Il responsabile scouting del club ucraino è stato ospite di Sky Calcio Unplugged. Tra allarmi, viaggi estenuanti e partite interrotte, il racconto della quotidianità dello Shakhtar durante il conflitto.
Fare calcio mentre il proprio Paese è in guerra. È questa la realtà che vive quotidianamente lo Shakhtar Donetsk, una delle principali squadre del panorama calcistico ucraino, semifinalista nell’ultima UEFA Conference League e qualificata alla prossima UEFA Champions League.
La storia del club è al centro della nuova puntata di Sky Calcio Unplugged Bonus Track, dove Stefano Borghi e Peppe Di Stefano hanno ospitato Salvatore Monaco, responsabile scouting dello Shakhtar, che ha raccontato le difficoltà e le sfide affrontate dalla società in oltre quattro anni di conflitto.
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“Abituarsi alla guerra non è facile”
Monaco ha spiegato come la guerra condizioni ogni aspetto della vita quotidiana del club.
“Abituarsi a stare quattro anni e mezzo in guerra, vivendo con allarmi quotidiani e attacchi russi, non è facile”, ha raccontato.
Tra le difficoltà maggiori c’è la logistica degli spostamenti internazionali.
“La logistica dei viaggi è l’aspetto più complicato, perché per giocare le coppe abbiamo bisogno di uscire dal paese e per attraversare la dogana a volte perdiamo tre ore. Per non parlare dei viaggi: per una trasferta a Londra quest’anno abbiamo dovuto affrontare 16 ore di treno”.
Partite sospese e paura costante
Anche le gare del campionato ucraino si svolgono in condizioni particolari.
“Abbiamo quattro ore dal momento in cui comincia la partita per finirla, perché ad ogni allarme viene sospesa”.
Monaco ha ricordato anche uno degli episodi più difficili vissuti durante la stagione.
“L’anno scorso giocavamo vicino al cuore del conflitto. Il giorno prima del match è stato distrutto con un missile l’hotel dove avremmo dovuto dormire. Quella volta non ho visto un minuto della partita, controllavo il cielo per assicurarmi che non ci fossero droni o missili ad attraversarlo”.
Il ritorno in Ucraina dopo l’inizio del conflitto
Arrivato allo Shakhtar nel 2021 nello staff di Roberto De Zerbi, Monaco si trovò a vivere in prima persona l’inizio della guerra. Terminata l’esperienza tecnica con l’allenatore italiano, decise comunque di tornare in Ucraina nell’agosto del 2022.
“Sono tornato in Ucraina nell’agosto 2022. Quel giorno non sapevo fosse la festa dell’indipendenza dell’Ucraina. Ricordo che arrivai in albergo e lessi un articolo in cui l’ambasciata americana diceva ai propri connazionali di lasciare immediatamente il paese perché era il giorno dell’indipendenza dell’Ucraina, e la Russia avrebbe attaccato”.
Il dirigente ha raccontato di aver inizialmente pensato di lasciare il Paese.
“Mi spaventai e allora chiesi in reception se ci fosse un treno per la Polonia: nulla da fare, era tutto pieno. Non avevo scelta e così tornai in camera ma non mi sentivo di tirare fuori i vestiti dalla valigia”.
La scelta di restare
Il giorno successivo, osservando la serenità dei colleghi ucraini, Monaco maturò una decisione definitiva.
“Da quel giorno mi sono detto: ‘Sasà, o la vivi come loro o meglio che tu vada via’. Così ho deciso di disfare la valigia e sono rimasto”.
Pur avendo imparato a convivere con una situazione straordinaria, il responsabile scouting dello Shakhtar ammette che la paura resta una presenza costante.
“Quando suona l’allarme, soprattutto di notte, un allarme che può durare venti minuti come tre ore, il panico non è facile da gestire”.
Il racconto integrale di Salvatore Monaco, ospite dell’episodio di Sky Calcio Unplugged Bonus Track, è disponibile su tutte le piattaforme di streaming, sulla pagina YouTube di Sky Sport e on demand su Sky.









