Biathlon

Oslo 2016, Thomas Bormolini: “La mia forza è il sorriso, sempre”

Thomas Bormolini - Foto Michele Galoppini

Classe 1991, Thomas Bormolini è quello che si potrebbe definire il sorriso della squadra azzurra di biathlon: nonostante una stagione complicata, il livignasco ha sempre affrontato le difficoltà di buon spirito, un fatto per cui tutta la squadra lo apprezza. L’anno scorso, per lui, era arrivato un bel 19° posto nell’individuale di coppa del mondo di Oestersund, a cui ha fatto seguire il 21° posto nella sprint di Oberhof. Poi le cose si sono un po’ inceppate, ma i segnali di una ripresa sono giunti proprio in vista di questo mondiale ad Oslo e nell’inseguimento è arrivato un 37° posto che fa ben sperare. Quella che segue è l’intervista che abbiamo condotto con lui proprio alla vigilia di questa rassegna iridata.

Come ti senti?
Bene, stiamo caricando qui ad Anterselva e quindi è normale che ci sia un po’ di fatica. Le energie non sono al massimo, ma è tutto come da programma.

Ad Anterselva c’è bel tempo, ma ad Oslo può cambiare da un momento all’altro.
Sì, Oslo è davvero particolare: può esserci la nebbia, può far caldo…alla fine è difficile da decifrare: puoi aspettarti veramente di tutto.

Parlando della stagione, come arrivi al Mondiale?
Arrivo motivato. Sicuramente voglio dirlo ad alta voce, sono felice e anche dispiaciuto per alcune gare dove ho commesso qualche errore di troppo che non mi hanno permesso di acchiappare qualche risultato positivo. Sono convinto che c’è tanto da fare, da crescere, disputare tante gare per fare esperienza però per me l’importante è essere motivati e decisi. E su questo non posso dire niente di negativo.

Poi hai anche un bel traino…
Porca miseria! (ride ndr). Sì, da Lukas Hofer a Dominik Windisch e Cristian De Lorenzi c’è un buon feeling. E la cosa più importante è che c’è stima, rispetto e poi io mi faccio coccolare anche se ho 24 anni. Cerco da imparare da tutti.

Feeling che poi in staffetta si riscontra ancora di più
Sì, quello è importante perché alla fine siamo un gruppo unito: più stiamo assieme, più ci conosciamo meglio, più facciamo allenamento e più è facile affrontare le gare.

Non si parla mai di obiettivi, ma te lo chiedo lo stesso…
Fai male (ride ndr). No, l’obiettivo è riuscire a fare una gara dove esprimo tutto quello che so fare. Non parlo di risultati o di posizioni, è solamente arrivare e fare due belle serie al poligono o quattro dipende la gara, andar forte sugli sci e poi di conseguenza tutto arriva.

Qual è il tuo format preferito?
La sprint a me piace, però mi piace anche l’inseguimento. L’individuale di solito non è mai la mia gara però mi esprimo sempre meglio quindi diciamo che l’importante è far bene e divertirsi.

Dorothea Wierer ti ha definito come una persona sempre felice…
Credo sia giusto affrontare le cose con la giusta carica e il sorriso, poi molto lo fa il carattere. Cerco sempre la positività e quando sono nervoso cerco di tenerlo per me o con il mio compagno di camera. Siamo positivi e per me questo è importante.

Hai iniziato la stagione in Coppa del Mondo, poi hai avuto bisogno di riprendere fiducia tornando in Ibu Cup. Adesso il livello è salito nuovamente.
Sì, io ho bisogno di molta esperienza perché è da poco che sono qui, si impara sempre ogni gara. Trovo molte difficoltà e cerco di lavorare sempre, so che tra Ibu Cup e Coppa del Mondo c’è un abisso, si lavora sempre e la motivazione di certo non manca.

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