Roger Federer, dal primo trionfo al mito: una carriera in dieci partite (VIDEO)

Roger Federer - Foto Ray Giubilo

Ripercorrere più di vent’anni di carriera in soli dieci video appare essere un’impresa dalle proporzioni mastodontiche se il protagonista altri non è che Roger Federer. 20 slam, 103 titoli ATP, una coppa Davis, due medaglie olimpiche: di certo non si è a corto di highlights di partite memorabili. Per non parlare della scelta sul tipo di partita. Le vittorie più importanti? Quelle giocate meglio? Le sconfitte devono essere prese in considerazione? L’unica cosa certa è che in questi casi la scelta diventa soggettiva, c’è chi si sarà emozionato per un determinato incontro e chi per un altro. Noi abbiamo cercato di creare un giusto mix che possa permetterci di ricordare ciò che è stato lo svizzero sul campo da gioco in queste due decadi.

-Wimbledon 2003, Finale: Federer b. Philippousis 7–6(5) 6–2 7–6(3)

Sfruttiamo l’avere un articolo dedicato al match del 2001 contro Sampras per iniziare direttamente dalla prima vittoria in uno slam da parte dell’elvetico. Il palcoscenico è già quello sul quale sarà destinato a lasciare i ricordi migliori, il Centre Court di Wimbledon. L’avversario è Mark Philippousis. Federer arriva al torneo da numero quattro del ranking mondiale e in quest’edizione dei Championships consegna un assaggio di ciò che vedremo spesso negli anni a venire: un dominio. Già, solo un set perso nell’arco delle due settimane, al terzo turno contro Mardy Fish. Lee, Koubek, F.Lopez, Schalken, Roddick e lo stesso Philippousis non possono fare altro che accontentarsi di raggiungere qualche tie-break. Sembra totalmente un altro giocatore rispetto a quello visto poche settimane prima a Parigi, quando perde all’esordio da Luis Horna in una delle partite peggiori della sua carriera. Lo stesso Roger ha poi parlato dell’importanza di quel match a livello mentale. Lì scatto qualcosa. Inizia così il regno di Federer a Wimbledon.

-ATP Finals 2003, Finale: Federer b. Agassi 6-3 6-0 6-4

Stesso anno, pochi mesi dopo. Negli occhi di un 33enne Agassi durante questi tre set si legge nient’altro che rassegnazione. Un sentimento che è subentrato in tanti suoi avversari in quegli anni. Federer aveva incontrato il ‘Kid di Las Vegas’ pochi giorni prima all’esordio nel girone del torneo. Una vittoria lottata con il punteggio di 6-7(3) 6-3 7-6(7). Una di quelle che ti da la fiducia necessaria per andare avanti. Il prosieguo recita: 6-3 6-1 a Ferrero, 6-3 6-0 a Nalbandian, 7-6(2) 6-2 a Roddick e poi il dominio in finale citato in precedenza. Ancora oggi Roger cita le Finals 2003 come il torneo che gli consegnò la consapevolezza di poter battere chiunque e ovunque.

-Us Open 2004, Finale: Federer b. Hewitt 6-0 7-6(3) 6-0

Ecco, sempre a proposito di dominio e rassegnazione. Una delle prove di forza e di talento più incredibili della carriera del nativo di Basilea. Sotto le luci dell’Arthur Ashe il malcapitato Hewitt diventa attore non protagonista, o forse ancor meglio ‘comparsa’, di un vero e proprio show tennistico messo in atto dall’avversario.

-Australian Open 2007, Semifinale: Federer b. Roddick 6-4 6-0 6-2

Roddick si presenta a Melbourne con il nuovo coach Jimmy Connors e soprattutto con una vittoria ai danni di Federer nell’esibizione del Kooyong che si svolge pochi giorni prima del torneo. Valore più o meno nullo, ma chissà che nella testa dell’americano possa scattare quel qualcosa che gli consenta di rendere leggermente più competitivi gli scontri diretti tra i due. D’altronde siamo 12-1 in favore dello svizzero. Nulla da fare, non solo le vittorie diventano tredici, ma Andy subisce una delle umiliazioni più pesanti della sua carriera. Raccoglie sei miseri games, un bagel, un parziale di undici games a zero dal 4-3 del primo set. Ricordate, sì, il servizio di Roddick? E soprattutto quanto fosse complicato strappargli un solo servizio nell’arco di un intero match? Ora rileggete i numeri sopracitati.

