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F1, Hamilton contro Vettel e gli 88 punti di distacco: un duello di 21 GP da brividi

Sebastian Vettel e Lewis Hamilton - Foto Lukas Raich - CC-BY-SA-4.0

Vettel o Hamilton? La grande sfida di questa stagione tra Seb ed Lewis è stata equilibrata a livello tecnico: per certe gare è stata superiore la Ferrari del tedesco, in altre la Mercedes dell’inglese. Tralasciando i possibili errori strategici del muretto – che possono avere certamente inciso, ma hanno un peso minore all’interno degli 88 punti finali che hanno diviso i due – raramente come quest’anno la differenza l’hanno fatta i piloti. Se da una parte, infatti, Hamilton è stato praticamente perfetto, dall’altra Vettel ha alternato grandi magie ad errori tante volte banali, a dimostrazione di come Hamilton lo abbia demolito psicologicamente. Andiamo a vedere nel dettaglio.

AVVIO ROSSO – In Australia Vettel accusa un distacco pesante in qualifica da Hamilton e si schiera 3° dietro anche al compagno Räikkönen. In gara il finlandese tiene il passo dell’avversario, ma senza riuscire ad attaccarlo e dopo la sosta dei due le posizioni rimangono invariate. Alla Haas avvitano male una gomma a Grosjean, che è costretto a fermarsi lungo la pista: con la Virtual Safety Car Vettel è bravo a mantenersi vicinissimo al delta e a sfruttare la pit lane – esente dai limiti di velocità e di tempo – per guadagnare parecchio e tornare in pista ancora davanti a tutti. Riesce poi a difendersi e a vincere il GP. Al secondo appuntamento in Bahrain il tedesco compie un vero e proprio capolavoro, inducendo la Mercedes a gestire le gomme facendo pensare a una seconda sosta quando in realtà in Ferrari decidono di non fermarsi più. Quando Mercedes se ne accorge è tardi, Bottas prova all’ultimo giro ad attaccare il tedesco, ma non ci riesce. Hamilton in questa gara è più lento del compagno e chiude 3°.

RED BULL TERZO INCOMODO – In Cina arrivano i primi punti persi da Vettel, che è però totalmente esente da colpe: le Red Bull, dopo aver sfruttato una sosta con Virtual Safety Car, sono velocissime: Ricciardo si porta rapidamente in testa, mentre Verstappen ne combina di ogni: prima tenta di attaccare Hamilton per il 4° posto e va lungo due volte, riesce finalmente a superarlo e poi entra a kamikaze su Vettel al tornantino, mandandolo in testacoda e distruggendogli parte della monoposto. Hamilton ne approfitta per passare entrambi e chiudere 4° (superato anche da Räikkönen), mentre il ferrarista, con la vettura danneggiata, viene passato anche da Hülkenberg e Alonso, finendo 8°.

PRIMO SIGILLO DI LEWIS – A Baku arriva un altro risultato non positivo per Vettel: il tedesco domina la gara fino a quando Verstappen decide di frenare in faccia al proprio compagno (incidente che forse, finalmente, lo ha fatto crescere), causando l’ingresso della Safety Car. Vettel e Hamilton, che fino ad allora erano davanti a tutti e duellavano a suon di giri veloci, rientrano entrambi, ma Bottas prosegue. Alla ripartenza, a quattro giri dal termine, Vettel tenta il sorpasso ai danni del finlandese, ma arriva lungo in curva 1 e spiattella le gomme, venendo così passato da Hamilton e da Räikkönen e, con le gomme rovinate, al giro successivo anche da Pérez. Lo svantaggio dall’inglese, però, aumenta ancora in virtù di una foratura che colpisce Bottas all’ultimo giro, permettendo a Hamilton di vincere.

BOTTA E RISPOSTA – Nel quinto round in Spagna non c’è storia: Ferrari sbaglia l’assetto e Mercedes domina in lungo e in largo con Hamilton, mentre Vettel è solo 4°, alle spalle di entrambe le Frecce d’Argento e di Verstappen. A Montecarlo Vettel può tentare il colpo gobbo grazie anche agli errori di Hamilton in qualifica, costretto a scattare molto indietro, ma Ricciardo gli rovina i piani: l’australiano domina il weekend e riesce a vincere nonostante dei problemi tecnici, precedendo di un soffio il tedesco che non trova pertugi. L’inglese, però, con un’ottima strategia, riesce a salire sul podio alle spalle del rivale. In Canada, però, il ferrarista torna sul gradino più alto del podio, vincendo e convincendo. Hamilton, con una vettura tediata da problemi al motore, fa quel che può e chiude 5°, riuscendo a rimanere lontano dai guai.

