Sulle ali del galoppo: Simona Scanni – non vedente – a cavallo (da sola) sul suo Giove

Simona Scanni

Ci sono delle storie che sanno raccontare la forza della passione con poche parole, d’impatto come una cascata. Realtà straordinarie, che sembrano di super eroi, ma che – vissute nella quotidianità – diventano quasi un’abitudine.

Sì, perché per i frequentatori del Centro Equestre Roma ASD di Ostia Antica (RM), è diventata normalità salutare Simona Scanni – classe 1963, diventata non vedente a causa della patologia pseudoxantoma elastico – mentre accompagna da sola il suo cavallo Giove nel paddock, quando lo pulisce, sella e dissella in completa autonomia o trotta da sola nel rettangolo da dressage seguita dal fidato istruttore Alberto (de Giorgio, istruttore federale e direttore tecnico della struttura).

Sembrano due mondi incompatibili: l’Equitazione al buio, insieme al cavallo, un animale volubile, sensibile, con le sue paure, a volte difficile da gestire anche per atleti esperti: quando è spaventato, non convinto di “quel” percorso… è complesso farlo ragionare.

Viene da provarci: seduta, con gli occhi chiusi, afferro delle redini immaginarie con i polsi semichiusi e penso di affidarmi al passo del cavallo. Riapro gli occhi. Giro la testa, destra, sinistra. Li richiudo e figuro nella mia testa i passi per uscire dalla stanza in cui mi trovo e di raggiungere – non so – il negozio appena fuori casa. Mi sembra un’impresa.

Simona, con semplicità costruita gesto dopo gesto, ha raggiunto la familiarità dei movimenti per tutte le attività di cura del suo Giove, affettuoso e pigro Appaloosa dal manto vellutato.

Con lui comunico moltissimo con la voce e con i suoni che sa riconoscere. Lo tocco dappertutto – spiega Simona – so che di lui mi posso fidare, non mi farebbe mai del male. Posso infilare la mia mano tra i suoi denti per posizionare l’imboccatura, percorrere il pendio della sua groppa per sapere dove appoggiare la sella. Ascolto il suo respiro e i suoi movimenti per comprendere il suo stato d’animo. Sono serena con lui e su di lui, anche se a volte fa un po’ il “maleducato” perché si spaventa o si insospettisce e in quel caso, si, ho paura. È un animale grande e ricordo quando all’inizio di tutto il mio percorso equestre (quando ero vedente) avevo timore di avvicinarmi a quelle maestose creature che mi intimidivano con la loro altezza”.

Ma la paura nulla può contro un amore così.

Insieme al mio istruttore sto facendo notevoli miglioramenti – racconta Simona – lui mi trasmette tanta fiducia, non mi forza nelle azioni, costruiamo insieme i tempi dei movimenti e risolviamo i miei dubbi.

Quando ho iniziato, sognavo infinite passeggiate per due nel verde dei boschi; oggi il mio obiettivo è eseguire la mezzavolta o la diagonale (figure equestri) in modo corretto.

Alberto è esigente – Simona ride – vuole che il lavoro sia di qualità e che il mio cavallo sia efficiente in risposta alle mie indicazioni. Io il circolo me lo immagino, mentre lo eseguo, lo disegno con la mente: il mio istruttore spesso mi dice che viene meglio a me che ad altri suoi allievi”.

I progressi in sella sono molti.

“È una nuova esperienza per me come istruttore – commenta Alberto – che vivo con molta soddisfazione perché ora Simona riesce a fare ciò che desidera sul suo cavallo. La mia voce è la sua guida, a cui lei si affida completamente in sella. La parte più importante del lavoro con lei è quella delle indicazioni preliminari per la costruzione mentale dell’esercizio da eseguire, preparandola al meglio alle azioni che dovrà svolgere. Sono contento perché siamo arrivati ad un punto delle lezioni in cui mi sento libero di “osare” nelle richieste, facendo sempre un “piccolo passo” in più perché in tre (Simona, Giove ed io) riusciamo ad ottenere degli ottimi risultati.

Un aspetto molto particolare – conclude l’Istruttore – è che Giove sembra quasi capire il significato delle mie parole: ormai quando dico ‘trotto’ o ‘passo’ lui esegue da solo la transizione. I cavalli sono animali eccezionali”. 

Oltre al miglioramento tecnico, Simona ambisce a recuperare la sicurezza originaria in sella e la padronanza dei movimenti.

“Mi sento già ‘un’altra’ – aggiunge – quando passeggio con Giove alla longina. In questo aspetto un ruolo importante è stato svolto dalla direzione del mio Circolo Ippico (Scuola riconosciuta di Equitazione e centro affiliato alla Federazione Italiana Sport Equestri) che mi ha accolta senza nemmeno un “ma”, nessuna incertezza. Solo come una cliente con le sue esigenze: mi hanno facilitata con piccole/grandi accortezze dedicate, con grande semplicità e naturalezza. Questo non è facile da trovare. E poi ho trovato Alberto… che mi ha riportata sulle ali del galoppo insieme al mio fedele compagno Giove”.