F1, top&flop del Mondiale 2018: le pagelle dei 20 piloti

Sebastian Vettel, Lewis Hamilton e Max Verstappen Sebastian Vettel, Lewis Hamilton e Max Verstappen - Foto niname, Jen_Ross83 & steve - CC-BY-SA-2.0

Da Melbourne ad Abu Dhabi, un lungo viaggio di 21 tappe in giro per il mondo alla conquista del titolo iridato. Lewis Hamilton trionfa per la quinta volta in carriera e si aggiudica il Mondiale 2018 di Formula 1 davanti a Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen. Chi ha impressionato e chi ha deluso maggiormente? Analizziamo la stagione dei 20 piloti, top&flop.

LE PAGELLE DEL MONDIALE 2018

1° – LEWIS HAMILTON (408 pts, Mercedes): 10 e lode – Stagione perfetta per il pentacampione britannico: commette un errore in tutta la stagione, durante le qualifiche del GP di Germania, che poi il giorno dopo (tra le polemiche, ma conta poco) è andato a vincere. 11 vittorie su 21 Gran Premi, 11 pole position su 21 qualifiche, cosa si vuole dire a uno con questi numeri? Distrugge psicologicamente Vettel, il quinto titolo è meritatissimo, poco da dire. L’anno prossimo sarà una lotta presumibilmente ancora più dura contro Vettel, Leclerc e Verstappen. Nel frattempo, comanda ancora lui. Bellissimo l’omaggio che fa con Vettel nei confronti di Alonso ad Abu Dhabi.

2° – SEBASTIAN VETTEL (320 pts, Ferrari): 7 – Voto che è la via di mezzo tra un 9 per le magie mostrate e il 5 per gli errori pacchiani commessi soprattutto a Hockenheim e Monza. Il tedesco, quando c’è con la testa, è il solito martello a livello di Hamilton, ma in questa stagione ha buttato via parecchi punti per colpe esclusivamente sue. L’anno prossimo avrà Leclerc in casa, avversario sicuramente di tutt’altra pasta rispetto a Räikkönen, non tanto come valore assoluto, quanto come fastidi che può arrecare al primo pilota. Sicuramente, però, qualcosa avrà imparato dagli errori di questa stagione. Dona spettacolo insieme ad Hamilton omaggiando Alonso all’ultima gara.

3° – KIMI RÄIKKÖNEN (251 pts, Ferrari): 8 – È autore della sua migliore stagione da quando è rientrato in Formula 1 e con meno problemi tecnici avrebbe davvero potuto insidiare Vettel in classifica piloti. Mostra una costanza che negli ultimi anni sembrava smarrita, disintegra il connazionale Bottas (seconda guida del team rivale) – che precede nonostante abbia più zeri per ritiri tecnici e per l’incidente di Spa in cui lui non aveva colpe – e si toglie anche lo sfizio di vincere un Gran Premio, ad Austin, mandando in visibilio i tifosi Ferrari in un momento da operazione nostalgia, dopo aver sfiorato il successo anche a Monza, dove è stato oggetto di un bel tributo da parte del pubblico italiano. La prossima stagione lo attende una nuova avventura nel team che lo lanciò, la Sauber, dove dirigerà lo sviluppo della vettura da pilota esperto e farà da chioccia a Giovinazzi.

4° – MAX VERSTAPPEN (249 pts, Red Bull): 8,5 – Inizia la stagione in versione Versbatten, perdendo così una marea di punti. L’affidabilità della sua vettura, peraltro, non lo aiuta. Da Montréal, però, arriva la svolta: l’olandese è il pilota che è più cresciuto nel corso della stagione, parallelamente allo sviluppo della sua Red Bull che a fine campionato arriva a giocarsela con Mercedes e Ferrari. Raggiunge il picco con la vittoria in Messico e lo “scippo” di Ocon in Brasile che lo priva di un ulteriore primo posto. Se si manterrà su questo livello e Honda farà il suo dovere, l’anno prossimo ci sarà anche lui.

