Paralimpiadi Tokyo 2020, Pancalli: “Risposta del Paese è stata storica”

Luca Pancalli Luca Pancalli - Foto Marzi/Bizzi Team/FINP

“Anche nei miei sogni più ottimistici mai avrei potuto immaginare che Tokyo ci avrebbe consegnato un momento storico per la vita della famiglia paralimpica italiana. E non solo per i successi dal punto di vista sportivo. Le 69 medaglie sono un risultato che avevamo preventivato, ma è stata storica la risposta del Paese. Lo ha detto il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, nel corso della cerimonia, ai Giardini del Quirinale, di riconsegna della bandiera tricolore al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il presidente del CIP ha poi raccontato del forte entusiasmo che ha circondato la spedizione Azzurra: “I nostri concittadini, persone normali ci inondano di e-mail per dirci che si sono appassionate al nostro mondo, e tante persone ci chiedono come poter cominciare a praticare sport, cosa che per noi è molto importante”.

“Questi Giochi hanno rappresentato un’Italia con un solo volto, di Paese vincente, resiliente, multietnico, inclusivo e solidale, e questa è una vittoria preziosa che dobbiamo conservare e sulla quale dobbiamo costruire il nostro impegno del futuro”, ha detto ancora Pancalli. Che si è poi augurato che tutto questo entusiasmo possa protrarsi nel tempo ed essere di esempio per il futuro: Spero che, una volta spenti i riflettori, rimanga la testimonianza di quanto c’è da fare ancora per garantire lo sport in questo Paese alle persone, abili o disabili che siano, quanto c’è da fare ancora per garantire loro le pari opportunità nell’accesso al diritto allo sport, per capire che bisogna investire nello sport per il riconoscimento del diritto di cittadinanza alle persone disabili. Questa è la cosa a cui noi teniamo maggiormente”.

Pancalli ha poi ringraziato i media per la risonanza che ha avuto la splendida spedizione Azzurra alle Paralimpiadi: “La nostra è stata un’edizione record, per partecipazione e per medaglie. In questo devo ringraziare tutti gli staff e tutti quegli uomini e quelle donne invisibili che lavorano dietro questa enorme macchina. Ma è successo qualcosa di più a Tokyo, c’è stato il dodicesimo uomo in campo rappresentato dal mondo della comunicazione, che con un lavoro straordinario hanno raccontato le imprese sportive di questi atleti con dignità, aiutando quella rivoluzione culturale che spesso auspichiamo. Mai avrei immaginato vedere le foto dei nostri atleti sulle prime pagine dei giornali o in apertura dei telegiornali. Questo vuol dire che stiamo contagiando un Paese, che sta cambiando culturalmente, il lento processo riformatore messo in atto ormai è inarrestabile.