INTERVISTA – Michael Magnesi sfida Cacace: “Mi ispiro ad Arturo Gatti. E in America già mi riconoscono”

Michael Magnesi Michael Magnesi - Foto LiveMedia/Domenico Cippitelli

Segnare la data: 24 settembre. Non una qualunque per la boxe e lo sport italiano. Manca sempre meno alla sfida per il titolo Mondiale IBO dei superpiuma tra il campione Michael ‘LoneWolf’ Magnesi (21v) e lo sfidante Anthony “The Apache” Cacace (19v1s). Un match che avrà luogo nella cornice della AO Arena di Manchester, come sottoclou della sfida tra Joe Joyce e Joseph Parker nei pesi massimi. Nato a Palestrina, 27 anni, Magnesi è chiamato a difendere per la terza volta il titolo conquistato nel novembre del 2020 contro Patrick Kinigamazi. Poi le vittorie, tutte prima del limite, contro Bulana, Lagos e Contreras. Lo chiamano ‘LoneWolf’, lupo solitario, perché suo padre, vedendolo sempre uscire da solo, gli regalò il soprannome tratto dal fumetto amato. Michael però non è solo nel suo percorso. Campione del Mondo IBO, è assistito da Alessandra Branco, sua moglie manager, e suo suocero, Silvio Branco, ex campione del mondo WBA dei mediomassimi.

Hai trovato il perfetto equilibrio?

“Da quando mio suocero mi cura la parte atletica e mi dà consigli, ho un grande aiuto. Mia moglie fa un grosso lavoro in termini di sponsorizzazioni. Ed è molto brava. Ci siamo conosciuti in palestra. E il primo approccio ovviamente è stato in una riunione di pugilato”.

Nella tua classe di peso gli altri campioni come Stevenson e Cordina hanno tutti partecipato alle Olimpiadi. Qual è stato il tuo percorso?

“La mia passione nasce dal professionismo, guardando le videocassette di Rino Tommasi. Di fatto è una passione nata con la visione da professionista. Il dilettantismo è un rito di passaggio, di cui purtroppo non conoscevo neanche l’esistenza all’epoca. Prima di conoscere mia moglie, non avevo sponsor. Ero costretto, come tanti altri pugili italiani, a fare pugilato e anche altri lavori. Poi con il grosso impegno di mia moglie, è stato possibile fare pugilato 24 ore su 24″.

Ora la terza difesa mondiale contro Anthony Cacace.

“La preparazione sta proseguendo bene, in maniera tranquilla, come al solito. Non vedo l’ora che arrivi il giorno del peso”.

Parlaci del tuo avversario. 

“Lui è ambidestro, quando è in difficoltà si butta in guardia mancina. Ma per me è difficile parlare di lui, non lo guardo. Penso solo a me stesso, lo lascio studiare al mio team per creare una strategia. Penso solo a combattere il giorno del match e vedere se funziona quel che abbiamo provato in palestra. Altrimenti, mi adeguo e cambio tattica in corso”.

Contro Lagos hai combattuto negli Stati Uniti. Com’è stato?

“L’America è tutto un altro mondo sia a livello di quotidianità che a livello di pugilato. La boxe è vissuta come il calcio qui. Credevo di passare inosservato. Invece la gente mi riconosceva nel supermercato come campione del mondo di pugilato. Una cosa che qui in Italia non accade”.

Nei superpiuma Arturo Gatti fu campione del mondo ed era amatissimo in America. Ti rivedi un po’ in lui?

“Il mio promoter americano mi ha paragonato ad Arturo Gatti. Lui è il mio idolo dopo Marvin Hagler. È un pugile che ho sempre stimato, mi appassionava. Era un pugile marmoreo, anche quando sembrava in difficoltà riusciva a tirare fuori il coniglio dal cilindro”.

Anche i tuoi incontri sono delle vere battaglie. Che sfide sono state quelle con Lagos e Contreras?

“Due match duri, contro avversari che qualcuno ha sottovalutato. La gente parla, per invidia. Ma vorrei vedere alcuni pugili italiani contro di loro e vedere quanto durano…”

La tua cintura IBO era tra i titoli in palio del super match dei massimi tra Joshua e Usyk. È stata un po’ sottovalutata in Italia?

“Se il titolo ce l’ha un pugile inglese o americano, leggi solo belle parole e stima. Se ce l’ha un pugile italiano, in Italia si tende a ridimensionare. L’invidia è una brutta bestia, riuscire dove altri non riescono dà fastidio. Ma non mi ha dato fastidio sentire alcuni giudizi. Possono dire quel che vogliono, ma io resto campione del mondo”.

Un giudizio sugli altri big della tua divisione?

“Stevenson è un pugile molto completo, tra i più completi che abbia mai visto. Sa sia attaccare che difendersi. Lavora dalla corta e media distanza nonostante sia abbastanza alto. È quello che ha giustamente il titolo WBC in mano. Spero di affrontarlo e spero di avere un confronto sia con lui sia con altri campioni”.

Ti senti il volto della boxe italiana?

“A livello mondiale sì. Ma ci sono anche pugili che a livello europeo stanno dando dimostrazione delle loro doti e spero possano avere anche loro delle chance mondiali”.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio