Il presidente del CONI a Sky Sport 24 sul futuro del calcio, i rapporti con il Governo e la preparazione olimpica. Bilancio di previsione 2027 in leggero attivo. Su Antonelli: «È il figlio e il nipote che tutti vorrebbero avere».
Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha parlato in esclusiva su Sky Sport 24 con il direttore di Sky Sport Federico Ferri. Di seguito l’intervista integrale, qui l’intervista su Skysport.it.
Come si affronta l’anno di preparazione alle Olimpiadi?
Con la cura del dettaglio, come chiediamo alle atlete e agli atleti. Il primo dettaglio che mi fa piacere sottolineare è che, dopo anni, il bilancio di previsione del 2027 sarà in leggero attivo. Questo è il primo motivo di serenità che trasmettiamo a tutto il mondo che rappresentiamo, perché noi per primi dobbiamo dare un’immagine di efficienza, di corretta gestione e di visione. Nel momento in cui approvi il bilancio di previsione, vuol dire che hai chiaro dove destinare le risorse per ottenere il risultato. I nostri risultati sono cadenzati dalle Olimpiadi e quando ne finisci una, appena si scende dal podio, devi immaginare come risalirci. Quindi, l’attenzione delle federazioni, delle direzioni tecniche, dei tecnici, dei gruppi sportivi militari e della preparazione olimpica del CONI è quella di far sì che tutto funzioni bene per arrivare al momento della qualificazione, che sarà nel 2027, l’anno più importante delle Olimpiadi perché per vincere le Olimpiadi bisogna andarci. Le qualificazioni sono davvero selettive per tutte le federazioni e sono estremamente difficili, specialmente per noi che siamo in Europa, dove ci sono 40 federazioni di 40 Paesi estremamente valide.
Si avverte la responsabilità ma anche il piacere di gestire il CONI in un’epoca d’oro dello sport italiano, come dimostrano anche gli ascolti televisivi?
La nostra massima visibilità in questi anni è partita proprio con i risultati di Parigi, continuati con Milano-Cortina organizzata in casa in maniera mirabile, e prima ancora Tokyo, l’anno dopo il Covid. Abbiamo dimostrato che le federazioni hanno saputo portare al momento giusto la preparazione degli atleti.
Oggi c’è un allargamento ancora superiore delle federazioni e delle nazioni che partecipano ad altissimo livello. Si vince per centesimi, si vince per millimetri e quindi non puoi trascurare nulla della preparazione, dalla parte tecnica alla parte organizzativa, ma anche la logistica e gli attrezzi che si usano per raggiungere il risultato. C’è una ricerca tecnologica e medica per far sì che ogni atleta venga messo nelle migliori condizioni. Siamo consapevoli e responsabili che questo richiede un intervento economico sempre maggiore, ma siamo anche consapevoli che, in un momento come quello attuale, non possiamo premere più di tanto sul Governo, perché ci sono dei settori che devono essere aiutati.
Noi dobbiamo contribuire a portare risorse economiche al Paese, perché attraverso lo sport si creano posti di lavoro, si crea economia, si contribuisce a far crescere delle cittadine e dei cittadini più sani ma soprattutto si contribuisce con il turismo sportivo. Le gare di America’s Cup che si sono disputate a Napoli hanno già avuto un ritorno sul territorio superiore al miliardo di euro.
Su Kimi Antonelli
Ho avuto il piacere l’anno scorso di cenare con Kimi Antonelli a San Marino, in occasione di una premiazione, ed è il figlio e il nipote che tutti vorrebbero avere. Il sogno che penso accomuni tantissimi italiani? Vedere Antonelli in Ferrari. È un piacere vederlo guidare. La Formula 1 è l’esasperazione positiva della ricerca tecnologica, veramente entusiasmante. Lui è eccezionale come persona.
Sul calcio e sulla vicenda FIGC: un auspicio, un augurio per questa fase del calcio italiano?
Ho fatto molta fatica a far comprendere, non al mondo sportivo ma al mondo non sportivo, il perché del commissariamento della Federazione Calcio.
Mi rendo conto che è difficile farlo capire a chi vive lo sport solamente attraverso la comunicazione, anche perché la comunicazione contribuisce delle volte a non rendere chiaro il percorso. Se si arriva tre secondi dopo che è stato dato il via a una gara, si potrebbe dire “ma io ero andato a scaldare” oppure che lo spogliatoio si era allagato. Non parti. Il tesseramento è una regola che abbiamo confermato come CONI nel 2024 quando non ero io il presidente. È un atto con il quale si assume l’impegno a rispettare tutte le regole. Faccio un esempio: se io non fossi tesserato e importunassi un atleta, non sarei perseguibile dalla giustizia sportiva. Sicuramente dalla giustizia ordinaria, ma non da quella sportiva. Nel momento in cui si è tesserati, si riconosce l’impegno a rispettare tutte le regole. Anche perché tra la data della candidatura e la data delle elezioni intercorre uno spazio di tempo. Nonostante i pareri di eccellenti giuristi, la Giunta ha riconosciuto che bisognava commissariare la federazione.