5° – VALTTERI BOTTAS (247 pts, Mercedes): 6 – La più grossa delusione tra i top team. È l’unico a non riuscire a vincere un Gran Premio, viene distrutto dal rivale Räikkönen, è autore di una sola pole position (peraltro a Sochi, dove va fortissimo), non riesce a gestire le gomme. Viene relegato al ruolo di protettore di Hamilton e la sufficienza se la prende proprio per come ha reso in quel ruolo: fa ciò che la Mercedes gli ha chiesto. Troppe volte, però, è stato l’ultimo tra i piloti dei top team e anche per distacco. Lui stesso ha reputato il 2018 la sua peggiore stagione in carriera e per il prossimo anno deve darsi una svegliata: Ocon gli soffierà sul collo per prendergli il posto.

6° – DANIEL RICCIARDO (170 pts, Red Bull): 7,5 – Purtroppo per lui, da quando ha annunciato il passaggio in Renault, non gliene è andata bene mezza. Dopo una prima parte di stagione ottima, colmata con la vittoria a Montecarlo, non ha più assaporato la gioia del podio ed ha dovuto abbandonare anzitempo la compagnia per ben sei volte, di cui cinque a causa di problemi tecnici (la sesta è stato l’incidente a Spa, di cui lui non ha colpe). In Renault sarà primo pilota indiscutibilmente, ruolo che Red Bull non poteva dargli preferendogli Verstappen e affiancherà Hülkenberg, con l’obiettivo di iniziare a lottare per qualche podio.

7° – NICO HÜLKENBERG (69 pts, Renault): 7 – È il primo al di fuori dei top team, come è stato per molte volte durante la stagione. La Renault cala alla distanza, ma lo fa anche la Haas, sua rivale per il quarto posto, quindi a fine stagione lo si vede meno. Si dimostra superiore a Sainz per la maggior parte dell’anno, del resto la classifica parla chiaro. Unica macchia vera della sua stagione è l’incidente di Spa, da lui causato, che in un colpo solo mette fuori gioco Alonso, Leclerc, Hartley, Räikkönen e Ricciardo. Brutto anche il botto con Grosjean ad Abu Dhabi.

8° – SERGIO PÉREZ (62 pts, Force India): 7 – La situazione in casa Force India in questa stagione è stata difficile, tanto che fino a Spa non sapevano neppure se avrebbero corso il GP successivo. Lui salva la squadra insieme a Lawrence Stroll (il papà di Lance) e in segno di riconoscenza decidono di tenerselo per la stagione successiva. La sua stagione è dai due volti: in qualifica viene massacrato da Ocon, ma in gara è più concreto del francese ed ottiene anche l’unico podio di un team al di fuori dei tre top team, a Baku, con un gran 3° posto. Anche per lui c’è una macchia, ossia il GP di Singapore, gara dove ha corso con la testa spenta. L’anno prossimo lo aspetterà, con ogni probabilità (non è ancora ufficiale), il figlio del capo, Stroll.

9° – KEVIN MAGNUSSEN (56 pts, Haas): 7 – Anche per lui una stagione ottima rispetto alle aspettative. Fa molto meglio di Grosjean e raccoglie ben 19 punti in più del francese, dimostrandosi più concreto di lui in gara. Non riesce a togliersi quel vizio di chiudere le traiettorie all’ultimo momento, ma pare non abbia nemmeno intenzione di provare a farlo, quindi, dopo Hülkenberg la scorsa stagione, si fa diversi “amici” anche quest’anno, su tutti Alonso e Leclerc. Tuttavia, a differenza dell’annata precedente in cui si trovava sino all’ultimo sulla graticola, dimostra a suon di prestazioni di meritarsi il posto che occupa. Nella seconda parte di stagione la sua vettura cala di rendimento e si ritrova a lottare a centro classifica, ma riesce più volte ad arrivare a punti comunque.

10° – CARLOS SAINZ (53 pts, Renault): 6,5 – Poco di diverso da dire rispetto al suo compagno, se non che il più delle volte gli resta dietro, da qui il mezzo voto in meno. È autore di una stagione tutto sommato discreta, ma il distacco di 16 punti da Hülkenberg resta pesante. L’anno prossimo lo si vedrà in McLaren, al posto di Alonso: vedremo cosa riuscirà a fare nel team di Woking.

