INTERVISTA – Running, Stefano Romano “La corsa ha reso migliore la mia vita”

Stefano Romano - Foto Sandro Marconi

Il circuito di Bussolengo, nel veronese, ha ospitato sabato 13 e domenica 14 settembre l’edizione 2020 della Lupatotissima, gara valida come prova unica di campionato italiano della 24 ore su strada. La manifestazione doveva ospitare inizialmente, oltre che la gara sulla 6 ore e sulla 12 ore, anche il campionato europeo di 24 ore, ma la pandemia ha costretto gli organizzatori a rivedere i programmi, limitando l’evento al campionato nazionale di 24 ore.

La gara, durissima, è stata vinta dallo spagnolo Nicolas De Las Heras Monteforte, capace di coprire la distanza di oltre 246km. Per quanto riguarda i titoli nazionali, tra le donne, campionato italiano appannaggio di una straordinaria Eleonora Rachele Corradini, terza assolta con 221,177km, suo nuovo primato personale. In campo maschile, titolo assoluto per Stefano Romano, che ha chiuso la su fatica con poco più di 200,565 km all’attivo. Proprio Stefano Romano, torinese, papà di tre splendidi bambini (Eleonora 10 anni, Diana 6 anni e Gabriele 4 anni, ndr), un lavoro come progettista in ambito sociale e portacolori della Torino Road Runner (“lavoro nel quartiere San Donato ed a tempo perso corro”) ha raccontato la sua Lupatotissima a Sportface.it.

Stefano, sono passate circa 72 dalla fine della gara. Come stai?

“Abbastanza bene. Riesco a deambulare quasi normalmente (ride, ndr). Ancora un paio di giorni e poi riprenderò a correre. D’altronde il periodo dei saldi dura poco (ride, ndr)”.

Prima di parlare della gara di sabato e domenica, ti chiedo come ti sei avvicinato alle lunghissime distanze.

“Quasi per caso. Ero reduce da un infortunio ed ho iniziato a correre più lentamente. Ho capito ben presto che correndo piano, potevo farlo più a lungo e la cosa mi veniva naturale, così ho cominciato ad andare oltre il classico obiettivo di molti, ossia quello di correre una maratona sotto le 3 ore, cosa che poi peraltro ho fatto. Fino al 2018 mi dedicavo al Triathlon, poi solo corsa lunga”.

Come sei arrivato alla Lupatotissima? Pensavi di poter vincere il titolo italiano?

“Sono arrivato certamente con delle aspettative, ma più legate al risultato tecnico che non al titolo nazionale. Il mio obiettivo, quando mi presento alla partenza di una 24 ore, è riuscire a correre 250km”.

Addirittura?

“Si, può sembrare ambizioso, ma sono convinto che sia nelle mie possibilità. Certo con tutto quello che è successo quest’anno, la preparazione per questa gara non è stata ottimale”.

Difficoltà durante il lock-down?

“Non ho corso per circa un mese e mezzo, ricominciando praticamente da zero verso la metà di maggio. Per tutta l’estate non ci sono state gare, per cui non è stato facile trovare la condizione”.

Raccontaci la tua gara

“Premetto che vi sono diversi modi per affrontare una 24 ore. Alcuni decidono di correre, fermarsi un po’ a dormire e poi riprendere: è una scelta del tutto rispettabile, che però a mio avviso preclude la possibilità di arrivare ad un chilometraggio importante. Io non dormo durante la gara e generalmente la suddivido in tre parti: la prima parte dalla partenza fino al tramonto, la seconda parte in corrispondenza della notte e l’ultima dalle prime luci dell’alba fino al termine delle 24 ore di competizione”.

Avevi quindi programmato una sorta di tabella di marcia?

“Sì, certo”.

Com’è andata?

“Avevo in testa di correre i primi 100km alla media di 5.30/km. Sono passato intorno alle 9h06’, quindi in linea con l’obietttivo. Fino al 130°km mi sentivo bene, mi sono fermato soltanto una volta per un piccolo massaggio alla schiena. Al km 160 ero leggermente in ritardo sulla mia proiezione, ma stavo ancora discretamente. A quel punto ho avuto un problema di nausea, probabilmente non ho digerito qualcosa. Da lì in avanti non sono più riuscito a mangiare nulla e, senza carburante, la macchina non va avanti”.

Come l’hai gestita?

“Eh, se non riesci ad andare avanti, devi cercare almeno di guardarti indietro (ride, ndr). Quando sono arrivato al km 170 mi sono reso conto di avere un vantaggio consistente rispetto al secondo italiano nella classifica generale. Essendo ormai impossibile da raggiungere l’obiettivo dei 250km, ho cominciato a pensare al titolo italiano ed a come poterlo difendere”.

Una difesa non facile, viste le condizioni.

“Le ultime ore sono state durissime, ero completamente svuotato e non riuscivo più ad alimentarmi. Quando correre è diventato impossibile, ho stretto i denti e sono andato avanti camminando. Con le prime luci dell’alba, ho cercato di darmi un’ultima sveglia, pescando le forze residue che mi erano rimaste non so nemmeno io dove. Alla fine sono riuscito a conservare il mio vantaggio: quando ho superato i 200km sul volto mi si è aperto spontaneamente un sorriso enorme, lì ho capito di avercela fatta. Ho dato tutto, veramente tutto ciò che avevo”.

Stefano prima hai parlato di mesi difficili nella preparazione anche a causa della pandemia. In generale, però, come si prepara una gara del genere.

“Guarda, al contrario di ciò che si può pensare, concettualmente, la preparazione non è poi così diversa da quella di una maratona classica: oltre a far chilometri, infatti, si allena anche la qualità”.

Quindi ti alleni anche con le ripetute, ad esempio?

“Certamente si. Ripetute, sessioni a ritmo medio ed i cosiddetti lunghi. Nelle ripetute corro anche su ritmi di 3.20-3.30/km a seconda della lunghezza del lavoro. La differenza fondamentale sta nella lunghezza dei medi e dei lunghi. Per me il medio si svolge sulla distanza della maratona, che devo correre intorno alle 3 ore, mentre il lungo arriva anche a 70-80km ad una velocità prossima a quella del ritmo gara. In quest’ultima preparazione mi sono mancati un po’ i medi, avevo poca energia, forse questo è l’unico rimpianto che posso avere, se così possiamo dire”.

Quanto conta la testa in una gara del genere?

“Risposta scontata: tantissimo. E’ fondamentale al pari della preparazione fisica. Io mi preparo facendo meditazione, soprattutto nei giorni precedenti l’evento”.

Ci hai già detto che affronti la 24 ore senza dormire. Che cosa puoi dirci invece dal punto di vista dell’alimentazione?

“Su questo tema ti anticipo che io sono per certi versi un eretico. Anzi, meglio dire naif”. 

Spiegati meglio.

“Sono convinto che si possa correre senza far ricorso a gel o integratori vari, ma basandosi essenzialmente su ingredienti naturali. La natura ci offre tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Per questo motivo durante la gara io mi alimento con banane, frutta secca, uova e patate, questi ultimi due alimenti addizionati con sale. Per quando riguarda le bevande, mi limito ad acqua addizionata con maltodestrine pure. Avevo in passato provato una strada con una soluzione di acqua e succo di frutta, ma alla lunga mi dava problemi per cui l’ho abbandonata. Nient’ altro. Questa dell’alimentazione in gara è un po’ una sfida nella sfida”.

Il post gara invece come è stato?

“Dovendo riassumendo in una parola direi: odissea. Non riuscivo praticamente a camminare. Il ritorno a casa è stato piuttosto fantozziano: ci siamo spostati in treno per cui ti lascio immaginare il ritorno con tratta Verona-Milano prima e Milano-Torino poi. Per tutta la domenica non sono più riuscito a muovermi, poi pian piano le cose sono andate meglio. Sono già riuscito ad uscire per andare a festeggiare, cosa non scontata”.

Prima di parlare del futuro, vorrei fare un passo indietro, al periodo post lock-down. Tra Giugno e Luglio molti hanno imparato a conoscerti, anche sui social, per un’iniziativa che ha coinvolto i bambini e che ha avuto molto successo: il “Progetto Lo Sbarco”.