-Wimbledon 2008, Finale: Nadal b. Federer 6-4 6-4 6-7(5) 6-7(8) 9-7

Arriviamo, quindi, a Rafa Nadal. Ad essere onesti lo si sarebbe potuto introdurre prima, dato che quella di Wimbledon 2008 è già la sesta finale slam tra i due. Senza contare l’indimenticabile finale degli Internazionali d’Italia 2005 o quella di Miami dello stesso anno. Però non si può dedicare questo intero pezzo alle loro sfide, e poi questa finale rappresenta un po’ il punto di svolta. Fino a quel momento i rapporti di forza sembravano essere abbastanza chiari: Rafa domina anno dopo anno a Parigi, e qualche settimana dopo Roger trionfa sull’erba londinese. Non più. Al termine di un match che entrerà nella storia Nadal si impone dopo 4h48′ di gioco, tra interruzioni per pioggia e una sfida contro il tempo per non rinviare il quinto set al lunedì. A Wimbledon è quasi buio quando lo spagnolo si accascia a terra. Roger è costretto ad abdicare dopo cinque successi consecutivi.

-Australian Open 2009, Semifinale: Federer b. Del Potro 6-3 6-0 6-0

Altro torneo dello slam in cui Federer non riuscirà a sconfiggere Nadal in finale. Ma prima di arrivare all’atto conclusivo, lo svizzero mette in scena un’altra prestazione monstre nei confronti del povero Juan Martin Del Potro. L’argentino per tutta la durata della sfida non può che assistere inerme all’avversario che controlla il gioco dal primo all’ultimo punto. Sensazione alla quale non era propriamente abituato. Ma anche lui si prenderà la sua bella rivincita qualche mese più tardi a New York.

-Roland Garros 2009, Finale: Federer b. Soderling 3-6 6-3 7-5 6-4

Considerati i precedenti tra Roger e Rafa sul rosso, la vittoria di Robin Soderling ai danni dello spagnolo durante il torneo di Parigi del 2009 è un regalo non previsto che l’elvetico incassa senza batter ciglio. Sul match point finale tutta la sua gioia di essere finalmente riuscito a trionfare anche nello slam parigino.

-Wimbledon 2009, Finale: Federer b. Roddick 5–7 7–6(6) 7–6(5) 3–6 16–14

Il match e la volée di rovescio che ancora oggi non fanno dormire il ‘Kid del Nebraska’. Una chiusura a rete facile che avrebbe permesso all’americano di andare sopra due set a zero. Chissà come sarebbe finita. Non lo sapremo mai. E in ogni caso Roddick è riuscito poi a recuperare un set di svantaggio e portare la partita al quinto. Anche qui l’occasione più grande ce l’ha lui, con due palle break sull’8-8. Ma Roger le annulla da campione, con due prime di servizio micidiali. E l’epilogo ancora una volta finisce per premiarlo.

-Australian Open 2017, Finale: Federer b. Nadal 6-4 3-6 6-1 3-6 6-3

Da quel successo con Roddick inizia la fase della carriera di Roger più complessa. Quantomeno per gli standard a cui era abituato. Sul rosso continua a dominare Nadal, inoltre è definitivamente arrivato tale Novak Djokovic a rendergli le cose decisamente più difficili. E iniziano ad aumentare anche i problemi fisici. Tra il 2010 e il 2016 raggiunge “solo” sei finali dello slam, perdendone quattro e vincendone due contro Murray, sempre sulla solita erba di “casa”. Federer viene dato per finito, anche i suoi tifosi sembrano aver accettato che a quasi 36 anni ormai un altro slam non arriverà più. Ma a Melbourne accade l’impronosticabile. Lo svizzero è addirittura testa di serie numero diciassette dopo aver saltato le Olimpiadi di Rio e tutta la seconda metà del 2016 per infortunio. Elimina al quinto set Nishikori negli ottavi e fa lo stesso in semifinale contro Wawrinka reduce dal suo terzo slam in carriera a NY. In finale, solo per la seconda volta nella loro rivalità, c’è Nadal. E’ la rinascita di Federer, che vince un altro match al quinto e regala il diciottesimo slam a sè stesso e ai suoi tifosi. Che poi riusciranno a godersene anche un diciannovesimo e un ventesimo nei dodici mesi successivi tra Wimbledon e di nuovo l’Australia.

-Wimbledon 2019, Finale: Djokovic b. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3)

Non è uno dei suoi tanti successi, anzi è sicuramente la sconfitta più dolorosa della sua carriera, come da lui stesso ammesso. Ma in questo percorso ventennale non può mancare, sostanzialmente, l’ultimo match in cui si è ammirato il vero Federer. Sconfiggere ormai alla soglia dei trentotto anni un fenomeno generazionale, e ormai dominatore del circuito, come Novak Djokovic avrebbe rappresentato l’ennesima meraviglia della carriera. La più classica ciliegina sulla torta. Invece nella memoria di tanti rimarranno per sempre quei due match point consecutivi non concretizzati sull’8-7 e servizio. Due punti che non scalfiscono in alcun modo la leggenda e il mito di Roger Federer.