Tennis, Simone Bolelli: “In campo a gennaio. Ritiro vicino? No, gioco altri 5 anni”

Simone Bolelli - Foto Ray Giubilo

Ci siamo quasi, Simone Bolelli si prepara a tornare in campo in competizioni ufficiali. Il giocatore bolognese è stato operato a inizio luglio al ginocchio sinistro in seguito all’infortunio subito all’ATP 250 di Marrakech, e una volta ultimata la riabilitazione ha iniziato ad allenarsi in vista della prossima stagione. Tra una sessione e l’altra, si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Sportface.it toccando diversi temi, dagli obiettivi alla Coppa Davis, dalla moglie Ximena alla Juventus, sino a un sogno chiamato WImbledon.

Partiamo con la curiosità più importante: come stai?
“Sto bene, ormai sono passati quattro mesi e mezzo dall’operazione, manca un po’ di tono muscolare ma la gamba sta bene. Non ho troppi fastidi e riesco a fare più o meno tutto con la giusta precauzione. Ho ripreso gli allenamenti in campo senza grossi spostamenti, ma sono molto fiducioso e credo che potrò essere in forma a gennaio”.

Ti aspettavi tanto dalla stagione ormai terminata, nella quale avevi dato buoni segnali agli Australian Open?
“Di sicuro mi aspettavo una stagione diversa. Purtroppo mi sono fatto male agli Australian Open, duranti i quali stavo giocando bene, e poi è andata così. Adesso, però, l’importante è tornare a pieno regime perché voglio giocare ad alti livelli altri 5-6 anni”.

Anche a Melbourne, come detto, ti fermò un infortunio, una costante nella tua pur ottima carriera…
“Sì, a Melbourne mi sono fatto male alla schiena, ad aprile il ginocchio mi ha abbandonato mentre in precedenza nel 2013 l’operazione al polso mi aveva costretto a uno stop di quasi dieci mesi. Da quell’infortunio, il più grave assieme a quello di quest’anno, sono riuscito a recuperare bene. Nella carriera di un giocatore di livello ci possono stare gli infortuni, il tennis è uno sport molto fisico e lo stress è molto elevato”.

D’altro canto farsi male può permettere di lavorare su alcuni aspetti fisici o tecnici. Ti sei concentrato su qualcosa in particolare?
“Esatto, ho lavorato e sto lavorando molto sulla tecnica del rovescio, che considero inferiore rispetto al mio diritto e al mio servizio. Lavoro su come cambiare la rotazione della palla, l’uso dello slice ed altri particolari. Inoltre sto provando a rendere più aggressivo il mio gioco accorciando gli scambi, anche perché all’intensità alla quale giochiamo appena l’avversario ha una palla comoda ti punisce, quindi devi essere tu il primo a spingere, sempre”.

Sai dirci già quando ti rivedremo in campo per un match ufficiale?
“Spero a gennaio, magari in un Challenger. A inizio anno giocherò sulla terra rossa per stressare meno il ginocchio, dunque a febbraio andrò in Sudamerica”.

Chi ti seguirà nei tornei?
“Eduardo Infantino, che considero uno dei migliori allenatori al mondo. Collaboriamo da 4-5 anni e avrò la fortuna di averlo con me nei tornei. Sarà di grande aiuto”.

Avete pianificato la prima fase del 2017?
“A grandi linee posso dirti che giocherò parecchi Challenger per risalire in classifica come nel 2014, visto che ripartirò più o meno da numero 500. Giocherò anche tornei ATP schierandomi pure in doppio, specialità che negli ultimi anni mi ha dato tanto”.

Al di là della condizione fisica, cosa ti aspetti da te stesso al rientro nel circuito?
“Dopo una stagione così non voglio mettermi molta pressione, non voglio crearmi aspettative enormi. La mia priorità è la condizione fisica: quando sto bene riesco a esprimere un certo tipo di gioco. A questo presterò particolare attenzione nei prossimi anni”.

Matteo Mosciatti e Simone Bolelli(Matteo Mosciatti e Simone Bolelli durante l’intervista per Sportface.it)

Intanto, per citare il tweet di Federer, “abbiamo un nuovo re”. Che ne pensi di Andy Murray nuovo numero uno del mondo?
“Murray mi ha sorpreso: è stato solidissimo tutto l’anno, è migliorato tanto sulla terra e penso che abbia strameritato il sorpasso su Djokovic. Ha giocato tanti tornei, ne ha vinti parecchi ed è sempre arrivato in fondo. Ha fatto veramente un grosso salto di qualità”.

Allo stesso tempo proprio Federer, così come Nadal, pare al tramonto anche dal punto di vista fisico. Credi che possano entrambi risalire, magari vincendo nuovamente uno Slam?
“Vedo che Nadal sta faticando fisicamente. Quasi il 100% del suo gioco si basa sull’aspetto fisico, quindi quando non sta bene da quel punto di vista non riesce ad esprimersi ai suoi standard. Invece Roger ha un tennis più vario e “facile”, dunque penso che per lo svizzero sarà più semplice tornare a certi livelli. Non sarà facile per nessuno dei due vincere uno Slam, anche perché da dietro arrivano tanti giovani forti oltre ai sempre temibili top ten”.