“Durante l’ emergenza sanitaria, la priorità è stata, giustamente, la cura delle persone malate, in gran parte anziane. Ritengo che in quelle settimane ci sia stata una categoria di persone che sofferto molto, ovvero i bambini, che si sono ritrovati isolati, privi del loro contatto con i coetanei, e catapultati in una vita che non conoscevano. Io ho tre figli, mi sono sentito in difetto nei loro confronti, ho pensato che si dovesse far qualcosa per favorire uno pseudo-ritorno alla normalità”.

Così è nato “Lo Sbarco”

“Le scuole estive a Torino avevano dei costi esorbitanti. Ho immaginato un’attività all’aria aperta, ma non un classico “centro estivo”, non solo animazione e balli di gruppo, bensì attività di qualità, come circo sociale, teatro ed altro. Allo stesso tempo non me la sentivo di chiedere soldi alle famiglie, per cui il finanziamento è arrivato tramite donazioni volontarie, dei genitori, certo ma non solo loro. Siamo partiti ad inizio Giugno: i primi giorni sono stati difficili, i bambini si contavano sulla punta delle dita, c’era diffidenza, paura, come è naturale che fosse. Pian piano però l’entusiasmo dei partecipanti è arrivato alle orecchie di altri genitori e la partecipazione è salita a velocità esponenziale: siamo arrivati a quasi 50 bambini di età compresa tra i 4 ed i 10 anni”.

E tu ci hai messo di mezzo anche la corsa.

“E’ stato un modo per dare visibilità al progetto. Ci siamo detti: dal 15 giugno al 31 luglio, dal lunedì al venerdì, sono circa 45 giorni. Se corro una mezza maratona al giorno sono circa 1.000km, una distanza adatta ad uno “sbarco”. E’ stato anche un modo per ritrovare un po’ di condizione. Ho corso sempre al Parco Dora a Torino, molta gente si è incuriosita, molti hanno dato sostegno economico al nostro progetto. I bambini mi hanno sfidato tutti i giorni alla “ricorsa”, ovvero un gioco in cui io mi prendevo due metri di vantaggio, sfidandoli a riprendermi. Si partiva ed i primi 200 metri dovevo sprintare per non farmi raggiungere (ride, ndr). E’ stata un’esperienza bellissima, dal punto di vista umano prima di tutto”.

L’ultima domanda è d’obbligo: obiettivi per il futuro

“Ci vorrebbe un’intervista solo su questo, io vivo di sogni ed obiettivi (ride, ndr)”.

Allora parlami dei primi 3 che ti vengono in mente

“Il primo è relativo al campionato italiano della 24 ore. Ho appena vinto il titolo e quindi intendo onorarlo e difenderlo al meglio delle mie possibilità Nel 2021 il campionato, salvo soprese, si terrà a Biella a fine Marzo. Ho davanti a me 6 mesi, è una finestra temporale adatta per preparare al meglio una gara del genere. Il secondo invece vorrebbe essere la trasposizione del progetto “sbarco” al mondo degli adulti, ovvero a persone in difficoltà. La corsa ha cambiato in meglio la mia vita: l’attività fisica può aiutare persone che non stanno bene, anche psicologicamente, a trovare un’ancora di salvezza, una via d’uscita. Mi piacerebbe poter collaborare su questo progetto anche con un’università, per darvi una sorta di valenza scientifica E’ difficile ed ambizioso, ma perché non provarci?”.

Ed il terzo?

“Il terzo più che un obiettivo è sogno ed è legato al Campionato del Mondo della 24 ore. Per le maratone e le 100km sono troppo lento, ma sulla 24 ore si può competere. Vorrei puntare ad un podio, magari nella prova individuale è difficile, ma nella classifica a squadre secondo me, come Team Italia, ce la possiamo giocare. Anzi, colgo l’occasione per dire che siamo un gruppo di atleti validi, persone, vere, ciascuno con una bella storia da raccontare. Dovremmo fare uno sforzo per parlarci di più e lavorare di più insieme su questo progetto”.

Sempre con in mente i 250km in 24 ore?

“Ovviamente si!”.