Tania Di Mario: “A Rio per una medaglia, poi vorrei diventare mamma”

Tania Di Mario

In vista dell’Olimpiade di Rio, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Tania Di Mario, capitano della nazionale italiana di pallanuoto, che si è raccontata a Sportface.it in un’intervista esclusiva nella quale ha svelato le sue ambizioni, i progetti per il futuro e tante altre curiosità che la riguardano. Non solo un’atleta a 360 gradi che ha fatto del talento e della determinazione la sua chiave del successo, ma una ragazza semplice e disponibile, romana di nascita e catanese d’adozione, con la passione per lo shopping e la lettura e soprattutto l’instancabile voglia di regalare ancora una volta, un sogno ai tifosi azzurri all’Olimpiade di Rio tentando di replicare le gesta di Atene 2004.

A Shanghai il setterosa ha chiuso al quinto posto. Cosa è mancato in questo torneo dalle prestazioni altalenanti
“Noi ci siamo viste dopo una settimana di riposo e siamo partite poco dopo per andare in Cina, quindi non c’è stato il tempo di preparare questo torneo in maniera ottimale, anche perché è arrivato in un momento della stagione in cui sapevamo che il nostro obiettivo era un altro. Abbiamo avuto un anno pesante e c’è stato poco tempo per riposare e da dedicare alla giusta preparazione: ci può stare che l’evento sia andato così”

Quali sono le ambizioni in vista di Rio?
“Ci andiamo per partecipare, seguiamo un po’ la filosofia di De Coubertin – scherza-. Abbiamo però la chiara consapevolezza che siamo tra le cinque nazioni che si giocano le medaglie e dipende unicamente da noi dare il massimo e fare in modo di non essere tra le ultime due a salire sul gradino del podio”.

Come hai scoperto la passione per la pallanuoto?
“Me ne sono accorta quando tutte le mie compagne di squadra che nuotavano insieme a me, hanno iniziato a giocare. In realtà da tempo non ero più contenta di farlo perché mi annoiavo e loro mi spronarono a provare. Così ho provato un giorno ed è stato amore a prima vista!”.

C’è stata una vittoria o una sconfitta che ti ha fatta crescere sotto il profilo umano oltre che sportivo?
“Credo che, più che le soddisfazioni, le vittorie e gli importanti traguardi raggiunti, siano state più le sconfitte quelle che mi hanno portato ad essere ciò che sono, a diventare l’atleta che sono oggi. Quella che mi ha segnato sicuramente più di tutte è stata la sconfitta alle qualificazioni dell’Olimpiade del 2000, che poi credo che sia stato il motivo principale per cui poi quattro anni dopo noi l’abbiamo vinta. In quell’occasione è stato importante sperimentare la sconfitta, ci siamo rese conto di quello che avevamo sbagliato, di cosa dovevamo fare meglio. Se ci fossimo qualificate al primo tentativo non so se sarebbe finita come poi è finita ad Atene. Se potessi scegliere tra averne fatte due e magari non averne vinta nessuna o aver disputato soltanto quella ed averla vinta, sceglierei quella senza dubbio”.

Nel 2009 hai deciso di lasciare la nazionale. Cosa ti ha fatto ritornare sui tuoi passi?
“Non andavo d’accordo con l’allenatore, non avevamo le stesse idee e non condividevamo gli stessi valori. Quindi era inutile che io continuassi a far parte di quella nazionale che poi è di tutti, non è né dell’allenatore né della squadra, ma è della nazione a prescindere. Quindi forse non avrei dovuto agire in questo modo però ero arrivata ad un punto della mia carriera in cui mi serviva di più, cercavo qualcosa di diverso e non potevo pensare solo di giocare in nazionale senza avere gli giusti stimoli. In quel momento non ci credevo e ritenevo inutile occupare un posto che all’epoca non mi rappresentava”.