11° – FERNANDO ALONSO (50 pts, McLaren): 7 (10 alla carriera) – Alla guida di una vettura pessima e che non riceve aggiornamenti significativi dal GP di Spagna, lo spagnolo accumula la maggior parte dei suoi punti prima di Barcellona e vive di rendita a livello di classifica su quelli, pur mostrando la sua sempre presente voglia di lottare nonostante si trovi nelle retrovie. Riesce nell’impresa di centrare il Q3 in un paio di occasioni, sconfigge con un perentorio 21-0 Vandoorne nelle qualifiche: memorabile il boato che si prende a Silverstone per aver concluso la Q1 in prima posizione rifilando un secondo a Hamilton perché si era asciugata la pista mentre girava lui. Degna di nota la prima gara in Australia, quando si classifica 5°; in generale arriva a punti nei primi 5 GP, poi non va oltre qualche settimo e ottavo posto in mezzo a cinque ritiri e diverse gare senza punti. Il confronto con Vandoorne in classifica parla chiaro: 50-12 a suo favore. Bellissimo il tributo – non preparato – che Hamilton e Vettel gli riservano dopo la bandiera a scacchi ad Abu Dhabi: i tre si ritrovano sul rettilineo a fare i donuts dopo che il campione 2018 e il vice lo hanno accompagnato per tutto il giro d’onore. Spettacolo di altri tempi. Ci mancherai, Fernando.

12° – ESTEBAN OCON (49 pts, Force India): 6,5 – Vale un po’ lo stesso discorso fatto con Sainz e Hülkenberg nei confronti però di Pérez, ma qui c’è anche qualcosa da aggiungere: non piace lo scansarsi palesemente per favorire un pilota di un’altra scuderia (Hamilton a Montecarlo), così come non ci sta lo sdoppiarsi non in sicurezza a Interlagos per andare poi a colpire il leader (sebbene la colpa, in questo caso, non sia totalmente sua). L’anno sabbatico che lo aspetta sembra più un giusto contrappasso per il suo comportamento in questa stagione, perché se fosse solo per la velocità non meriterebbe di stare fuori dal circus. Si spera che questo anno sabbatico gli faccia bene e rifletta, per poi rivederlo in pista ancora più forte nel 2020.

13° – CHARLES LECLERC (39 pts, Sauber): 7,5 – È senza dubbio, come anche la sua monoposto, la più bella sorpresa della griglia. Il monegasco dimostra di meritarsi l’approdo in Ferrari nella prossima stagione, con una progressione di crescita spaventosa. Massacra Ericsson sia in qualifica che in gara e a fine campionato arriva a lottare praticamente fisso per la parte bassa della zona punti, quando la Sauber avrebbe dovuto fare un campionato di bassa classifica. L’anno prossimo lotterà coi grandi e già a fine stagione ci ha avuto a che fare in qualche occasione: con Vettel, con Hamilton, con Verstappen. Charles li rispetta, ma non li teme: vedremo come reagirà a una grande macchina e a una grande squadra.

14° – ROMAIN GROSJEAN (36 pts, Haas): 6 – La sua stagione è complessivamente sufficiente, ma Magnussen fa molto più di lui e se la Haas chiude al quinto posto anziché al quarto – che era alla portata – le colpe sono sì di un calo di competitività della vettura nella seconda parte della stagione, ma anche sue: ha buttato via diverse occasioni per fare punti pesanti, Baku su tutte e il distacco pesante rimediato dal compagno danese ne è la dimostrazione. Sicuramente ha fatto meglio del 2017, dove lottava solo con i suoi fantasmi e coi freni della sua Haas, ma per l’anno prossimo – considerando anche la sua esperienza – ci si aspetta parecchio di più da lui.

15° – PIERRE GASLY (29 pts, Toro Rosso): 7 – La sua vettura è più un laboratorio viaggiante della Honda che non una monoposto vera e propria e il francese mostra tutto il suo talento capitalizzando tutte le poche buone occasioni che ha avuto, soprattutto a inizio stagione: il 4° posto in Bahrain è tanto inaspettato quanto meritato. Per il resto, quelle poche volte che non ha salutato la compagnia ha avuto una vettura ben poco competitiva, da lotta con la sola McLaren per non mantenere il penultimo posto nelle gerarchie di competitività. L’anno prossimo sarà sostituito dal rientrante Kvyat, mentre lui sarà coi grandi al posto di Ricciardo. Sarà interessante il confronto con l’altro debuttante tra i big, ossia Leclerc.

