Biathlon

Biathlon e doping, Anders Besseberg (pres. IBU): “In Russia e Ucraina nessun controllo”

Doping

Non si placano le polemiche per il caos Meldonium e “la valanga di test antidoping positivi”, come è stata definita da Anders Besseberg, presidente dell’IBU, la federazione internazionale del biathlon. Besseberg si è scagliato contro Russia ed Ucraina, per i loro comportamenti offensivi nei confronti dello sport a causa del doping. Il presidente ha rilasciato delle forti dichiarazioni dagli studi di Holmenkollen della NRK sport, emittente norvegese.

Dello stesso parere anche Liv Grete Skjelbreid, ex biathleta, assolutamente in disaccordo con la possibilità che gli atleti risultati positivi potessero non sapere del divieto di assumere Meldonium: “Non credo proprio”, ha detto ridendo, “penso che nessuno possa dire qualcosa del genere. Anche perché sono gli atleti stessi ad avere la responsabilità di quello che si mettono in bocca, e non è certo impossibile sapere cosa si sta assumendo e quali sono le nuove sostanze proibite. Il team può dare una mano di fiducia, ma sta poi all’atleta”.

Queste le dichiarazioni di Andres Besseberg: “Sono contento che ci siano stati dei risultati positivi, tre nello specifico, in quanto questo dimostra che le nostre procedure contro il doping funzionano. Per ora tutte le positività sono riferite al Meldonium, questo principio attivo contro problematiche cardiache, che proviene dall’Europa dell’Est ed è stato bannato all’inizio di quest’anno. Ora anche Latypov, campione mondiale junior dello scorso anno, è risultato positivo. È stato inserito nella lista delle sostanze proibite per due ragioni: innanzitutto perché si pensa che possa rinforzare la muscolatura del cuore e secondo perché potrebbe essere usato come copertura per altre sostanze illegali. Gli esperti non hanno un’idea unica sul reale utilizzo del Meldonium, rispetto alle due motivazioni fornite, ma il solo sospetto che possa essere utilizzato per migliorare le prestazioni è sufficiente, ed è ovvio che sia stato utilizzato con questo scopo. Non è certo comune che giovani, forti e sani atleti abbiano bisogno di un medicinale per il cuore… se non per un effetto positivo che può fornire”.

Infine, Besseberg ha calcato la mano rispetto a Russia ed Ucraina: “Bisogna anche considerare che 9 casi su 10 di test positivi arrivano da due nazioni: Russia ed Ucraina. Queste nazioni non hanno un sistema di controllo funzionante, non è un problema solo del biathlon, ma generale per tutti gli sport. Non stiamo comunque pensando di escludere le due nazioni dalla federazione internazionale, come potrebbe loro succedere per i Giochi Olimpici. Noi seguiamo i regolamenti della WADA e al momento non abbiamo un numero necessario di test positivi per farlo. L’ultimo provvedimento che abbiamo preso, il più serio prima dell’esclusione, è stato il comminare una multa di un milione, più il sostentamento di tutte le spese necessarie per gli opportuni procedimenti. Finora è il massimo che potevamo fare prima dell’esclusione. Purtroppo, che abbiamo un problema di doping con Russia ed Ucraina è noto da tanti anni. Ad esempio non abbiamo mai usato laboratori a Mosca, perché abbiamo sempre avuto sospetti. Siamo un’organizzazione molto competente e sappiamo come arginare e prendere chi imbroglia. Vorrei sottolineare che siamo noi come IBU a scoprire i test positivi nei biathleti. La WADA e le agenzie doping ad oggi non hanno ancora trovato un singolo biathleta positivo, mentre noi sì. Spero non ce ne siano altri e che possiamo liberarci di ogni caso che scopriamo”.

Da Mosca, cerca di placare gli animi Maria Parshikova, esperta in tema e deputato della Duma: “La Federazione russa ha sempre rispettato e tuttora rispetta tutti i criteri antidoping forniti dalla WADA. Dobbiamo aumentare le responsabilità, poiché solo l’allenatore e uno specialista sono tenuti a rispondere dei fatti. Gli atleti stessi non sono amministrativamente responsabili”.

 

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