Hai giocato contro tutti e 4 i “Fab Four”: qual è il principale punto di forza di ognuno di loro?
“Djokovic è molto caparbio e si muove molto bene. Recupera palle pazzesche e, prima di questa seconda parte di stagione, negli ultimi due anni ha perso pochissime partite. Roger è incredibile: la facilità del suo tennis è disarmante, per me è il giocatore più forte di sempre e non so se in futuro ci sarà mai uno come lui. Quello che mi piace di Rafa è il suo non mollare mai, l’essere carico anche nei momenti difficili. Murray, infine, è lottatore. Vuole vincere ogni partita, gioca scambi lunghissimi con un tennis forse un po’ troppo difensivo e non “muore” mai. Fino a che non gli dai la mano, non è mai detta l’ultima parola”.

Capitolo Davis: quanto è stata dura non poter scendere in campo contro l’Argentina? Ti immagini pronto per il doppio a febbraio ancora una volta contro Del Potro e compagni?
“Molto dura, sicuramente. Avrei voluto dare il mio contributo, peccato per la sconfitta ma Fabio (Fognini; ndr) ha giocato tre partite in due giorni e la pioggia del venerdì non gli ha permesso di arrivare in condizione domenica. Il doppio è girato male negli ultimi punti ed abbiamo perso. Quasi sicuramente sarò pronto per la sfida di febbraio”.

Ti aspettavi un ritorno a livelli così alti di “Delpo”? Con la speranza che anche tu possa fare lo stesso…
“Del Potro è sempre stato un grandissimo giocatore, tira molto forte tutti i colpi anche se ora per timore o dolore non spinge più il rovescio come prima. È tornato a livelli altissimi senza un colpo, quindi. Aveva un rovescio devastante, adesso lo gioca molto in slice e sventaglia di diritto, ma grazie a servizio e diritto è nuovamente molto forte. Può vincere contro tutti”.

E i tuoi “colleghi” italiani? Sembrano esserci buone premesse per il ricambio generazionale che avverrà tra qualche anno…
“Spero ce ne siano, ma non ne vedo imminenti: abbiamo molti giovani che potranno fare bene e che mi auguro possano prendere il nostro posto quando ci ritireremo tra qualche anno, tuttavia secondo me ci vuole ancora un po’ di tempo”.

Roberta Vinci riparte più carica di prima, Francesca Schiavone dichiara di volersi divertire almeno per un altro anno: è sbagliato pensare che i mesi passati ai box possano allungare la tua carriera, dalla quale dobbiamo ancora aspettarci qualcosa di importante?
“Prima di ritirarsi, un tennista prova di tutto ed è bello vedere giocatori e giocatrici che non mollano e vogliono dimostrare di essere ancora, appunto, giocatori. Lo ritengo un buon esempio anche per i giovani. Spero di recuperare i mesi passati a guarire dagli infortuni, ho perso praticamente due anni e voglio giocarne altri 5-6. Per farlo, adesso devo ritrovare le energie e rientrare fresco mentalmente per affrontare le nuove sfide con più motivazioni e più esperienza”.

Fin qui quale consideri il miglior match della tua carriera?
“Forse quello contro del Del Potro al Roland Garros o quello contro Gonzalez a Wimbledon. La sconfitta contro Nishikori nel 2014 a Wimbledon mi ha lasciato molto amaro in bocca, giocai un grandissimo match arrivando a due punti dalla vittoria. Poi, l’anno scorso ho battuto per la prima volta due top ten: Raonic a Marsiglia e Berdych a San Pietroburgo. Ho avuto ottime sensazioni anche in Davis e nei doppi vinti con Fabio, su tutti, ovviamente, il titolo agli Australian Open, il massimo”.

C’è un torneo nel quale più di ogni altro sogni di vivere la tua “settimana da Dio”?
“Beh, Wimbledon. È il torneo più bello in assoluto, spero che arrivi lì la più grande soddisfazione della mia carriera”.

In tutto ciò, un figlio con tua moglie Ximena?
“Io e lei stiamo bene, siamo sposati da sette anni, abbiamo un cane al quale badiamo con molta attenzione e per ora non pensiamo ad avere figli. Per adesso cerco di mantenere la testa sulla mia carriera, poi chissà…”.

Chiudiamo con un’altra tua passione, il calcio, o meglio, la Juventus: credi che quest’anno i bianconeri possano vincere la Champions?
“Penso che la Juve sia una grande squadra. Vedo una grandissima società, molto seria, e spero con il cuore che vincano la Champions. E poi simpatizzo per il Bologna, la squadra della mia città natale”.

 

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Romano classe ‘95 laureato in Scienze della Comunicazione, sviluppa in campo e alla tastiera le sue passioni per tennis e calcio più o meno da quando è nato. Profondo estimatore di David Ferrer, del sushi e dei Coldplay, riassume le proprie intuizioni (si fa per dire) su Twitter e consuma le restanti energie svolgendo il ruolo di caporedattore di OkCalciomercato.it. “Ma qualcuno deve pur farlo…”