Pattinaggio, un’analisi del movimento italiano. Bianconi: “Il futuro non ci spaventa”

di - 13 marzo 2018
Franca Bianconi - Foto Profilo ufficiale Facebook

E’ rimasta negli occhi e nel cuore di milioni di telespettatori l’incredibile performance di Valentina Marchei e Ondrej Hotarek sulle note di Barbie Girl al gala conclusivo delle gare di pattinaggio di figura delle Olimpiadi di Pyeongchang. Una grinta che trascina, la stessa fatta vedere durante le competizioni del team event prima e delle coppie poi, e che ha portato la coppia di artistico fino alla quarta e alla sesta posizione.

Valentina e Ondrej sono stati solo la punta di diamante di una delegazione azzurra a dir poco spumeggiante, che ha difeso il tricolore sul palcoscenico mondiale in maniera più che egregia, se si pensa all’attenzione non eccezionale che in Italia viene riservata agli sport legati al ghiaccio. Le strutture scarseggiano, non è una novità e lo ha sottolineato anche Carolina Kostner, rispondendo così a chi le chiede cosa può fare l’Italia per diventare competitiva in ottica medaglie. E lei, di certo, è una che il problema lo conosce, dato che ha dovuto lasciare l’Italia quando il Palasetil della sua Ortisei ha chiuso a causa di una frana.

Abbiamo grandi eccellenze, dagli atleti agli allenatori e ai coreografi, ma pochi palazzetti nei quali plasmare i campioni di domani per dare un futuro più roseo alla disciplina. Per fortuna qualcosa pare stia cambiando, a partire dalla Lombardia, regione nella quale tre palaghiaccio si sono riuniti sotto un unico nome, quello di IceLab. Da Bergamo a Sesto San Giovanni, passando per Assago. E’ qui che si allenano Nicole della Monica e Matteo Guarise (decimi in Corea del Sud), Charlene Guignard e Marco Fabbri (anche loro decimi, ma nella danza), il campione nazionale Matteo Rizzo, fresco vincitore della medaglia di bronzo ai mondiali di Sofia, i giovani, Jasmine Tessari e Francesco Fioretti, Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini, Micol Cristini. E’ qui che hanno deciso di trasferirsi anche numerose eccellenze dall’estero come Laura Barquero e Aritz Maestu, i campioni nazionali in carica delle coppie d’artistico in Spagna, lo svizzero Stéphane Walker, gli slovacchi Lucie Mysliveckova e Lukas Csolley, i danzatori polacchi Justyna Plutowska e Jérémie Flemin. Per allenarsi alla corte di chi la storia del pattinaggio l’ha scritta e sta continuando a farlo, come Franca Anna Bianconi, Technical Specialist ISU e commentatrice televisiva in occasione delle competizioni internazionali, e Barbara Fusar Poli.

In che direzione stia andando il pattinaggio di figura pare abbastanza chiaro. Nel maschile già da qualche anno non si conclude molto senza quadrupli, e il mondiale junior di Sofia sul quale è appena calato il sipario ci ha fatto capire che anche tra le Ladies la strada è tracciata. Impressionanti il 4S e il 4T con i quali la piccola russa Alexandra Trusova ha aperto il suo libero, andandosi a prendere l’oro con una naturalezza disarmante dopo aver già fatto la storia a neanche 14 anni.

E il pattinaggio azzurro? Sofia a parte, cosa ci insegna PyeongChang? Lo abbiamo chiesto proprio a Franca Anna Bianconi, direttrice tecnica di IceLab. “Credo che i risultati di PyeongChang, dato il reale valore del nostro movimento, soprattutto quando confrontato con quelli di maggior tradizione e con numeri di base assai più ampi, siano da considerarsi nel complesso molto buoni. Il quarto posto nella gara a squadre (non lontano dal podio e davanti a potenze come Giappone, Cina e Francia), più tre piazzamenti tra i primi sei nelle prove individuali, dicono di una scuola che sa farsi valere ed apprezzare. Certo, ora ci troviamo probabilmente di fronte a un cambio generazionale, ma il presente, soprattutto in alcune specialità, resta sufficientemente solido e il futuro, se sapremo valorizzare i talenti che si intravedono all’orizzonte, non ci deve spaventare”.

Per IceLab quanto di buono fatto vedere alle Olimpiadi, si traduce in termini di prestigio internazionale. Non a caso sono sempre di più gli atleti stranieri che scelgono l’Italia per allenarsi a Bergamo.
“Ice lab è ormai un centro di allenamento stimato e conosciuto all’estero, sia per quanto riguarda l’artistico a Bergamo sia per la danza al Forum di Milano. Molti sono gli atleti stranieri che già si allenano con noi e le richieste per il futuro non mancano. Io, nel tirare le somme dei Giochi di PyeongChang, non posso che dire di essere estremamente soddisfatta. Con Valentina, Ondrej e Matteo abbiamo impostato sin dall’inizio un lavoro minuzioso e professionale. In IceLab coordino un grande team di super esperti e ciascuno ha fornito il proprio contributo. Non abbiamo lasciato nulla al caso e ciò ha fatto sì che gli atleti arrivassero al massimo della condizione nel momento stabilito. C’è una frase che pronuncio spesso: “Il pattinaggio è una scienza esatta”. Significa che nulla si inventa e che il risultato della prestazione non è altro che il frutto di duri allenamenti, di tecniche e di strategie ben calcolate e ponderate”.

Carolina Kostner ha detto che per essere da medaglia, in Italia ci vogliono più strutture. Secondo lei è sufficiente? O serve anche altro, dato che si tratta di una disciplina in costante e rapida evoluzione?
“Carolina dice bene, ma io da tecnico completerei il discorso. Piste si, ma che siano dedicate al pattinaggio di figura e strutturate come veri centri di allenamento. Si crei un sistema che individui molto presto i potenziali talenti e li convogli verso centri specializzati. Per costruire un pattinatore di livello olimpico ci vogliono almeno dieci anni di lavoro continuativo”.

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