Gli 80 anni di Pelè. L’Italia sfiorata e quelle amichevoli a Roma e Lecce (VIDEO)

La ‘Domenica del Corriere’ nel luglio del 1961 lo descrisse con una parola oggi impronunciabile. Pelè aveva appena vent’anni e compariva sulla copertina dedicata ai grandi colpi di mercato (e a quelli tentati) dalle big italiane al fianco di Altafini, Angelillo e Suarez. Ma in quella mischia di calciatori approdati in Serie A, lui era l’unico della vignetta a vestire la maglia della Nazionale con un cartello eloquente: 600 milioni, offerta respinta. I 600 milioni di Juventus, Milan e Inter (la più vicina secondo un’indiscrezione dell’epoca del ‘Sun’) che più di tutte provarono ad acquistarlo. Fu il primo approccio con un’Italia accarezzata tra suggestioni estive di mercato ed amichevoli che hanno mostrato in modo brutale il volto di quel calcio italiano. Nei tour italiani di quel mitico Santos, Pelè ha girato praticamente lo stivale giocando in ogni suo angolo. Da Roma (tre volte, due col Santos e una coi Cosmos che sfruttarono il test per avvicinare l’affare Chinaglia), a Napoli (cinque volte tra 1968 e 1972) passando addirittura per Lecce. Al Via del Mare Pelè segnò una tripletta nel giugno del 1967 per il definitivo 5-1 dei brasiliani. Nella Capitale Pelè si fece parare uno dei tre rigori della sua carriera. Fu Ginulfi a stregarlo dagli undici metri. I video di quella partita rivelano un’accoglienza speciale per il giovanissimo. Forse gli ostici difensori giallorossi ebbero un ruolo particolare nella decisione di O’Rey di non approdare nel calcio europeo. Comunque Pelè ha sempre dedicato un pensiero dolce all’Italia e all’Europa. Nella lista dei 120 calciatori viventi più forti di tutti i tempi, decise di inserire più italiani e francesi che brasiliani e argentini. In fondo, la curiosità di misurarsi con l’Europa deve essergli mancata. Ma anche per i grandi verdeoro d’Europa lui resta l’idolo per eccellenza. Le parole più giuste del resto le usò uno come Falcao in una intervista all’Unità del 1983: “Lui è l’idolo iniziale per chi sogna di giocare a calcio”.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio