Running, Paola Leardi: “Il Passatore? Quei 100km voglio correrli tutti”

di - 16 maggio 2018
Paola Leardi

“Speriamo che il clima fresco di questi giorni si mantenga ancora per un paio di settimane. In ogni caso quei 100km voglio corrermeli tutti”. Un tono di voce gentile ma determinato, un unico pensiero in testa: partire da Firenze sabato 26 maggio alle 15 ed arrivare al traguardo di Faenza, dopo aver percorso i 100km della più famosa ultramaratona d’Italia. La 100km del Passatore giunge quest’anno alla sua 46^ edizione: Paola Leardi, podista originaria del Piemonte, ma ormai bolognese d’adozione, sarà per la prima volta sulla linea di partenza. SPORTFACE.it l’ha intervistata a pochi giorni dall’evento.

Paola sarà la Tua prima 100km. Come senti?

“Sono molto emozionata. Mi sono preparata bene, al meglio delle mie possibilità. Sono mesi che mi concentro su questo obiettivo”.

Correre 100km non è una un qualcosa che si costruisce in un attimo. Prima di parlare del Passatore, riavvolgiamo un attimo il nastro dei ricordi. Quando hai iniziato a correre e perché?

“Ho sempre corricchiato, andavo un palestra e correvo. Era una valvola di sfogo, una specie di terapia anti-stress. Circa 2 anni e mezzo fa, il mio compagno mi ha fatto una bella domanda “Perché corri senza un obiettivo? Non vuoi provare a fare le cose in maniera un po’ più strutturata?”. Ecco, diciamo che quella domanda ha fatto scattare la classica molla. Ho iniziato a prepararmi con un personal trainer ed ho corso una 10km. Poi da lì sono entrata nel trip delle gare”.

Addirittura?

“Si guarda, veramente. Indossare il pettorale mi dà una scarica d’adrenalina pazzesca. Ho preparato e corso un sacco di mezze maratone”.

Ti piace proprio gareggiare.

“Da matti! Quando inizia la gara non guardo in faccia nessuno. Ho il mio obiettivo in testa, faccio il massimo per raggiungerlo. E se non ci riesco, guardo subito il calendario per vedere quando posso riprovarci”.

10km, tante mezze maratone. La maratona invece?

“Firenze 2016 è stato il mio esordio. Un’emozione impagabile. Mi ero preparata per arrivare sotto le 4 ore. Ho chiuso in 3h45’ circa, gestendo benissimo la gara. Mi sentivo come Giorgio Calcaterra (ride, ndr). Le sensazioni erano talmente belle che, nonostante la fatica, speravo la gara non finisse mai”.

Curiosando sui tuoi profili social ho visto che hai fatto anche Duathlon.

“In realtà, visto che ho cominciato anche ad andare in bici, l’obiettivo era il Triathlon, però c’è un piccolo problema: a nuotare sono una mezza chiavica (ride, ndr), per cui ho optato per il Duathlon. Lo scorso settembre ho partecipato al Power Man a Zofinghen in Svizzera: 10km di corsa, 150km in bici, 30km di corsa. Una gara non facile: percorso impegnativo sia nella parte di bicicletta, con diverse asperità, sia nei 30km di corsa, che somigliavano più ad un trail. Mi sono preparata come un soldato, lasciando nulla al caso, ma ti devo confessare che avevo timore di non riuscire a farcela”.

Invece?

“Invece ho chiuso in 9h46’, terza di categoria. Appena terminata la gara, quando ho visto il mio compagno, non ho potuto fare altro che commuovermi, tanta era la felicità per aver raggiunto quel traguardo”.

E’ lì che hai iniziato a pensare al Passatore?

“Guarda il percorso del Passatore lo avevo visto lo scorso anno, in quanto avevo fatto assistenza ad un mio amico che stava gareggiando. E’ una corsa famosissima, dal fascino impareggiabile anche per il suo significato storico. Ci pensavo già da un po’. A dicembre, dopo un personale di 1h37’ fatto nella mezza maratona di Castelmaggiore, parlando con il mio allenatore, gli ho chiesto se secondo lui potevo essere in grado di farcela. E’ giusto settare degli obiettivi, ma devono essere sfide compatibili con le nostre possibilità”.

