Finali Davis Cup 2019, diario da Madrid: day 1

Matteo Berrettini, Finali Davis Cup 2019 - Foto Ray Giubilo Matteo Berrettini - Foto Ray Giubilo

Ad Almendrales, dove la prendo io, c’è il Cile: Garin, Jarry, Podlipnik-Castillo e Alejandro Tabilo. La linea 3 della metro di Madrid – che proprio quest’anno festeggia il centenario – quella gialla, ha le stazioni personalizzate con i team che partecipano a questo inedito mondiale di tennis a squadre. È l’effetto Davis Cup Finals. A San Fermin-Orcasur, dove tutti scendono per incamminarsi verso la Caja, ci sono invece gli Stati Uniti, che debuttano oggi contro i vicini di casa del Canada. Anche se il meteo annunciava una settimana di freddo e pioggia, della seconda finora nemmeno la minima avvisaglia. Anzi, oggi la capitale si è svegliata sotto il cielo azzurro e l’aria frizzante del mattino ha fatto il resto.

Qui l’autunno tarda ad arrivare e le foglie sono ancora tutte verdastre e attaccate agli alberi. In particolare quelle d’acero, che pure sono rosso vivo e noi italiani speravamo fossero sul punto di cadere. Invece ieri le cose si sono messe subito male, con Fognini sconfitto da un Pospisil particolarmente ispirato e Berrettini che ha perso di mezza incollatura al termine di quello che potrebbe già essere il match del torneo. Fuori, sul Camino de Perales, a un paio d’ore dall’inizio degli incontri c’era un lungo serpentone di persone in fila davanti alla biglietteria e dentro il campo 2, quello intitolato ad Arantxa Sanchez-Vicario, i posti vuoti erano davvero pochi. Il tifo da stadio – nell’accezione migliore del termine, ovvero esuberante ma mai veramente scorretto – era iniquamente suddiviso anche se, curiosamente, con identità quasi scambiate: tamburi, claque e cacofonia continua per la frangia canadese, inevitabilmente in minoranza e rigorosamente in rosso; più composta seppur assai più numerosa, azzurra ma non solo ed esplosiva a fiammate la componente italiana, dislocata in diversi settori dello stadio.

Come sono andate le cose sul campo lo saprete già e non è il mio compito elencarvi occasioni mancate o sfruttate, palle break o quant’altro, perché a quello ci hanno già pensato le cronache efficaci e tempestive dei colleghi. Piuttosto, la mia attenzione era rivolta alle pieghe dell’evento, arrivato fin qui lasciandosi dietro una scia di critiche e con mezzo mondo del tennis seduto sulla collina da cui si domina la Caja Magica con il dito accusatorio puntato verso questi che hanno ammazzato la storia trasformando la gloriosa Davis in un surrogato indigeribile. Per ora, tuttavia, al di là del limaccioso Manzanares, quasi secco e regno di gabbiani e uccelli di palude, c’è assai poco da criticare. Certo, è semplice far notare che all’appello del torneo mancano i quattro semifinalisti del Masters di Londra ma un anno fa, quando la Croazia espugnò Lille e mise le mani sull’insalatiera, non ce n’era nemmeno uno. Perché, pur in uno sport individuale qual è il tennis, lo sanno anche i muri che le squadre sono altra cosa e quindi se Grecia, Svizzera e Austria non sono qui non è colpa della formula bensì del fatto che la prima è 85esima nel ranking mondiale per nazioni e Tsitsipas, pur giocandola, è relegato nel G3, mentre Federer e Thiem hanno disertato gli incontro di qualificazione e le loro rappresentative li hanno persi.

Ma il discorso sarebbe lungo (e forse anche tedioso) per cui, dato che proverò in questi giorni ad essere quanto più possibile obiettivo, limitiamoci ad osservare e riferire. Come detto, per l’Italia è stato un debutto amaro ma si sapeva, il sorteggio non era stato benevolo e nemmeno l’indisponibilità del giovane fenomeno Auger-Aliassime ci ha detto bene perché del Pospisil attuale non si deve guardare la classifica bensì l’eccellente stato di forma che l’ha portato a vincere quattro incontri a Shanghai tra qualificazioni e main-draw e infilare due challenger consecutivi. Il ragazzo è stato anche 25 in passato e in doppio ha vinto Wimbledon; su questi campi, se risponde come ha fatto ieri, è un osso duro. Poi, nel secondo match, Berrettini non è riuscito a seguire del tutto l’invocazione del tifoso italiano che, alle mie spalle, gli chiedeva di fare di Shapovalov sciroppo d’acero. Tre tie-break e 18-18 nei turni di servizio sono quanto di più equilibrato ci si possa immaginare su un campo di tennis; quando un incontro di quasi tre ore viene deciso da una manciata di punti, il confine tra chi vince e chi perde non è sottile, è praticamente invisibile. Però se questi due – insieme ad altri, sia chiaro – sono il futuro, il tennis è in buone mani. Anche se i canadesi sono sostenuti dalla BMW, come si evince dal logo apposto dietro la panchina, ieri è stato Matteo a superare quasi sempre i limiti di velocità e servire prime tra i 220 e i 230 orari ma l’altro ha un’attitudine sorprendente (data l’età) alla battaglia e ha attinto anche dal tifo ostile le risorse per superare i momenti di difficoltà. Tutto molto bello, tranne il risultato (per noi italiani, sia chiaro).

A sorpresa, Barazzutti ha riproposto in doppio i singolaristi e così pure Dancevic, capitano canadese; la vittoria di Berrettini/Fognini ci tiene a galla ma è troppo presto per capire se (e se sì, come) potrà tornarci utile in prospettiva qualificazione. Per il resto, si è giocato anche sugli altri due campi coperti della Caja. Nel Santana la Russia orfana di Medvedev ha praticamente eliminato i detentori della Croazia, arrivati a Madrid in pieno caos con il solo Coric – peraltro reduce da una stagione opaca – minimamente competitivo, mentre sul campo 3 ci stava scappando la sorpresa con Goffin in difficoltà contro Galan e la Colombia che può contare sul doppio Cabal/Farah: 2-1 Belgio e la cosa poteva interessarci se fossimo arrivati primi nel nostro gruppo (perché nel caso avremmo affrontato nei quarti la prima del gruppo F, appunto quello del Belgio) ma l’eventualità pare allontanarsi e non poco. Oggi dovremmo augurarci che gli USA battessero il Canada per poi giocarcela con loro domani ma questi calcoli fanno la gioia dei malpensanti e allora limitiamoci al presente, mentre gli inni di Argentina e Cile invadono la pista central. Oggi sei incontri e si farà notte. Alle 18 debutteranno i padroni di casa contro i resti della Croazia e ci sarà il tutto esaurito ma un’altra pretendente al trono, la Francia, è già in campo (sul 2) per sfidare il Giappone, i cui sostenitori attendevano in buon numero che aprissero i cancelli quando sono arrivato alla Caja questa mattina. A domani.