Karin Knapp, che non si parli di fortuna…

Karin Knapp - Fed Cup - Spagna vs Italia - Foto Ray Giubilo

Per una volta gli dei del tennis (e del Roland Garros) le sono stati favorevoli, ma non parlate a Karin Knapp di fortuna. La vittoria odierna contro Victoria Azarenka è, numeri alla mano, il miglior successo della carriera dell’altoatesina, ormai anziate d’adozione. E non tragga in inganno il punteggio di 6-3 6-7(6) 4-0 rit. poiché almeno sino al 6-3 3-3 il match è stato in equilibrio e la bielorussa non aveva palesato particolari problemi. Anzi, la Knapp era partita fortissimo, tirando comodini su comodini annichilendo Victoria Azarenka. Nessuno può e deve smorzare il bellissimo sorriso dell’azzurra a fine match, accompagnato da uno sguardo che racconta infinite storie, di gioie ma soprattutto di dolori.

Dopo 18 sconfitte consecutive è giunta dunque la prima vittoria di Karin Knapp contro una giocatrice tra le prime 10 del mondo.Un successo sognato, voluto, inseguito da anni e solamente sfiorato nel corso delle stagioni contro Petra Kvitova a Roma e Maria Sharapova a Melbourne.

Perché non si dovrebbe parlare di fortuna dopo un incontro vinto per ritiro? Le ragioni sono sostanzialmente due. La prima si riferisce al match, che la Azarenka in varie fasi ha giocato senza particolari patemi, come ad esempio lo splendido tie-break del secondo parziale, durante il quale entrambi le giocatrici hanno dato il massimo a suon di vincenti. La seconda motivazione è, però, quella che conta di più: non soltanto Karin ha dovuto subire nel corso della carriera cinque interventi chirurgici, due al cuore e tre al ginocchio (uno recentissimo a fine 2015), ma in tante, tantissime circostanze, è scesa in campo in questi anni non al meglio, senza fiatare, senza cercare alibi, cercando di lottare con le poche armi che, in quel momento, aveva a disposizione. E stessa cosa hanno fatto i coach, Alessandro e Francesco Piccari, che hanno sempre raccontato dei problemi fisici, ma senza mai giustificare i risultati a causa delle cattive condizioni atletiche.

E quante volte Karin è stata criticata per sconfitte che, leggendo solamente avversarie e risultati, sembravano impossibili? Quante volte si è ritrovata a zoppicare verso una palla corta o a sentire dolore allungandosi in corsa per colpire di diritto? Eppure mai e poi mai si è sognata di fare sceneggiate in campo per conquistare l’alibi perfetto. E oggi, per una volta, quella a zoppicare non è stata la Knapp, bensì la sua avversaria. Ed è per questo che di tutto si può parlare dopo questa vittoria, tranne che di fortuna. Bentornata Karin Knapp!

L’autore: /

Nato a Roma il 9 aprile del 1982, cresco nel mito di Pete Sampras e Marco Van Basten. Dopo 12 anni di radiocronache sono passato alle telecronache per Supertennis TV. Direttore di Sportface e di Spaziotennis.com, amo i Giochi Olimpici e ricordo ogni momento del lavoro svolto a Londra 2012. Seguo lo sport 25 ore su 24, ma è sempre meglio che lavorare.