L’angolo del ricordo: l’impresa del Gabbiano d’Argento, l’Italvolley al Mondiale 1978

La Nazionale maschile di volley al Mondiale 1978 - Foto: Wikipedia

Alcune imprese sportive rimangono tali anche se non vi è un titolo a coronarle. Può capitare che la squadra di casa, ben lontana dall’essere favorita, spinta dal pubblico di casa, riesca a conquistare una finale impensabile, facendo innamorare l’Italia. Si potrebbe riassumere così il percorso della Nazionale maschile ai Mondiali di volley 1978. Quell’edizione iridata andò in scena a settembre tra Roma, Parma, Udine e Venezia. L’Italia venne inserita nel Girone A, dove vinse tutti e tre i match contro Belgio (3-0), Egitto (3-0) e Cina (3-1), impressionando fin da subito il pubblico di casa. La Nazionale tricolore accedette dunque alla seconda fase, dove fu inserita nel Girone G. Qui incontrò come primo avversario il fortissimo Brasile, che si portò in vantaggio per due parziali a uno. Gli azzurri risposero nel quarto set (15-10), rimandando tutto al tie-break.

I brasiliani sembravano ormai aver chiuso la partita quando si trovarono avanti 10-14, ma qualche volta i miracoli avvengono: la difesa italiana rinsavì, i verdeoro si innervosirono e con il tifo dalla propria parte fu l’Italia a chiudere il set 17-15, vincendo a sorpresa il match. Gli azzurri si sbloccarono definitivamente, rifilando nette sconfitte, soprattutto per l’entità dei parziali, a Germania Est (3-1) e Bulgaria (3-0). La prima battuta d’arresto ci fu contro l’Unione Sovietica nell’ultima partita della seconda fase, dove gli azzurri vennero sconfitti in tre set. Sconfitta indolore, perchè l’Italia si qualificò alla semifinale contro Cuba. Un’avversaria tostissima, il cui nome già smorzava l’entusiasmo degli azzurri. Alla vigilia del match, coach Carmelo Pittera fu chiaro: “Ormai il più è fatto, siamo andati ben oltre, possiamo romperci anche un braccio, ma non serve. La pallavolo è matematica e per battere Cuba, due più due dovrebbe fare cinque“. Parole che sapevano di sconfitta ancor prima di iniziare la semifinale.

Effettivamente, la situazione si mise male fin da subito per gli azzurri: Cuba si portò in vantaggio 9-0. Poi la svolta: in barba ai valori “sulla carta”, la Nazionale italiana iniziò la rimonta, davanti ad un pubblico incredulo e sempre più entusiasta. Pareggio sul 9-9 e set che proseguì punto a punto, ma alla fine furono i cubani ad avere la meglio (17-15). Ma gli azzurri ormai avevano capito di potercela fare e sfruttarono i tre set successivi per portarsi a casa la vittoria (11-15, 14-16, 12-15): due più due aveva fatto cinque. Il miracolo non ci fu in finale contro l’Unione Sovietica, squadra che rimase inarrivabile per tutti anche negli anni successivi. La sconfitta nell’atto conclusivo però non intaccò il meraviglioso percorso degli azzurri, che riuscirono ad avvicinare gli italiani alla pallavolo. Quella Nazionale venne poi soprannominata Gabbiano d’Argento, come venne intitolato il documentario di Giulio Berruti a lei dedicata. Così, il Mondiale 1978 verrà sempre ricordato come quello dell’impresa del Gabbiano d’Argento.