Che cosa ti ha risposto?

“Che ero sicuramente in grado di portarmela a casa. E quindi il giorno dopo mi sono iscritta”.

Non hai perso tempo.

“Sono fatta così. Mi sono iscritta ed ho subito iniziato a lavorarci, anche durante le vacanze di Natale che ho trascorso in Nuova Zelanda. Ho corso ovunque, con l’obiettivo fisso nella mia mente”.

Ecco, veniamo agli allenamenti.

“Io mi alleno sempre al mattino presto, perché gli impegni di lavoro occupano tutto il resto della giornata. La sveglia suona alle 5.00 – 5.15, poi corsa o bici a seconda del programma. Nel weekend faccio le sedute più lunghe, oppure anche i combinati, sia corsa che bicicletta”.

Che gare hai fatti in preparazione del Passatore?

“A febbraio ho fatto la 50km delle Terre di Siena. La mia prima ultra, terminata in 4h40’ con ottime sensazioni, nonostante fossimo nel pieno dell’ondata di freddo, con condizioni climatiche non favorevoli, giusto per usare un eufemismo (ride, ndr). A marzo ho corso la maratona di Barcellona in 3h40’ e quindi mi sono iscritta al Trittico di Romagna, con la Maratona del Lamone ad inizio aprile e la 50km di Romagna il 25 aprile. L’ultima prova del Trittico sarà proprio il Passatore”.

A proposito della 50km di Romagna: un caldo assurdo vero?

“Lascia stare, evidentemente dovevano fare par condicio con Siena (ride, ndr). Abbiamo corso una temperatura terribile, ma nonostante tutto l’ho chiusa i 4h37’. Adesso sono pronta”.

Molti parlano di lunghissimi da 60-70km in preparazione al Passatore. Tu non li hai citati.

“Vero. Io però ho una struttura fisica particolare. Con il mio allenatore abbiamo scelto un programma di allenamenti che potenziasse molto anche la muscolatura. Abbiamo evitato i lunghissimi, preferendo dare continuità nei giorni successivi le 50km. Ad esempio, dopo la 50km di Romagna, il 26 aprile ho fatto 20km ed il giorno successivo altri 20”.

Non si può dire che tu non abbia capacità di recupero.

“Questo è senza dubbio uno dei miei punti di forza. Riesco a recuperare bene tra una sessione e l’altra. La bici in questo mi ha aiutato molto”.

Domanda secca. L’obiettivo per questo primo Passatore?

“Finirlo, correndo per tutti i 100km. Nella mia testa vorrei camminare solo per il tempo necessario di mangiare una barretta e rifocillarmi. Per il testo, correre e tagliare quel traguardo. Ci vorrà forza nelle gambe, ma anche e soprattutto nella mente”.

E dopo che avrai tagliato il traguardo?

“Non lo so, credo che mi commuoverò e che farò un bel brindisi con gli amici. Adesso però bisogna essere concentrati sulla gara”.

I tuoi “miti” agonistici?

“Mi è capitato recentemente, a Rimini, di trovarmi di fianco a Sara Dossena e vederla correre. Un’immagine bellissima, sembrava una libellula, con un appoggio dei piedi così leggero che quasi non sembravano toccare il terreno. Poi ovviamente Giorgio Calcaterra: l’ho visto alla partenza del Passatore e lui parte per fare 100km con la stessa dinamica di corsa con cui io affronto una ripetuta (ride, ndr). Li stimo molto, ma non li considero dei “miti”. Io corro per altro”.

Per che cosa?

“Per me stessa. Io sono Paola e corro per me. Credo che tutti dovremmo fare cosi. Il bello di questo sport è poter creare un obiettivo. Deve essere, come detto prima, qualcosa di sfidante ma, allo stesso tempo, misurato sulle possibilità di ognuno. I top runner hanno il loro obiettivo, io ho il mio e farò tutto il possibile per realizzare questo sogno”.

Manca poco, ormai.

“Non vedo l’ora di iniziare a correre”.

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