PyeongChang2018, Federico Pellegrino: “Serve qualcuno che prenda la mia eredità”

di - 14 febbraio 2018
Federico Pellegrino
Federico Pellegrino, Olimpiadi PyeongChang 2018 - Foto Pentaphoto/Marco Auletta

Federico Pellegrino dopo aver conquistato un meraviglioso argento nella prova sprint di sci di fondo delle Olimpiadi di PyeongChang 2018 ha parlato anche del futuro a tinte azzurre della sua specialità: “Quando arrivi ad alto livello hai molta più possibilità di competere. Il problema è fare arrivare atleti ad alto livello“.

Fondamentale secondo Pellegrino è trovare qualcuno che sia in grado di continuare a fare bene: “Io faccio ormai da parafulmine da tanti anni, serve qualcuno che cresca per prendere la mia eredità, ma sta facendo fatica a crescere. La Federazione sta facendo le sue scelte, le farà da qui in avanti per riuscire a dare un futuro a questo sport”.

Il confronto è ovviamente con la squadra norvegese, la più completa e la più forte presente nella sprint e a dimostrarlo c’è anche l’oro di Klaebo che ha chiuso proprio davanti all’italiano: “Il bacino norvegese da cui attingere per fare crescere eventuali campioni non può essere paragonato a quello italiano, noi piccoli ogni tanto dobbiamo alzare la testa e dare il massimo”.

Mentre attende la prova di team sprint, con Sepp Chenetti che dovrà decidere se affiancarlo a Noeckler o a De Fabiani, ripensa a quanto fatto in Corea ma anche nelle ultime stagioni: “Avrò modo di rivedere le gare di questi anni per ricordami delle cose importanti che sto facendo, ho spuntato un’altra casella che mi mancava. Almeno una ce l’ho”.

Un commento del medagliato anche sulla sfida di Champions League che ha visto la Juventus pareggiare contro il Tottenham: “Fortunatamente mi sono addormentato prima del secondo gol del Tottenham altrimenti sarei rimasto sveglio ancora un’altra ora. Peccato per il rigore sbagliato da Higuain, ma ce la giocheremo al ritorno. La Juve è solo da prendere da esempio, come squadra e come società. Lasciare la medaglia al museo della Juve? Il mondo per me finiva ieri, non ci ho ancora pensato”.

In conclusione una considerazione sul doping ai Giochi: “Qui c’è il caso della Russia, ma non posso pensare troppo a queste cose. Io devo presentarmi al cancelletto convinto che gli avversari giochino ad armi pari, altrimenti smetterei subito. E’ un periodo storico in cui sembra che l’antidoping stia arrivando a combattere veramente il doping. Adesso i campioni di sangue e urine vengono messi da parte, questo è un deterrente non da poco“.

 

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