Correre: una gioia e una sfida con sé stessi

Maratona di Roma Maratona di Roma - Foto Antonio Fraioli

Il “correre”, inteso come attività fisica, è un’attività praticata dall’uomo fin dall’antichità. Sono stati molteplici i ritrovamenti archeologici che hanno consegnato alla storia testimonianze di questo tipo di prestazione fisica, attraverso splendide raffigurazioni e statue che immortalavano l’atleta nel momento del massimo sforzo.  Un tempo segno distintivo dei messaggeri che non solo a cavallo, ma anche, e spesso soprattutto, per via delle particolarità dei terreni, a piedi percorrevano lunghissimi tratti correndo alla massima velocità possibile, la corsa era uno dei segni di salute fisica e di forza. È, infatti, uno degli sport agonistici più antichi. 

Oggi la corsa, o running che dir si voglia, non riguarda più solo gli atleti, ma tutti coloro che decidono di praticarla con piacere anche a livello amatoriale. Il segreto per coloro che vogliono dedicarsi con successo a questo sport, oltre che nell’allenamento costante, risiede nella scelta delle giuste scarpe corsa uomo o donna, che possono a volte fare la differenza per chi corre.

Il vento sulla faccia

La corsa è da sempre sinonimo di libertà e divertimento, infatti, non a caso, è la prima delle attività che praticano istintivamente i bambini, non appena incominciano a sentirsi saldi sulle gambe. Ed è quella che viene praticata quotidianamente da molti per tenersi in forma e liberarsi dallo stress o sfogarsi. Ciò che inebria nella corsa è la sensazione che dà il vento sulla faccia. Ci sono diversi tipi di corsa, tutti ugualmente affascinanti e praticati da persone di tutte le età, che includono la corsa campestre, quella su strada o in montagna, e le maratone che attirano centinaia di partecipanti ogni volta che vengono organizzate. Ognuna di queste “varianti”, ovviamente, richiede l’ausilio di scarpe da corsa adatte al tipo di percorso che si andrà ad affrontare. 

Fra i diversi tipi di corsa agonistica uno dei più praticati a livello amatoriale è la maratona. Quest’ultima ha radici molto antiche, che risalgono all’antica Grecia, ai tempi di Filippide. In giro per il mondo vengono ogni anno organizzate tantissime maratone e fra queste alcune delle più famose sono quelle di New York, Roma, Londra, Boston e Parigi. Ogni maratona copre la stessa lunghezza cioè 42 chilometri e 195 metri, ma il percorso ovviamente cambia da una città all’altra, perché attraversa quartieri, parchi o ponti che spesso ne sono altamente rappresentativi. 

Coloro che partecipano alle maratone però, non sono interessati ai panorami che attraversano, quanto all’impegno e alla sfida che si affronta lungo il percorso. Ciò che i runners trovano aff

ascinante, è correre fino al traguardo, tagliarlo e ricevere quella meravigliosa medaglia che attesta non solo la partecipazione, ma anche la vittoria sulla stanchezza, sui crampi e sulla fatica. Una vera e propria sfida con sé stessi.

La sfida contro sé stessi

Che la corsa esprima forti emozioni non c’è alcun dubbio. Chiunque la pratichi può confermarlo, ma ognuno la vive in modo diverso, soprattutto a livello amatoriale. Chi corre partecipando a una gara è sicuramente animato da spirito di competizione, ma prima di tutto è motivato dalla sfida con sé stesso, per superare i propri limiti. Tagliare il traguardo, anche se da ultimo dei partecipanti, dà un’emozione indefinibile spontanea e incontrollabile. Arrivare alla fine della corsa provoca una gioia pura, priva di avvilimento, che riconosce soltanto il compimento dello sforzo fatto. 

La gioia del correre una maratona annulla qualunque difficoltà o prestazione negativa, perché la pettorina ricevuta alla partenza vale qualunque record o vittoria e poterla conservare, per poi mostrarla orgogliosamente a parenti e amici, è il vero momento magico.