Editoriali

L’Italia parte all’attacco con Brignone e Moelgg

Federica Brignone e Manuela Moelgg - Alessandro Trovati Fisi/Pentaphoto

Grande colpo di scena e grande Italia nell’esordio delle gare nord americane. Risultato dolce amaro per la squadra azzurra, che ha confermato il valore delle gigantiste, ma che potenzialmente poteva regalare di più. Bravissima Federica Brignone che in una prima manche “alla cieca”, partendo col numero 1 e senza indicazioni dalla pista, ha interpretato al meglio le gobbe della tecnica pista di Aspen. Lo stato di forma c’è, lo conferma una seconda manche non impeccabile, che senza i numerosi errori, costati senz’altro più di 34 centesimi, avrebbe portato Federica alla seconda vittoria. Certo, con i “se” e coi “ma” non si fanno le classifiche, ma quello che conta è che la sua sciata particolare, tutta di pieghe estreme e linee rotonde, un perfetto stile-Ligety al femminile, in questa disciplina paga molto e ci regalerà altre emozioni in questa stagione. Staremo tutti col cuore in gola nelle prossime gare, facendoci affascinare dalla sua capacità di avvicinarsi a quel limite della massima inclinazione che solo lei ha dimostrato di conoscere in campo femminile: quella linea sottile che divide la vittoria dalla caduta e che anche nella seconda manche di venerdì ha pericolosamente sfiorato.

Perfetta la seconda manche di Eva Maria Brem, ma il talento Lara Gut non si smentisce: Lara non è più la ragazzina che ride fino al secondo prima di aprire il cancelletto, sa che quest’anno si gioca la coppa del mondo generale e la sua concentrazione deve essere massima, in ogni gara, perché ogni centesimo di secondo, ogni singolo punto, potrebbe rivelare sorprese nel proseguo della stagione. La grande sorpresa del gigante americano, invece, arriva proprio dell’atleta di casa: una bellissima prima manche per Mikaela Shiffrin, il tifo tutto per lei, una pista tecnica e un terreno mosso adatti a una sciata essenziale come la sua. Tutto sembra andare per il meglio, ma poi arriva il colpo di scena. Quel limite al quale Federica si è avvicinata, Mikaela lo supera e regala la vittoria alla sua prima avversaria per la coppa generale. Questo è lo sci, crudele e imprevedibile: anche quando si è all’apice della forma, anche quando tutto sembra andare nel modo giusto, basta quel mezzo grado di inclinazione in più, o una minima distrazione (come la stessa Shiffrin ha dichiarato) per cambiare le carte in tavola. Ma ai piedi del podio c’è ancora l’Italia, con una ritrovata Manuela Moelgg, la veterana del gruppo, la “maestra” che può mettere tutta la sua esperienza a beneficio della squadra. Perseguitata dai dolori fisici negli ultimi anni, continua a combattere per essere tra le migliori e sembra che non abbia alcuna voglia di arrendersi. Altre quattro atlete italiane tra la dodicesima e sedicesima posizione confermano l’ottima preparazione della squadra. Difficile dire se questo sia merito del lavoro di Gianluca Rulfi, nuovo tecnico capitano della squadra, o se piuttosto le ragazze stiano raccogliendo i frutti del minuzioso lavoro fatto fino allo scorso anno da Livio Magoni.

Saranno i risultati dell’intera stagione a dare una risposta a questo quesito, quello che è certo è che stiamo vedendo una squadra all’attacco, con il giusto atteggiamento. Gli errori non sono mancati nelle prime due gare di gigante, ma tutte le italiane, nessuna esclusa, hanno sciato da guerriere, manifestando la loro grinta in maniera evidentemente superiore rispetto alle altre squadre. La voglia c’è, forse troppa, però, per due atlete. Irene Curtoni non deve voler strafare, la tecnica non le manca: se riesce ad essere essenziale, evitando tutti quei movimenti inutili con la parte alta del corpo, può sicuramente ottenere di più. Anche Nadia Fanchini sembra muoversi più del dovuto: lei che ha dato il meglio di sé quando arrivava al cancelletto serena, lei che si distingue per la sua sciata morbida e fluida, in questo inizio di stagione sembra sciare in modo nervoso e più rigido del solito. Ma il potenziale ce l’ha, lo sappiamo tutti; quasi tutte le atlete hanno subito infortuni nella loro carriera, ma lei le batte davvero tutte e il suo talento non ha ancora finito di esprimersi. Se l’Italia ha rimesso ai piedi del podio l’atleta più anziana in partenza a questa gara, 10 posizioni più in dietro ha piazzato anche la più giovane, Marta Bassino. Buono dunque il ricambio delle giovani italiane giganiste, ma per il tricolore francese spicca un nome importante in classifica: Estelle Alphand, figlia del grande Luc, ha raccolto ad Aspen i suoi primi punti di coppa del mondo, arrivando 21a con il pettorale 57; teniamola d’occhio la giovane sciatrice, potrebbe farci divertire nelle prossime stagioni!

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