Running, Cinque Mulini 2018: le vittorie africane e la figuraccia dello speaker

di - 13 febbraio 2018
Cinque Mulini
La Cinque Mulini 2018 - Foto profilo ufficiale FB

Uganda, Etiopia e indignazione: questi i protagonisti della classica campestre di San Vittore Olona. Jacob Kiplimo e Letesenbet Gidey confermano i pronostici della vigilia e portano a casa il titolo di campioni di questa 86ª edizione della Cinque Mulini. In campo maschile tante certezze e molte sorprese. Una gara di grande spettacolo dove, terreno pesante e tracciato tutt’altro che facile e rettilineo, hanno fatto da cornice a un dominio assoluto firmato Africa. A vincere, ed entrare a braccia alzate nell’albo d’oro della classica dei Cinque Mulini, è Jacob Kiplimo (Uganda), che porta a casa il titolo grazie a un allungo finale nell’ultimo giro. Allungo che gli permette di scattare la foto della vittoria in gran solitaria dopo soli 34’00”, creando dietro di sé un vuoto di 17”.

Agilità e potenza nelle gambe e nella testa del diciassettenne ugandese che, dopo la straordinaria prestazione, siamo certi non scomparirà nell’ombra delle grandi giovani promesse internazionali, ma continuerà a illuminare il mondo professionistico del running. Dietro di lui, sul podio, la coppia etiope: Haile Telahun in  34’17” e Taye Girma in 34’31”, sono loro i due che, a denti stretti, riescono ad avere la meglio nel gruppo degli  “inseguitori di Kiplimo”. Per l’Italia un risultato più che soddisfacente. Strabiliante prestazione del giovane Yeman Crippa che, dopo una gara a braccetto con i migliori del gruppo di testa, cede solo negli ultimi metri,  conquistando un quinto posto con il tempo di 34’36”. Dopo di lui, ben altri tre gli atleti azzurri che rientrano nella top 10 della classifica finale, e che fanno ben sperare per il presente e il futuro del cross italiano.

In gara femminile protagoniste Etiopia e Kenya. Una gara molto combattuta e che decide il podio solo nelle battute finali. Letesenbet Gidey (Etiopia), è lei che trionfa in questa 86ª edizione della Cinque Mulini ed è lei che fermando il cronometro con il tempo di 18’14” colora d’Etiopia i sei chilometri di gara, conquistando con grinta il gradino più alto del podio. In soli 6” si completa il trio vincente del cross rosa. Seconda in 18’18” Daisy Jepkemei (Kenya), mentre qualche falcata dopo, taglia il traguardo Feysa Hawi, che in 18’20” va a prendersi l’ultimo posto disponibile per una medaglia di valore. Anche qui l’Italia si fa sentire: la migliore azzurra è Martina Merlo, settima in 19’28”, e dopo di lei Bottarelli, Gaggi e Ciappini che, grazie alle loro positive prestazioni, colorano d’azzurro la top ten femminile.

Una giornata di grande spettacolo e sport, se non fosse per la nota stonata di uno speaker di gara che ha dimenticato a casa educazione, rispetto, e tutti quei valori che ogni giorno lo sport ci insegna. “Se io giocassi a pallone non potrei giocare contro Maradona”: con queste parole lo speaker ha deriso un partecipante, Marco Ascari, uno dei tanti atleti che fa sacrifici per vincere una medaglia personale e si allena per conquistare un traguardo fatto di passione, tenacia e tante altre battaglie di cui forse la sensibilità dello speaker non sa nulla. La “colpa” di Marco secondo lo speaker? Essere in sovrappeso e aver partecipato alla gara per professionisti, tra l’altro a sua insaputa. All’86ª edizione dei Cinque Mulini ne sono usciti tutti vincitori. Tutti. Kiplimo, Gidey, Marco Ascari e lo sport, quello vero. Uno solo lo sconfitto: lo speaker e la sua sensibilità.

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