Hamilton è già una leggenda: ma i numeri da record non bastano

Lewis Hamilton - Foto Mercedes

Sette Mondiali come Michael Schumacher, 95 vittorie e 98 pole position come… Lewis Hamilton. Se per i titoli iridati ancora esiste un paragone tra il britannico e il Kaiser, Lewis è riuscito a stracciare i record di vittorie e pole monopolizzando un’intera era della Formula 1. Scelte vincenti, ciniche e precise hanno portato Hamilton a intraprendere il percorso da leggenda con poche difficoltà sul proprio cammino. La Mercedes ha rappresentato e rappresenta tuttora una vera e propria oasi per “re Lewis”, capace di scrivere intere pagine di storia pur non riuscendo a convincere l’intero mondo della F1.

Dalla critica ai piloti passando per i singoli appassionati di F1, sul conto di Hamilton c’è una forte spaccatura tra chi pensa che Lewis sia un campionissimo e chi invece lo ritiene soltanto un pilota fortunato. I numeri elencati in precedenza, infatti, non bastano per descrivere la grandezza di un uomo che di fatto ha cambiato la storia di questo sport. Anno dopo anno Hamilton si è migliorato trovando peraltro una svolta dopo quel beffardo campionato 2016 perso per mano del compagno Rosberg, poi ritiratosi rivelando di sentirsi “sfinito” nel confronto mentale con Lewis.

Per il titolo del 2008, al secondo anno in F1, si sono sprecati tanti complimenti per Hamilton grazie a un sorpasso all’ultimo respiro con cui è riuscito a beffare in classifica il ferrarista Massa. Dopodiché qualche prestazione d’autore e qualche sbavatura in McLaren hanno spinto il britannico ad accasarsi altrove trovando in Wolff una guida nel progetto “ibrido” della Mercedes. Dal 2014 in poi puro dominio, eccezion fatta per quel campionato perso per pochi punti. Hamilton ha dominato la scena e nel post Rosberg ha letteralmente demolito il finlandese Bottas, capace al massimo di strappargli qualche pole position e una manciata di vittorie senza mai convincere pienamente. Ed è proprio per la scarsa competitività del compagno finlandese che a Lewis ora non viene attribuito il massimo rispetto di essere il più grande.

C’è chi infatti, anche all’interno del paddock, pensa che con quella monoposto più o meno tutti i piloti sarebbero in grado di vincere il campionato. È la parola di Max Verstappen, non uno qualunque. L’uomo capace di mettere i bastoni tra le ruote alla Mercedes in un 2020 di puro dominio da parte del team tedesco. Ma se Verstappen è sfacciato e senza mezzi termini dice ciò che pensa, c’è chi sotto sotto pensa di poter essere migliore del sette volte iridato. Charles Leclerc non si espone ma la vittoria al Gran Premio d’Italia 2019 in un vero e proprio confronto mentale contro il britannico rappresenta un chiaro guanto di sfida a Lewis. E poi c’è chi come Lando Norris nemmeno dà troppo conto ai numeri da record, consapevole che essi sono frutto di una macchina fin troppo più forte degli avversari.

Nel 2021 Hamilton compirà 36 anni e spetterà a lui convincere ancora una volta i più scettici. Soprattutto i più giovani, desiderosi anch’essi di intraprendere lo stesso percorso del britannico. Ma attenzione, perché i problemi in futuro potrebbero arrivare proprio dall’ambiente Mercedes. Se Bottas non dimostrerà di essere all’altezza il team tedesco ha già pronta l’alternativa. Si chiama George Russell, campione del mondo nelle categorie propedeutiche e protagonista assoluto del Gran Premio di Sakhir in assenza di Hamilton causa Covid. Ma il futuro è tutto ancora da scoprire e nel presente la F1 celebra la grandezza del britannico. In fondo i numeri parlano chiaro e Hamilton non ha bisogno di alcuna conferma. Lewis è già una leggenda e forse solo il tempo potrà convincere pienamente l’intero mondo della F1 senza catalogare come fuori luogo i paragoni con i vari Schumacher, Senna e Fangio.

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Nato ad Oristano il 2 aprile 1994. Dalla Formula 1 al calcio, passando per tennis, sci alpino e NHL: semplicemente un malato di sport con tanti sogni nel cassetto.