16° – STOFFEL VANDOORNE (12 pts, McLaren): 5,5 – Troppe ombre e poche luci per il belga. La sua vettura è ai limiti dell’inguidabile, ma rispetto ad Alonso – che comunque sopperisce con l’esperienza, oltre al talento innato – non esiste proprio. Qualche buona gara, come il Messico, l’ha anche fatta, ma il confronto resta impietoso; lui sembra il fantasma di sé stesso anche rispetto al 2017 e non è quindi così tanto campata in aria la decisione di Zak Brown di metterlo alla porta. Peccato, perché il talento ce l’ha di sicuro e nemmeno poco, lo ha dimostrato in diverse serie minori, ma deve prima ritrovarsi a livello mentale: la testa fa molto.

17° – MARCUS ERICSSON (9 pts, Sauber): 6 – Lo svedese è autore di quella che, senza dubbio, è la sua migliore stagione in carriera, ma viene messo comunque alla porta. Non vale per nulla quanto Leclerc e un paio di gare migliori del monegasco non gli valgono la riconferma in un team che oggi, col supporto di Ferrari e con lo sponsor Alfa Romeo, non necessita più dei suoi soldi. Spiace vederlo triste fissare la sua monoposto fuori dal box prima dell’ultimo GP di Abu Dhabi, ma la sua carriera non finisce: l’anno prossimo lo vedremo in Indy Car e la sua monoposto sarà guidata da Giovinazzi. In questi anni dimostra di non demeritare la Formula 1, ma anche che – essendoci pochi posti nel circus – paradossalmente ci sono comunque piloti che erano/sono rimasti fuori a meritare più di lui.

18° – LANCE STROLL (6 pts, Williams): 5 – Se la FW41 è una vettura inguidabile, le colpe sono anche sue. Con solo un anno di esperienza non può avere la pretesa di fare il primo pilota e di indirizzare lo sviluppo di una monoposto disastrosa. La differenza, come la scorsa stagione, lui la fa a Baku, dove si classifica 8°, ma l’unica gara in cui la Williams va decentemente è, non a caso, Monza, tracciato dove il telaio conta quasi zero e quando sia lui sia Sirotkin arrivano a punti. Non è un caso. Per il resto, occupa sempre una delle ultime quattro piazzole in griglia di partenza e riesce a lottare alla pari solo col compagno, con Vandoorne e Hartley. Troppo poco. Probabilmente l’anno prossimo andrà in Force India: vedremo qualcosa in più del suo valore.

19° – BRENDON HARTLEY (4 pts, Toro Rosso): 5,5 – Il pilota non si mette in discussione, del resto uno che vince due campionati del mondo WEC e una 24 ore di Le Mans scarso non può essere. Probabilmente, però, la Formula 1 non è il suo mondo. Se da una parte è vero che non si è trovato nella migliore delle situazioni, ossia che la Toro Rosso correva solo per fare esperimenti sul motore Honda per conto di Red Bull, dall’altra parte Gasly ha reso molto più di lui. Era quindi lecito aspettarsi un miglior contributo da parte del neozelandese.

20° – SERGEJ SIROTKIN (1 pt, Williams): 5 – Disastrosa l’esperienza del russo in Formula 1. La vettura è di gran lunga la peggiore del lotto, lui è debuttante e ciononostante a volte se la gioca alla pari con Stroll. Di più non può fare, ma non basta comunque. Di lui si ricordano il punto a Monza e i muscoli mostrati a Singapore (e ciononostante ha terminato ultimo pure lì), quando crea un trenino di piloti dietro di lui facendo impazzire Pérez. Per il resto poco da dire: quasi sempre in fondo alla griglia e anche alla classifica di gara. L’auto è pessima, ma anche la line-up Williams della prossima stagione, ossia Russell-Kubica, sulla carta è superiore a quella di questa stagione.