MotoGP, Rossi gira con la Mercedes di Hamilton: “Mi sono sentito un vero pilota di Formula 1”

Valentino Rossi - Foto Bruno Silverii

In un’esclusiva a Sky Valentino Rossi ha raccontato la giornata e mezza passata con Lewis Hamilton a Valencia. Il Dottore ha girato sulla Mercedes, mentre il pilota britannico ha provato la Yamaha del nove volte campione del Mondo. Queste le parole di un Rossi molto entusiasta: “E’ stato tutto indimenticabile, bellissimo, lo ricorderò per sempre. Siamo stati insieme per un giorno e mezzo, è stato davvero molto bello. Ero già un tifoso di Lewis, ora lo sarò ancora di più. Ci siamo divertiti, siamo stati a cena, abbiamo riso, ci siamo detti un po’ di stupidaggini… E poi provare questa macchina è fantastico, siamo al top del Motorsport”. Prosegue poi Rossi ai microfoni di Mara Sangiorgio: “E’ stato bello perché si è trattato di un test vero, durato tutto il giorno. Abbiamo provato tante cose, mi sono sentito per un giorno un vero pilota di F1, sono molto contento”. 

Il Dottore analizza poi la Mercedes, una macchina che definisce impressionante per velocità e potenza, questa la sua analisi: “Sono andato abbastanza bene da subito. Ero un po’ nervoso ma la macchina è bella da guidare, ti dà un bel feedback. E’ scomoda, dura, ma a parte questo è bella. Sono arrivato fino a un certo punto, poi da lì in avanti è complicato: bisogna sapere più cose, bisogna imparare, studiare. Sono comunque molto contento di com’è andata, anche perché l’ho riconsegnata tutta intera, e questa è una cosa importantissima…” Infine, gli aspetti che hanno stupito di più Valentino: “Il grip, la stabilità, la velocità quando ha il carico aerodinamico e la potenza, ossia i cavalli, l’accelerazione…Queste due cose sono impressionanti”.

Infine Rossi conclude l’intervista parlando di Hamilton sulla moto: “E’ stato bello girare con Hamilton, peccato non aver potuto fare ancora altri giri. Sono contento perché le condizioni non erano semplici, Valencia è sempre difficile, poi c’erano freddo e tanto vento. Ho avuto paura che non si divertisse invece alla fine l’ho visto bene, è migliorato. Gli ho detto un po’ di cose anche riguardo la posizione in sella, alla fine si è divertito e questa era la cosa più importante”. Chiosa con le difficoltà riscontrate dal pilota britannico: “Nella sua testa ha i riferimenti della macchina, in particolare la moto in frenata è molto diversa. Ma per la poca esperienza è andato molto forte”. 

 

 

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A 6 anni i primi calci a un pallone, a 12 le prime pedalate in sella a una Bianchi e non ci è voluto molto a capire che quelli erano i miei due mondi e che avrei dovuto raccontarli, scrivendo i gol dei campioni e le imprese degli eroi su due ruote. A 20 anni mi ritrovo a studiare presso la facoltà di Scienze della Comunicazione a Bologna