Manuel Bortuzzo, un sorriso immancabile e un obiettivo chiaro: “Voglio tornare come prima”

Manuel Bortuzzo Manuel Bortuzzo - Foto Sportface

Un sorriso grande e una fiducia senza limiti. Sono passati soltanto quaranta giorni dalla notte che gli ha cambiato la vita, da quei folli colpi di pistola che ne hanno messo a rischio la vita e lo hanno costretto su una sedia a rotelle, ma Manuel Bortuzzo ha una forza incredibile. Nel centro della Federnuoto a Ostia, dove è tornato a lavorare per la riabilitazione, il giovane veneto ha incontrato la stampa e ha risposto alle tantissime domande per oltre un’ora, con pazienza, un costante sorriso e un sogno mai smarrito. “Sono contento di essere nuovamente qui a Ostia, in piscina. Il mio obiettivo era partecipare alle Olimpiadi e non è cambiato: se tutto andrà bene ci andrò”.

Manuel ci crede, davvero. Sa bene cosa hanno detto i medici, “quello che devono dire ed è giusto che dicano”, vale a dire che con le attuali conoscenze il giovane veneto non può recuperare l’uso delle gambe. Ma lui non molla, anzi. “Nella mia testa la speranza c’è, eccome. Non penso alle Paralimpiadi, perché prima voglio vedere dove posso arrivare: riparto da zero come i bambini, il percorso sarà lungo ma abbiamo iniziato alla grande e questo mi dà fiducia. Il mio obiettivo è tornare come prima”. Nessun rimpianto per quanto accaduto in quella folle notte, nessun odio per i due delinquenti che gli hanno sparato, ma solo tanta indifferenza. “È il mio carattere – ha spiegato Manuel – Conosco persone che se la sono presa a morte con chi gli ha creato il danno, invece c’è gente come me che ci passa sopra e pensa a sé stesso e a recuperare in fretta, perché quello che voglio è tornare tra i miei ragazzi normalmente. Perdonare i miei aggressori? Non è un fatto di perdonare o meno. E non mi interessa incontrarli, perché se me li trovassi davanti forse mi metterei a ridere. Quello che hanno fatto non ha senso, io non do loro nessun peso. Avranno le loro conseguenze e anche queste non mi interessano. Perché il problema non sono loro due, ma il tipo di persone, il contesto sociale. E bisogna fare qualcosa per tutti”.

Manuel, ora, deve invece pensare a se stesso e ha le idee chiare. “Voglio restare a Roma, questa città mi ha tolto tanto ma mi ha dato moltissimo. Qui sto bene e vorrei comprare casa”, ammette il veneto mentre il padre interviene con una ammissione: “La mamma non lo sapeva”. “A casa propria si sta bene, ma qui ho tante cose – spiega Bortuzzo – Rientrare in acqua mi ha fatto pensare che non sia successo niente, in piscina sono libero e senza pensieri. Certo le prime bracciate sono state faticose ma l’emozione è stata incredibile, mi sono sentito libero”. La fisioterapia è appena cominciata, le giornate di Manuel sono lunghe e complicate, ma il veneto ha vicino la famiglia (“Sono eccezionali, un punto di riferimento”) e la fidanzata Martina, che ha vissuto con lui quella notte folle. “Nelle ultime settimane abbiamo vissuto insieme quello che la gente non vive in una vita intera. E lei lo sta affrontando bene”, ha spiegato Manuel. Che non ha perso il sorriso, né la voglia di lottare e la fiducia nel futuro: “Come mi vedo tra dieci anni? Mi sa ancora in tv, per un motivo o per l’altro. Ma spero in piedi”.

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Nato il 25 giugno 1982, pochi giorni dopo ho deciso di fare il giornalista sportivo guardando la finale di Wimbledon tra Connors e McEnroe e il terzo trionfo Mondiale dell'Italia. Professionista dal 2010, ho lavorato per la Gazzetta dello Sport, Il Tempo e l'agenzia di stampa Italpress. Amo tutti gli sport, soprattutto i più strani