Dopo aver conquistato il titolo mondiale nello scratch C4, Andrea Biancalani si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Sportface.it. Dalla gioia per una vittoria che rappresenta il coronamento di tanti sacrifici al percorso personale e sportivo che lo ha portato sul tetto del mondo, passando per le difficoltà affrontate, le ambizioni e gli obiettivi futuri. Il campione azzurro ha ripercorso le tappe più significative della sua stagione, svelando emozioni, retroscena e sogni ancora da realizzare.
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Biancalani a SF: “Grazie al mio ex allenatore Baldini. Vi svelo il mio prossimo obiettivo”
Sei diventato campione del mondo nello scratch C4. Quando hai tagliato il traguardo e hai capito di aver conquistato la maglia iridata, qual è stata la prima emozione? Te lo aspettavi oppure è stato un risultato che ha superato le tue aspettative?
“Sicuramente l’emozione sul traguardo era veramente immensa, perché alla fine era la mia prima gara in pista. Diciamo che quell’ambiente lì esalta ancora di più la vittoria, con tutto il pubblico, lo staff, percepisci un altro clima, a differenza di quando vinsi in America. Il risultato non era aspettato, perché era il mio primo scratch. Era una sfida, perché avevamo visto che ero veloce nelle corse su strada, ed abbiamo deciso di provarci convinti che avremmo fatto qualcosa di buono”.
Lo scratch è una specialità in cui tattica, capacità di leggere la gara e tempismo possono fare la differenza. Come hai preparato la corsa e qual è stata la chiave per riuscire a conquistare il titolo mondiale?
“Diciamo che un po’ la preparazione nasce dalla passione che ho del ciclismo, quindi anche quando ci sono le gare li guardo. Ho cercato di rubare con gli occhi come correvano i professionisti, cercando di emularli. Secondo me la mossa decisiva è arrivata grazie alla mossa del mio compagno di Nazionale, Giacomo Salvalardo, che negli ultimi giri prima del suono della campana era andato in fuga alla ricerca della medaglia. Anche se non si potrebbe fare mi ha dato la possibilità di rifiatare, e quando nell’ultimo giro avevamo quasi chiuso il vantaggio di Giacomo con l’inglese ho deciso di attaccare al suono della campana. Ho detto: “È la distanza giusta per lo sprint”, e a metà pista mi sono reso conto che il gruppo dietro era distanziato. A metà dell’ultimo giro già mi pregustavo la vittoria”.
Dietro una maglia iridata ci sono tanti sacrifici, rinunce e momenti difficili. C’è stato un momento della tua carriera in cui hai pensato di non farcela? E cosa ti ha dato la forza di continuare?
“Bisogna andare indietro di 7 anni perché quando ero il primo anno Under, ero in squadra insieme a Giovanni Iannelli, il ragazzo morto in volata. Diciamo che quell’incidente ci fu a fine stagione, quindi anche tutte le altre squadre erano chiuse come roster. Ero rimasto a piedi, mi ero iscritto all’università, quindi la mente ero riuscita a portarla su altri obiettivi. Poi a inizio 2020 mi ha contattato il mio vecchio allenatore, Marco Baldini, che mi ha spronato a ripartire e adesso mi ritrovo ad essere campione del mondo”.
La maglia di campione del mondo è un traguardo straordinario, ma quando la togli e torni alla vita di tutti i giorni, cosa resta dentro di te di questa esperienza?
“Mi porto tante belle cose, anche perché ho conosciuto questo mondo del paraciclismo, dove ho conosciuto tante belle persone ma soprattutto un messaggio, quello di non mollare mai. Ho conosciuto certi atleti che hanno difficoltà più gravi della mia che comunque vanno avanti nella vita con il sorriso, e alle volte spingono anche di più rispetto a una persona normale. Quindi mi hanno trasmesso tanta voglia e di non mollare mai”.
Adesso che sei sul tetto del mondo nello scratch C4, quali sono i prossimi obiettivi? C’è un altro traguardo, magari anche in una specialità diversa, che sogni di raggiungere?
“L’obiettivo è sempre di vincere e migliorarsi. L’obiettivo più concreto che adesso mi sono messo in testa è di arrivare a Los Angeles e ci sta anche una medaglia olimpica che sarebbe un coronamento veramente eccezionale”.










