L’angolo del ricordo: Serena Williams si scopre terraiola, a Roma il primo titolo sul rosso

Serena Williams - Australian Open 2016 - Foto Bruno Silverii

Il 19 maggio del 2002 il Foro Italico incorona per la prima volta Serena Williams. Arriverà più tardi il soprannome di “The Queen” ma le premesse piazzate nella stagione di diciotto anni fa erano decisamente confortanti. Capelli biondi raccolti, fisico imponente e solita potenza devastante da fondo campo: l’americana si presenta a Roma con i titoli di Scottsdale e Miami già in cassaforte non lasciando scampo alla numero 1 al mondo Jennifer Capriati. La sfida si ripropone nella Città Eterna in semifinale, la partita più dura del torneo per Serena: dopo aver lasciato le briciole a Rita Grande, Chladkova e Myskina, la migliore delle sorelle Williams la spunta solamente per 7-5 al terzo e prenota il biglietto per l’atto conclusivo contro Justine Henin. Pochi giorni prima la belga le aveva negato la prima gioia sul rosso a Berlino ma l’innata qualità della futura numero 1 al mondo di imparare dai propri errori era ben rintracciabile anche in gioventù.

Serena scende in campo con un vistoso tape sulla coscia destra e con entrambe le caviglie fasciate. Una storta a metà del primo set sembra rispolverare beffardamente i fantasmi dell’infortunio che all’inizio della stagione le aveva impedito di essere al via degli Australian Open, ma la Williams stringe i denti e riprende a martellare. Il confronto di stili che renderà appassionanti la maggior parte delle loro quattordici sfide (l’americana chiuderà in vantaggio negli H2H per 8-6) mantiene un ritmo elettrizzante in una prima frazione lunga un’ora e dieci minuti. Justine ha i favori del pronostico dalla sua parte, Serena si vede annullare diversi set point e si fa trascinare al tie-break. Difficile mantenere i nervi saldi se sul 6-5 la tua avversaria pennella un rovescio lungolinea quasi all’incrocio delle righe ma la Williams non si scompone: cambia campo e chiude finalmente la pratica sull’8-6.

Sotto gli occhi della sorella Venus presente sugli spalti, la statunitense inizia ad annusare il primo titolo sulla terra battuta. Quando comincia a pensarci seriamente, Serena si distrae e concede un controbreak nell’ottavo gioco ma Henin non riesce a mettere la freccia cedendo il proprio turno di servizio dal 30-0. Ancora una volta, la Williams dimentica quanto accaduto pochi minuti prima e va alla battuta per aggiudicarsi l’incontro. Serena sbaglia un dritto sul primo match point ma ai vantaggi accompagna con lo sguardo la risposta della belga che scappa via in lunghezza. La nuova regina del Foro alza le braccia al cielo, Roma le stende il tappeto rosso verso il trionfo al primo Roland Garros e al primo major del personale “Serena Slam” chiuso a Melbourne l’anno successivo. Il tutto mentre, a meno di 2.000 km di distanza, anche un certo Roger Federer incamerava il primo trofeo sul mattone tritato demolendo Safin in tre set ad Amburgo. Il 19 maggio del 2002 non è stato un giorno qualsiasi per le carriere di due dei più vincenti atleti della storia dello sport.

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Classe 1992, studente di Giurisprudenza e diplomato al Conservatorio con il sogno del giornalismo. Amo lo sport a 360°, anche perché il mio paesino da 17.000 abitanti ha cresciuto un calciatore di Serie A e della nazionale come Legrottaglie, una medaglia olimpica di volley come Mastrangelo, e l'ormai certezza della marcia Palmisano. E poi ci sono io, mancato numero 1 Atp, cui rimedio sproloquiando come redattore anche su Tennis World Italia