Marco Cecchinato e il “suo” Milan: “Viviamo entrambi un periodo sfortunato. Rimpiango di non essere un calciatore”

Marco Cecchinato - Foto Roberto Dell'Olivo

“Le notizie di Theo e Maignan mi hanno davvero fatto arrabbiare, siamo molto sfortunati. Forse sono io che sto portando un po’ di sfortuna, anche a me ne sta arrivando tanta. Magari finisce sia a me che al Milan, forse c’è una connessione sentimentale. Quella di Theo è davvero sfortuna, positivo al Covid e non c’è un infortunio da poter prevenire. Maignan ho letto che ne soffriva da un po’ di tempo, anche durante le gare ho visto che ogni tanto entravano in campo i portieri. Per i portieri come per i tennisti il polso è molto delicato. Quello di Theo è tanta sfortuna, quello di Maignan se lo portava dietro da un po’ e purtroppo è dovuto arrivare alla soluzione più brutta”. In un’intervista concessa a Radio Rossonera, il tennista Marco Cecchinato ha parlato del suo rapporto viscerale col Milan, la sua squadra del cuore da quando era piccolo: “Mio padre era malato di Milan e ha vissuto gli anni più belli con tutte le Champions e i campionati. Mio padre milanista e mio zio interisti, ogni compleanno uno mi regalava la maglietta del Milan e uno dell’Inter, poi ho deciso di tifare Milan perché questa squadra è magica e da lì anch’io sono malato di Milan – ha aggiunto il terraiolo palermitano – La squadra mi piace, Pioli ha dato ai giocatori la convinzione di poter giocare bene ogni partita. Ho temuto tanto l’anno scorso contro l’Atalanta, dovevamo vincere per forza e abbiamo rischiato la Champions. L’età media è bassa, sono tutti giovani con qualche ‘vecchietto’.

Cecchinato ha confessato apertamente di rimpiangere il non essere diventato un calciatore preferendo la carriera di tennista: “Tuttora tornerei indietro per provare a fare il calciatore, ero bravino e giocavo fino a 12-13 anni. Ero un attaccante. Poi bisogna scegliere e oggi dico che purtroppo ho deciso di giocare a tennis. Sognavo di calpestare l’erba dei campi e invece sono passato alla terra rossa. Il mio primo sogno era di giocare a calcio ad alti livelli, l’altro di affrontare Federer. Non li ho mai realizzati”.