Hai mai pensato di lasciare definitivamente? Dove hai trovato le motivazioni per proseguire ?
“C’è stato un momento in cui per problemi personali ho pensato di non riuscire a sostenere questi ritmi e che avrei dovuto fare altre scelte. Ce l’ho fatta perché come ho sempre detto giocando a pallanuoto ho trovato tante compagne con cui ho condiviso i medesimi obiettivi ma soprattutto tante sorelle che non ho mai avuto perché ho un fratello, una sorta di famiglia che in quel momento, anche al di fuori dalla pallanuoto, mi sono state vicino e mi hanno sostenuta sempre. Sono state loro a farmi capire che stavo sbagliando e che non era giusto che rinunciassi ad alcuni sogni che dovevo ancora realizzare e di conseguenza sono sicura di aver preso poi la decisione migliore”.

Qual è il segreto per conciliare i mille impegni della pallanuoto e la tua vita, gli affetti, il tempo libero?
“A qualcosa devi rinunciare, non vivrai tutto al cento per cento. Nel rapporto con la mia famiglia ad esempio sicuramente qualcosa avrò perso, è vero che però a volte il non avere delle cose troppo scontate ti aiuta anche ad attribuire loro il giusto valore. Il rapporto con i miei che magari a 19 anni era diverso, è stato ancora più bello nel momento in cui sono stata più lontana e ci siamo resi conto di certe cose che in realtà spesso in famiglia si danno per scontate. Sicuramente si fa fatica perché sei tanto impegnata, l’università è difficile, allenarti ti stanca, stare lontana da casa, dal fidanzato, dagli amici non è una cosa semplice da gestire. D’altro lato però le soddisfazioni sono tante. Paghi in parte la fortuna di fare una cosa che ti fa divertire, perché è un gioco e quando diventa il tuo lavoro ti diverti: quindi sulla bilancia sicuramente avrei fatto mille volte questa scelta. Certo, a qualcosa si deve rinunciare ma se lo fai con lo spirito giusto e con la giusta mentalità non pesa più di tanto”

Quanto è importante per te lo studio? Quale messaggio vorresti dare ai giovani che ti seguono?
“Ho sempre pensato che la cultura fosse importante per me come persona a prescindere dall’essere un’atleta. Non sarò mai la Tania senza la pallanuoto, mi diventa difficile pensare a me stessa senza la pallanuoto perché fa troppo parte di me. Nello stesso tempo ho sempre avuto voglia di studiare, per me è importante conoscere e lo studio è stato fondamentale per diventare quella che sono. Continuo a ribadirlo a tutte le ragazze della squadra perché credo che ti faccia essere anche un’atleta migliore. In acqua non ci vogliono solo muscoli e tecnica ma anche testa. Credo che la mentalità che ho acquisito mi abbia insegnato molto nella vita e quello che provo a dire anche alle mie compagne di squadra è che prima o poi questo bellissimo momento della loro vita potrebbe finire. E’ giusto avere anche altri obiettivi e sogni da realizzare oltre la pallanuoto, che sia studiare o altro, perché non è detto che per tutte si riesca a costruire una carriera duratura. Prima o poi inizia un secondo step e bisogna trovarsi pronte perché abbiamo la fortuna di fare una cosa bellissima ma non dobbiamo accontentarci di essere state solo delle pallanuotiste nella vita. All’inizio l’avventura universitaria è stata incredibile, pensi di non farcela ma è un obiettivo alla portata di tutti, anche se più problematico da affrontare. Nel mio percorso sono stata anche fortunata perché ho trovato molti professori che in questo mi hanno sostenuta, altri che invece non l’hanno fatto, ma anche questo ti aiuta e ti fa crescere. Secondo me questo ti porta ad essere un’atleta migliore”.