Al tempo stesso abbiamo tenuto conto, e mi sono tirato addosso delle critiche come “Buonfiglio il tentennatore”, del fatto che una persona che viene dal mondo dello sport, eletta a pieni voti, potesse avere la possibilità di portare di nuovo la Federazione Calcio all’assemblea nel più breve tempo possibile.
Cosa mi auguro? Mi farebbe piacere che ci fosse un programma a medio e lungo termine per ridare serenità allo sport più seguito in Italia, con delle componenti che non è facile mettere insieme.
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Componenti che partecipino sulla base di progetti, non su nomi?
Sì, ma mi rendo conto che adesso questa prossima legislatura durerà solo due anni perché poi, appena dopo le Olimpiadi, si andrà nuovamente a elezioni. Non è una situazione facile.
Il CONI sicuramente si astiene. Il sottoscritto, in qualità di presidente del CONI, si astiene da qualsiasi interferenza. Sarebbe scorretto e mi auguro che si mantenga un confronto leale, non una competizione, nel rispetto delle regole.
Che cosa ha dato più soddisfazione e orgoglio fino a questo momento nel ricoprire questo ruolo e quale amarezza va superata?
Bella domanda perché in un attimo devi riassumere un anno e quattro mesi senza parlare del periodo della candidatura. L’amarezza alle volte è data dalla mancanza di coraggio di essere coerenti: ti si dice una cosa, poi invece se ne fa un’altra. Questa è l’amarezza perché propugniamo che i valori dello sport sono il rispetto, l’inclusione, la chiarezza e, quando ci tocca, si viene meno a questi valori. La cosa più entusiasmante, ovviamente, è quella di vivere a fianco alle diverse federazioni i successi delle atlete e degli atleti. La seconda è quella di aver riportato armonia istituzionale.
Noi dobbiamo essere sempre partner per le politiche del mondo sportivo. Tra noi, Sport e Salute e il Governo, deve esserci sempre sintonia, che non vuol dire non avere confronto forte e acceso sulle scelte da fare. Noi rappresentiamo 110, 112 mila società sportive di base, non solo il vertice.
Non litigare con la politica vuol dire essere più accondiscendente o non portare risultati?
No. Non litigare vuol dire rendere consapevole la politica che la competenza ce l’abbiamo noi per fare le scelte sportive. E quindi, per poter fare la migliore politica, dobbiamo essere ascoltati.
La politica la riconosce questa competenza?
Io non posso che parlare positivamente per tutte le cose che abbiamo fatto insieme e specialmente per il riconoscimento che ci è stato dato a livello strutturale di contributo economico.
Un esempio brutale: noi curiamo la preparazione di tantissimi atleti nei centri di preparazione olimpica di Roma, di Tirrenia, di Formia e di Livigno. Per fare questo e per mantenersi ad altissimo livello qualitativo, tecnico e scientifico, abbiamo bisogno di risorse economiche. Tuttavia, come ho detto all’inizio, in questo momento non mi sento di criticare o pretendere maggiori risorse in un contesto così difficile per tante categorie della nostra società. È un dialogo che abbiamo sia con il ministro Abodi che con il ministro Giorgetti, per trovare delle forme per poter andare avanti e sostenere di più la nostra attività di supporto alle federazioni. Questa è la cosa più importante.
Se litighi non la ottieni. Se riesci a trasferire, a motivare e a dimostrare che, facendo questo investimento, ottieni risultati che, a cascata, danno un’immagine alle nostre ragazze, ai nostri ragazzi modelli virtuosi, perché abbiamo bisogno di fare degli esempi virtuosi, vuol dire anche che la macchina organizzativa italiana funziona e che abbiamo la competenza per portarli a vincere.
Allora, se è vero che siamo un sistema efficiente, dobbiamo essere premiati anche noi nei modi giusti, senza prevaricare nessuno, senza il bisogno di battere i pugni troppo forte, perché si può spaccare il tavolo.
Però col calcio un po’ l’ha fatto adesso, nella vicenda commissariamento
Se si devono battere i pugni, si fa all’interno. All’esterno no. All’esterno l’abbiamo fatto con educazione, perché comunque andavano rispettate le regole.









