Non svegliate Borna Coric: quando l’abnegazione sconfigge ogni difficoltà

Borna Coric Borna Coric - Foto Ray Giubilo

Sono passati quasi 4 anni pieni da quel novembre 2018, quando Borna Coric si posizionava vicinissimo alla top 10 del tennis mondiale, precisamente alla posizione numero 12. E che annata quella, quando trionfò in ben 40 partite sulle 60 giocate in tutto, sconfiggendo Roger Federer in finale sull’erba di Halle e raggiungendo la prima finale di un Masters 1000 in carriera, perdendo soltanto da Novak Djokovic in quel di Shanghai. Sfortunatamente, quello sguardo cattivo e quel tennis spumeggiante sono rapidamente diventati un ricordo sfocato, con i tanti problemi fisici ed una fiducia che non faceva altro che venire meno. Nel 2021, dopo l’ennesimo periodo passato a cercare di rientrare da un problema fisico importante, la decisione che porterà alla svolta: il croato si opera alla spalla, dovendo così passare altro tempo fuori dal campo, confinandosi ben lontano dalla top 100 che era diventata una sana abitudine.

Nonostante tutto, Borna non sembra essere un tipo facile da abbattere; il 2022 è ripartito dai tornei Challenger, con le tappe italiane di Forlì (quando la classifica accanto al suo cognome segnava 279), così come Perugia e soprattutto Parma, dove ha ritrovato la vittoria. Infine, sul cemento di Cincinnati, il capolavoro; un’opera d’arte vera e propria in grado di sorprendere tutti, a cominciare da un certo Rafael Nadal. Borna è diventato nella notte americana il tennista con il ranking più basso (152) ad aver mai vinto un Atp Masters 1000, il primo della sua carriera per giunta. Una galoppata che, oltre al braccio di ferro con Nadal, lo ha visto sconfiggere in ordine Lorenzo Musetti, Roberto Bautista Agut, Felix Aguer-Aliassime, Cameron Norrie e, dulcis in fundo, Stefanos Tsitsipas.

Alla fine, tolto il maiorchino, nessuno è riuscito a strappargli un set; quando in finale a provarci è stato il greco, spintosi fino al tie break nel primo set, il tabellone ha segnato un secco 7 a 0 per il croato, con il secondo parziale finito addirittura 6-2. Una vittoria di rabbia, di convinzione, ma in fondo anche liberatoria, simbolo di un’uscita da un tunnel di sofferenze davvero troppo lungo per un tennista del suo calibro. Adesso è tempo di godersi la nuovissima posizione nel circuito, che lo rivedrà finalmente di nuovo nei 30 migliori giocatori attuali. Non si tratta di un best ranking, perché Coric può fare più di così, e con un US Open alle porte ed il vento in poppa, forse è il caso di dirlo: il meglio deve ancora venire.