ALTALENA DI EMOZIONI – Se quello di Baku poteva essere un errore millimetrico dettato dal tentativo di riprendersi la leadership, al Paul Ricard si assiste al primo vero sbaglio di Vettel: al via arriva lungo in curva 1 e centra Bottas, rovinando la gara di entrambi. Hamilton, a questo punto, stravince su Räikkönen, mentre il tedesco è solo 5°, quando avrebbe potuto battagliare con l’inglese direttamente. In Austria la Mercedes incappa in un clamoroso doppio ritiro per problemi tecnici, ma né la Ferrari né Vettel ne approfittano: vince Verstappen davanti a Räikkönen e il tedesco perde dieci punti potenziali importantissimi. A Silverstone potrebbe esserci un’altra occasione per assistere allo scontro tra Vettel e Hamilton, ma anche qui non accade: al via Räikkönen sperona Hamilton. Vettel, preceduto dopo la sosta da Bottas, si inventa un super sorpasso ai danni del finlandese e riesce a vincere, ma Hamilton, furioso e in rimonta, ha la meglio su Räikkönen e riesce ad arrivare 2°.

LA PIOGGIA AFFONDA LA FERRARI – A Hockenheim c’è l’unico errore vero ed esclusivo di Hamilton in questa stagione: durante le qualifiche sale troppo bruscamente sul cordolo di curva 1 rovinando il fondo della vettura ed intaccando anche il motore che si spegne, escludendolo dalla Q3. In gara il tedesco domina, finché poco dopo la metà del GP inizia a piovere. Hamilton è probabilmente il migliore in questa condizione e Vettel tira al massimo mantenendo gli stessi tempi e accumulando un grande vantaggio su Bottas, ma successivamente si schianta da solo nel Motodrom e Hamilton riesce pure a vincere, ampliando nettamente il proprio vantaggio. In Ungheria ancora la pioggia la fa da padrona in qualifica e le Mercedes monopolizzano la prima fila davanti alle Ferrari. Bottas in gara fa bene il tappo ed Hamilton fugge; tuttavia, quando Vettel riesce a mettergli le ruote davanti, non esita a tamponarlo (e lo stesso farà con Ricciardo poco dopo). Hamilton guadagna così altri 7 punti sul rivale, che giunge 2°.

IL RIENTRO DALLE VACANZE – A Spa è bravo Vettel a sorpassare Hamilton al Kemmel al primo giro poco prima della neutralizzazione della corsa per l’incidente Leclerc-Alonso e lo tiene a bada vincendo. A Monza Räikkönen ruba la pole al compagno e al via non lo agevola (comprensibilmente): Vettel vuole strafare e si tocca con Hamilton mentre questi tenta il sorpasso alla Roggia; scende così in fondo e rimonta fino al 4° posto, ma non basta ancora.

HAMILTON STACCA VETTEL – A Singapore manca di performance la Rossa e Vettel chiude solo 3°, con Hamilton che già da Monza ha inaugurato il suo autunno personale. Anche in Russia non c’è gara e Bottas si scansa per far passare il compagno: Hamilton vince, Vettel è 3°. A Suzuka Vettel ha un altro contatto ravvicinato, stavolta con Verstappen alla Spoon e, ancora una volta, si gira solo lui e conclude poi 6°, con Hamilton ancora davanti a tutti. Lo stesso avviene ad Austin con Ricciardo e l’esito è sempre quello: testacoda. Autore di una rimonta, non riesce a fare meglio di 4° e a tenere il campionato matematicamente aperto è Kimi Räikkönen, che vince per l’ultima volta alla guida della Ferrari.

LA CHIUSURA – In Messico domina Verstappen e vince, ma Ferrari c’è e va molto più forte di Mercedes, con Vettel che tenta – riuscendoci – di arrivare secondo ed Hamilton che, invece, è preoccupato per il titolo e riesce a portarselo a casa qui in mezzo alla folla urlante. La vittoria regalata da Ocon ad Hamilton tamponando Verstappen in Brasile con una Ferrari incolore e il saluto finale di Abu Dhabi (2 vittorie di Hamilton con Vettel 6° in Sudamerica e 4° a Yas Marina) sono un semplice corollario.

In conclusione, Hamilton ha dominato il Mondiale, mentre Vettel è stato trascinato dall’inglese nel baratro e l’ha gestita un po’ male: gli 88 punti di ritardo finale lo dimostrano.