Rafting, Marianna Tedeschi: “Sogno l’Olimpiade con il mio sport ma bisogna puntare sugli sponsor”

Marianna Tedeschi, foto profilo ufficiale Facebook

Talento, grinta, tanta passione per gli sport acquatici ed una determinazione che la porta a sperimentare e migliorarsi sempre: parliamo di Marianna Tedeschi, la “rafting girl” venticinquenne di Carrara che ci conduce per mano alla scoperta di una disciplina meravigliosa che sta appassionando e coinvolgendo sempre più il panorama internazionale. In un’intervista esclusiva ai microfoni di Sportface.it, Marianna, divenuta in questi anni il simbolo di uno sport in crescita, ci lascia entrare nel mondo del rafting, illustrandone le caratteristiche tecniche, le varie discipline e svelando i suoi prossimi impegni, nonché le ambizioni delle nazionale italiana in vista dei mondiali che si disputeranno negli Emirati Arabi. Un racconto in cui oltre al grande amore per questo sport, che aspira ad essere inserito nel programma olimpico, Marianna Tedeschi lascia trasparire anche la bellezza di una disciplina che le ha permesso di lasciarsi affascinare dalla suggestione dei paesaggi italiani e di coltivare la sua passione per i viaggi.

So che ti stai allenando in Valsesia in vista dei Mondiali imminenti (30 ottobre-6 novembre). Quali sono le aspettative tue e del gruppo?
“Si spera di arrivare sui gradini più alti del podio anche se sappiamo che ai mondiali non è così facile. Gli europei dell’anno scorso sono andati molto bene e per questo speriamo di arrivare vicine alla medaglia”.

Ti troverai a gareggiare negli Emirati Arabi ad una temperatura di 40 gradi. In che modo il fattore climatico potrà influire sulle prestazioni?
“Potrà influenzare le prestazioni credo in modo negativo un po’ per tutti, anche perché la maggior parte delle nazioni che competono sono europee: si tratta quindi di un clima a cui tutti noi non siamo abituati. La federazione cercherà di organizzare le gare verso sera come abbiamo già concordato e speriamo che tengano fede a queste disposizioni in modo tale che la situazione sia più gestibile”.

Ti sei mai trovata in condizioni del genere o in cui non sei riuscita ad esprimerti al massimo?
“Sicuramente l’anno scorso il mondiale in Indonesia è stato abbastanza difficoltoso sia per la temperatura che per l’alimentazione a cui non siamo abituati. Infatti nelle prime settimane ci sono stati un po’ di disturbi alimentari che hanno coinvolto sia le nostre squadre che quelle di diverse nazionalità”.

Quanto conta in questa disciplina il feeling con il proprio gruppo? E’ stato difficile trovare la giusta armonia?
“Noi lavoriamo insieme da 3-4 anni. Siamo riuscite a trovare un equilibrio abbastanza buono, bisogna sempre cercare di venire incontro alle esigenze di tutti e occorre anche l’impegno da parte di tutta la squadra e soprattutto la voglia di continuare. È uno sport che però conta molto sulle proprie forze, ognuno ha la sua vita ed è un po’ difficile perciò conciliare perfettamente gli allenamenti con chi lavora o con chi studia”.

Come si svolge una tipica gara di rafting?
“Ci sono quattro discipline: lo sprint che è un percorso di 600 m in cui conta segnare il tempo migliore. Poi il testa a testa che prevede la partenza di due gommoni disposti sulla stessa linea ed il primo che arriva vince; lo slalom che è un percorso tracciato sul tipo della canoa che abbiamo visto all’Olimpiade, dove ci sono delle porte in cui entrare: porte rosse per la risalita in controcorrente e porte verdi per la discesa. Si prevedono delle penalità sul tocco della porta che comportano una detrazione di 5 secondi dal tempo e il mancato passaggio della porta che vale invece 50 secondi. Infine la discesa classica che si svolge su un tratto di fiume solitamente non inferiore ai 6 km e si tratta di un’ora abbondante di discesa”.