Qual è la tua giornata tipo? Come ti alleni e quanto tempo dedichi alla pallanuoto?
“Solitamente mi alleno tutti i giorni per due ore ed almeno tre volte a settimana in doppia seduta. Quindi gran parte della mia giornata è dedicata agli allenamenti. È cosi sempre, è un lavoro, ma se ci pensi c’è chi lavora otto ore al giorno e noi siamo quasi dei privilegiati. E’ una gran soddisfazione vedere le ragazze crescere. Per il resto quando studiavo nei ritagli di tempo, ho frequentato anche l’indirizzo “Management dello sport”, mentre nel tempo libero leggo tanto e mi dedico al mio fidanzato”.

A proposito di lettura, c’è un libro a cui ti ispiri e che riesca a descriverti?
“Se te ne dovessi dire uno non me la sentirei di scegliere, ce ne sono stati talmente tanti che mi hanno segnata. Sono stati importanti diversi libri nella mia vita e li ho sempre scelti a tema: all’Olimpiade in Grecia ho letto “Un uomo” di Oriana Fallaci, quando sono stata in Cina ho invece scelto diversi libri che trattavano dell’Oriente perché mi piace l’idea di leggere qualcosa e di poterla al contempo vedere con i miei occhi. Quando sono venuta a Catania per la prima volta nella mia vita ho subito letto “I Malavoglia” di Verga”.

Una frase di “Match point” recita: “La gente ha paura di ammettere quanto la fortuna conti nella vita”. Che rapporto hai con la fortuna?
“La prima cosa che penso quando mi dicono che ho vinto tantissimo e mi chiedono perché sia successo, qual è il segreto, io dico che è servita tanta voglia, tanto impegno ma sicuramente anche tanta fortuna. Mi rendo conto veramente di essere stata tanto fortunata. Non mi nascondo dietro la bravura, le scelte giuste, il merito personale: mi rendo perfettamente conto che per arrivare lassù più in alto di tutti la fortuna serve e anche tantissimo. Ovviamente la devi aiutare, c’è bisogno del talento però è una componente essenziale. E’ importante incontrare la squadra giusta, le persone giuste, trovarsi nel momento giusto. Io sono scaramantica, anche se prima lo ero di più. Dipende dal torneo e dalle circostanze, non ho un rito che ripeto sempre, o meglio non è mai lo stesso. C’è però un oggetto che porto sempre con me e lo faccio perché è una cosa nella quale trovo conforto”.

Quali sono le tre cose a cui non potresti mai rinunciare?
“Non potrei smettere di leggere, di fare shopping e soprattutto non potrei vivere senza le mie amiche”.

Cosa farai dopo l’Olimpiade?
“Continuerò a fare il dirigente per l’Orizzonte Catania, rimarrò qui e collaborerò anche con un nuovo centro sportivo con cui abbiamo fatto un accordo e che è appena stato aperto a Catania. E poi vorrei diventare mamma”.

Per chi farai il tifo a Rio?
“Sicuramente per i ragazzi della pallanuoto, e lo schermidore Paolo Pizzo, che conosco da tempo. E tifo anche per tutte le veterane soprattutto perché conosco bene i sacrifici che hanno fatto per arrivare a questi traguardi”.

E’ stato giusto secondo te scegliere Federica Pellegrini come portabandiera?
“Credo di si, sono contenta che sia una donna. Sono contenta che sia stata scelta una donna d’acqua e credo che per i risultati che ha ottenuto e per quello che ha dimostrato, sia la scelta giusta”.

So che segui il calcio. In pieno clima europeo, un tuo pronostico per la finale?
“Seguo il calcio e penso che l’Italia non abbia al momento una condizione ottimale ma come al solito poi i grandi risultati arrivano proprio in queste situazioni. Per quanto riguarda una possibile spero che sia una di quelle che non ti aspetti: Italia-Francia o Italia- Portogallo, premiando il fattore “sorpresa” e lasciando da parte le formazioni più quotate che partecipano per vincere”.

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Studentessa di lettere moderne alla Federico II con il grande amore per la scrittura e il giornalismo a 360 gradi