Pugilato, il coming out di Irma Testa: “La medaglia olimpica è il mio scudo”

Irma Testa Irma Testa - Foto FPI/Bozzani

“Le persone che mi stanno vicino lo sanno da anni, ma credo sia giusto, ora, dirlo a tutti. Parlare di orientamento sessuale nel mondo dello sport ha un valore speciale, perché ai campioni si chiede di essere perfetti. E per molti l’omosessualità è ancora un’imperfezione. Per timore di intaccare la propria immagine tanti sportivi tacciono e si nascondono. Anche per me è stato così fino a pochi mesi fa. Ma quella medaglia di Tokyo è diventata il mio scudo: ora che la Irma atleta è al sicuro, la Irma donna può essere sincera”. Queste le parole con cui, in un’intervista a Vanity Fair, Irma Testa fa coming out. La pugile medaglia di bronzo a Tokyo, ha spiegato come per lei sia arrivato il momento giusto: “Ci sono ancora troppe persone discriminate e questo non va bene. Non va più bene. Io non posso fare molto, ma posso, dicendo la verità su me stessa, dire anche che nulla è sbagliato. Temevo la gente mi vedesse gareggiare e pensasse: ‘Ah guarda, c’è quella così’, invece di dire: che brava! Non dico che sono lesbica perché nel mio futuro può esserci anche un uomo. Da quando ero ragazzina provo attrazione per le donne, ma qualche volta l’ho provata anche per i maschi. Le etichette è giusto che ci siano: per fare che le cose diventino normali bisogna prima passare dalle etichette. Ma io non le uso perché a me non piacciono. Mi è capitato di parlare, anche pubblicamente delle persone che ho amato cambiandone il genere. E questo mi ha dato dispiacere. Per me, ma soprattutto per loro che, leggendo, ascoltando le mie parole, potevano sentirsi offese, ferite, invisibili. Invece alla mia famiglia la verità non l’ho mai nascosta. La prima volta che mi sono innamorata di una ragazza ho aspettato un pochino, per vedere che non fosse un fuoco di paglia, e poi l’ho detto a mia mamma. Non avevo nemmeno sedici anni. Lei l’ha presa con naturalezza. Pensavo non potesse capire, e invece ha capito. Mi ha detto: se sei felice, per me va bene. Non credo che lei la pensasse così in partenza – a Torre Annunziata, dove è cresciuta lei, e pure io, la mentalità non è aperta – ma penso che abbia allargato i suoi orizzonti per amore mio. E questo suo mettersi in discussione mi commuove. Dopo pochi anni, anche mia sorella ha fatto coming out.

E ancora: “Essere cresciuta senza un padre, aver visto prima mia madre, e poi mia sorella, fare enormi sacrifici. Mia sorella si era appassionata al pugilato prima di me, ma ha dovuto smettere per andare a lavorare, perché in casa uno stipendio solo non bastava. Era lei a darmi i soldi del treno per venire ad allenarmi con la Nazionale ad Assisi. Non mi ha mai detto niente, ma io mi sento ancora molto in colpa con lei. Per molti anni non ho parlato a mio padre. Mi mandava messaggi, mi chiamava, e io non rispondevo mai. Ultimamente gli rispondo al telefono, ma solo ogni tanto. Gli do un contentino. Lo faccio per lui, perché, per quanto mi riguarda, se ce l’ho fatta prima, a maggior ragione ce la faccio adesso a stare senza un padre”.