Sci alpino, Compagnoni: “Olimpiadi? Emozioni indimenticabili, ora tifo Milano-Cortina”

Pista sci soelden Pista di Soelden - Foto Alessandro Trovati/Pentaphoto

Lo sci femminile azzurro è entusiasmante. Una grande squadra, con Goggia, Bassino, Brignone. Sono tutte molto brave e promettono ancora molto bene“. Queste le parole di Deborah Compagnoni, ex sciatrice e campionessa olimpica di sci alpino, sul movimento azzurro al femminile in un intervento alla trasmissione di Rai Tre “Che Tempo che Fa”. Compagnoni, che in bacheca vanta anche tre titoli mondiali oltre a tre ori e un argento alle Olimpiadi invernali, ha poi ricordato il suo ruolo di “Ambassador dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026”, assieme a Federica Pellegrini e Alberto Tomba, per accendere i riflettori sulle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Adesso bisognerà scegliere il logo” spiega l’ex sciatrice, “io tra i due scelgo “Futura” che è quello bianco“. Numerosi i messaggi inviati a Compagnoni: da Goggia a Brignone, ma anche Isolde Kostner e Alberto Tomba. “Oltre alle vittorie, penso che dicano che sono la più grande campionessa dello sci italiano per le Olimpiadi. Forse c’è qualcosa anche nel mio carattere, perché sono naturale, così come mi vedete” ha detto la Compagnoni, prima atleta di sempre a vincere un oro in tre diverse edizioni dei Giochi olimpici invernali. “La mia caratteristica era quella di sciare in maniera naturale” ha sottolineato l’ex azzurra, “le emozioni delle gare olimpiche restano sempre e sono legate non solo alla vittoria, ma alla giornata. Ci sono quelle giornate che partono bene ed è come se lo sentissi prima“.

I miei anni erano anche quelli di Alberto (Tomba, ndr), sono stata fortunata che c’era anche lui che andava forte. Era un bene” ha aggiunto la Compagnoni, ricordando poi gli inizi della sua straordinaria carriera: “Durante i campionati del mondo del 1985, a Santa Caterina Valfurva, dovevo fare l’apripista delle gare di discesa, ma durante la prova feci un volo e i miei sci andarono distrutti. Piangevo disperata, ma nell’albergo di mia mamma c’era la squadra femminile svizzera, e uno skiman mi prestò i suoi sci di allenamento, sci da discesa ‘veri’. Feci da apripista e segnai un tempo migliore delle atlete in gara“.

Spazio però anche alle passioni extra-sci: Compagnoni ha infatti parlato della sua passione per l’arte e di quando “completai un quadro per un’asta di beneficenza tra una manche e l’altra dello slalom, nell’anno dei Mondiali di Sestriere“. Simpatico l’aneddoto riguardante i Giochi di Albertville, quando per paura non voleva partire: “Era la mia prima Olimpiade, avevo paura e mi nascosi a casa di mia nonna, per non partire“. Tutte le incertezze però svanirono in pista, dove Deborah vinse il primo oro a cinque cerchi: “Sono stata fortunata perché ho fatto tre Olimpiadi dal 1992 al 1998. L’ultima è stata la più bella, quella di Nagano, perché ero più consapevole. Volevo andarci e volevo vincere. Infatti ho vinto un oro e un argento“.