Cosa senti di aver “imparato” da questo sport e cosa consigli a coloro che vogliono affacciarsi a questa disciplina?
“Ho imparato sicuramente a gestire le mie emozioni ed a volte la mia paura di affrontare una rapida o un fiume più difficile di quello che avevamo mai affrontato prima. Le mie paure sono state sicuramente affrontate grazie al supporto di una squadra che è sempre con me durante la discesa e durante l’attività che si svolge. Consiglio di provarlo anche perché io sono riuscita a viaggiare tantissimo e ho visto dei posti meravigliosi che forse senza questa disciplina non sarei mai riuscita a conoscere. In Italia ci sono dei paesaggi bellissimi che restano spesso nascosti dalla strada ma se poi ci si immerge nella natura o nel fiume si possono scorgere dei posti davvero spettacolari. L’obiettivo del rafting è infatti proprio questo: far innamorare la gente del territorio a cui si appartiene”.

La tua giornata tipo? Come ti alleni?
“Ora mi sto allenando in Valsesia perché la maggior parte dei componenti della squadra sono qui e quindi tra le discese che facciamo per i turisti ci ritagliamo un po’ di tempo serale per fare le nostre. Ci esercitiamo sui nostri percorsi, un po’ di fondo, un po’ di ripetute, di sprint e facciamo allenamenti in canoa anche per sondare la sensibilità con l’acqua e per rendere più tecnica la pagaiata. Durante l’inverno invece, dato che abitiamo tutti in zone diverse, ognuno svolge la propria preparazione in palestra. Personalmente pratico anche il crossfit che mi aiuta molto soprattutto nelle variazioni, nel ritmo della gara, ad abituare l’organismo ed il cuore a pompare di più in certe situazioni”.

Quando è nata questa passione per il rafting e quando hai scoperto che sarebbe diventata una professione?
“Ho iniziato nel 2010 provando una domenica in Liguria e lì ho conosciuto Walter, che è diventato il mio “maestro del fiume” e mi dato modo di assistere alle prime gare. Poi sono entrata nel gruppo degli atleti che hanno partecipato alla nazionale e ho disputato il mio primo mondiale in Costarica nel 2011: da lì è iniziato tutto il resto”.

Cosa si potrebbe fare, secondo te, a livello nazionale ed internazionale per sostenere questa disciplina ed inserirla nel programma olimpico?
“Sarebbe bello trovare delle persone già importanti e soprattutto degli sponsor che ci credano abbastanza da poterci valorizzare ancora di più. Purtroppo quello che ci manca secondo me è proprio questo: i fondi esterni, perché è uno sport che conta soprattutto sulle forze individuali degli atleti e abbiamo veramente pochissimi sponsor, poca visibilità. Quindi la cosa da migliorare sarebbe questa, più che altro per riuscire ad avere un pubblico da Olimpiade. Migliorare la comunicazione verso l’esterno, far capire che in realtà si tratta di uno sport che si può praticare la domenica pomeriggio per fare qualcosa di diverso, però al contempo sta crescendo ed ha tutte le caratteristiche che lo rendono uno sport come tutti gli altri”.

Pratichi anche il kayak. Hai mai pensato di dedicarti alla canoa in vista di un’eventuale Olimpiade?
“No, perché pratico la canoa in modo amatoriale, per divertimento e soprattutto per mantenere un allenamento costante, personale e propedeutico al rafting. Ormai all’Olimpiade non penso di andarci con la canoa, con il mio rafting non lo so. So che per quanto riguarda la federazione internazionale c’è un progetto di presentazione al Comitato olimpico però queste cose restano sempre un po’ incerte”.

A cosa ti dedichi quando non sei impegnata nelle gare? Quali sono i tuoi progetti di vita oltre questo sport?
“Mi sono laureata in Scienze motorie a giugno e il mio progetto è continuare nel mondo dello sport . Quest’inverno andrò in Cina a fare un po’ di esperienza in fiume e poi penserò a cosa fare seriamente. In realtà non ho al momento un’idea particolare circa quello che farò quest’inverno”.

Hai un sogno nel cassetto che vorresti realizzare?
“Uno di quelli che avevo era di trascorrere un periodo di tempo in Sudamerica: lo sto realizzando e per adesso va bene così”.

Prossimi impegni dopo il mondiale?
“I prossimi impegni dopo il mondiale saranno sicuramente rappresentati dal campionato italiano che inizierà a marzo e dal mondiale in Giappone nel 2017, al quale siamo già qualificate. Ovviamente sarà questo l’obiettivo principale per il quale ci impegneremo il prossimo anno”.

About the Author /

Studentessa di lettere moderne alla Federico II con il grande amore per la scrittura e il giornalismo a 360 gradi