita contro i balcanici ha rappresentato l’ultima panchina azzurra del commissario tecnico Ettore Messina. Il coach lascerà il timone della nazionale per tornare a dedicarsi a tempo pieno  ai San Antonio Spurs, dopo aver traghettato un gruppo spolpato di talento tra le migliori otto del continente plasmandolo a sua immagine e somiglianza: tanta intensità difensiva e giro palla veloce.

NUOVA ERA – A prendere il posto di Messina sarà Romeo Sacchetti, incaricato dal presidente della Federazione Gianni Petrucci, di uno tra compiti più gravosi nello sport italiano: ridare lustro al movimento della pallacanestro italiana. Se uscire ai quarti contro la Serbia diventa sconfitta onorevole e senza rimpianti, qualcosa di sbagliato nell’attuale movimento cestistico sembra esserci: non si può essere soddisfatti per aver centrato un posto tra le prime otto del continente, peraltro aiutati da un tabellone piuttosto favorevole agli ottavi. Il cammino italiano ripartirà il 23 novembre contro la Romania a Torino per la prima fase delle qualificazioni al Mondiale del 2019. Questa primo step si completerà nel febbraio del 2018 e dovrà essere affrontato senza la possibilità di convocare nessuno tra i migliori giocatori azzurri.

SCONTRO POLITICO – La scelta da parte della Federazione internazionale di inserire la formula delle finestre per le Qualificazioni ai Mondiali, in analogia con quanto avviene nel mondo del calcio, in piena stagione agonistica si è rivelata fallimentare. La Fiba non ha dimostrato di possedere un peso politico tale da convincere Eurolega ed Nba a sconvolgere i propri calendari per permettere di prestare propri giocatori alle nazionali in determinati periodi dell’anno. Tale pastrocchio gestionale impedirà di fatto la presenza dei giocatori più talentuosi per la prima fase delle qualificazioni al Mondiale 2019, che si prefigura come una manifestazione di serie B. Questo scenario è particolarmente limitante per una squadra come quella italiana che ha dimostrato di possedere ben poche alternative ai leader tecnici Gallinari, Belinelli e Datome.

BELINELLI ADDIO? –  Peraltro, proprio il futuro azzurro dei nostri big appare piuttosto incerto. Marco Belinelli ancor prima di salire sul volo per Tel Aviv, aveva dichiarato che quello appena passato sarebbe stato l’ultimo Europeo della sua carriera con la canotta della Nazionale, facendo aleggiare venti di addio definitivo: la rinuncia all’azzurro sarebbe più d’un semplice tarlo nella mente del giocatore di San Giovanni in Persiceto. Per Gigi Datome il discorso è simile ma non altrettanto netto. Il capitano, intervistato a caldo dopo la sconfitta con la Serbia, ha dichiarato su Instagram di volersi prendere una pausa dalla Nazionale prospettando un prossimo rientro soltanto dopo il 2018.

Danilo Gallinari merita un discorso a parte. Lui dagli europei s’è autoescluso per l’ormai celebre quanto inutile scazzottata con Kok durante un’amichevole estiva contro l’Olanda, che ne ha causato la frattura della mano. Sarebbe stato il faro designato della squadra di Messina, ma ancora una volta posto di fronte alle responsabilità che il suo talento richiede, ha fallito. La stagione losangelina con i Clippers lo terrà impegnato perlomeno fino alla prossima estate: di tempo per riflettere ne ha. Oltre ai magnifici tre, Sacchetti dovrà anche fare a meno di Melli, Hackett e dei milanesi Cinciarini, Pascolo, Abass e Cusin causa impegni in Eurolega.

RIFONDAZIONE – Il c.t. sarà quindi costretto a pescare dalla rosa di giocatori presenti nel campionato italiano, passando per il rilancio pressoché obbligato di Alessandro Gentile. L’ex capitano dell’EA7 è passato dall’essere in orbita Houston Rockets ad essere un esubero sballottato con riluttanza in giro per l’Europa. Se non vorrà ripercorrere la parabola discendente di Andrea Bargnani, Gentile dovrà rilanciare le proprie quotazioni con la Virtus Bologna, che ha scommesso tutte le sue fiches su di lui. Proprio l’ex storica prima scelta Nba è una delle spine della nostra pallacanestro. Il dissipamento delle convinzioni ed i molteplici problemi fisici hanno portato Bargnani ad essere attualmente appeso tra la scelta di ritirarsi e quella di ripartire da casa, ovvero dalla serie A2 con la Virtus Roma.

In un gruppo destinato a ruotare attorno al talento intermittente di Gentile, troveranno spazio le seconde linee dell’Europeo: Filloy, Aradori, Biligha e Baldi Rossi. Accanto a loro rientreranno certamente nel giro gli esclusi da Messina nel pre Europeo, Della Valle e Cervi. Non sembrano esserci all’orizzonte grandi rivoluzioni, con la speranza che la prossima serie A metta in luce il talento di Flaccadori e quello dimenticato di Polonara. È innegabile come l’essere costretti a guardare in casa significhi affondare le radici del nuovo progetto in un campionato attualmente poco competitivo a livello internazionale. Ogni volta che i nostri club hanno messo il naso fuori dai propri confini negli ultimi anni, hanno sempre rimediato cocenti delusioni. Inoltre nei ruoli chiave non sembrano esserci più giovani talenti italiani capaci di fare la differenza: nella decisiva gara 5 della scorsa finale scudetto, né Trento né Venezia, presentavano alcun italiano nel quintetto iniziale.

PROSPETTIVE  – Se negli ultimi tredici anni la nazionale non ha più vinto nulla, è anche a causa di mancate riforme strutturali che non hanno agevolato il progresso del nostro movimento cestistico. Il presidente della Federazione italiana pallacanestro, Gianni Petrucci ha annunciato in questo senso importanti novità che saranno a breve annunciate. L’evidente tallone d’Achille rappresentato dalla mancanza di lunghi che sappiano attaccare il ferro e giocare spalle a canestro, è stata incentivata dalla miopia della politica federale in merito alle nozioni da insegnare ai ragazzi sin dal settore giovanile. Nell’attesa del cambiamento, l’unico motivo di sorriso arriva dal sorprendente argento vinto dall’Italia under 19 lo scorso luglio ai Mondiali di categoria in Egitto. Un risultato che fa ben sperare, ma che non ha regalato giocatori da poter subito lanciare nel giro della Nazionale maggiore: l’unico di quella squadra che nella prossima stagione giocherà in serie A è David Okeke, con l’Auxilium Torino.