Il derby italiano di Vienna tra Flavio Cobolli e Matteo Berrettini dura appena 40 minuti. Una fitta alla coscia sinistra ferma il tennista romano sul punteggio di 5-2 nel primo set, mettendo a rischio il finale di stagione.
Il ritiro di Flavio Cobolli a Vienna e il dubbio Torino
Il problema fisico arriva durante il primo parziale. Cobolli, attuale numero 6 della classifica Atp, accusa un dolore muscolare alla gamba sinistra, probabile strascico della lunga partita vinta al terzo set due giorni prima contro Dimitrov.
Al cambio di campo, sotto 5-2 contro un Berrettini apparso subito in forma dopo il successo su Etcheverry, il giovane romano si siede in panchina e scoppia a piangere coprendosi il volto con l’asciugamano. Lo stop arriva nel momento decisivo dell’anno e complica la corsa verso le Atp Finals di Torino, riservate ai migliori otto giocatori del circuito, dove rischia di saltare l’opportunità di essere l’unico singolarista italiano presente.
In dubbio restano anche la Coppa Davis e il torneo indoor di Parigi alla Defense Arena, appuntamento che mette in palio molti punti e dove i due azzurri avevano deciso di giocare insieme il doppio, proprio poco prima di scendere in campo e dopo aver fatto i complimenti a Zverev, nuovo numero 1.
Nel post partita Cobolli ha spiegato la situazione con molta lucidità: «Avevo sentito qualcosa già nella gara prima, ma con Matteo dopo un po’ ho capito che continuare avrebbe significato forzare troppo. Quelle mie lacrime non erano di dolore, forse un po’ di stress e la delusione di dover lasciare. Ora farò gli esami per capire». I medici dovranno valutare se il problema è una semplice contrattura o qualcosa di più serio.
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L’abbraccio di Matteo Berrettini e l’amicizia nata a Roma
Appena capito il problema dell’avversario, Berrettini ha raggiunto la panchina dell’amico per sincerarsi delle sue condizioni («Ti fa molto male?», «Puoi camminare?»), abbracciandolo a lungo tra gli applausi del pubblico viennese.
Tra i due esiste un legame fortissimo fin dall’infanzia a Roma. Berrettini, più grande di sei anni, accompagnava il piccolo Flavio in autobus ai tempi dei primi tornei giovanili come il Lemon Bowl, pagandogli il biglietto e controllando che si coprisse bene a fine giornata. Una sfida attesa da tempo, giocata con Cobolli stabilmente nelle posizioni di vertice che lo stesso Matteo occupava tra il 2019 e il 2021 prima dei tanti infortuni.
A fine gara Berrettini ha confermato tutto il suo dispiacere: «L’idea era scendere in campo e celebrare il percorso che abbiamo vissuto entrambi da quando eravamo piccoli a Roma. Mi ricordo ancora il giorno in cui ha scelto il tennis rispetto al calcio. Gli ho detto di pensare di giornata in giornata. Sicuramente avrà dei grandi dottori che lo seguiranno, spero torni in tempo».










