Biathlon

Simpatica, bella e intelligente: con la Wierer l’Italia scopre il fascino del biathlon

Dorothea Wierer - Ostersund 2015 - Photo Serge Schwan

Il mio primo articolo pubblicato su un giornale l’ho scritto sul biathlon, la mia prima intervista in tv l’ho fatta, secoli fa, all’allora commissario tecnico della nazionale Ubaldo Prucker. In sostanza il biathlon fa parte della mia vita professionale e non. Per questo sport ho gioito (non troppe volte ma intense), spaccato telecomandi, imprecato e sofferto (troppe volte), preso insulti dai colleghi perché, invece del solito calcio, guardavo questa strana disciplina composta da fondo e tiro.

Ho provato a convincerli, non sempre con risultati eclatanti, ma per fortuna meglio di me ci sono riusciti gli amici e colleghi di Eurosport che hanno allargato la base con le loro telecronache. Adesso è arrivato il tempo delle rivincite soprattutto grazie alle prestazioni straordinarie di Dorothea Wierer, che sta scrivendo pagine di storia una dietro l’altra. La ragazza di Anterselva (il tempio azzurro del biathlon) ha tutto per diventare una delle sportive azzurre più popolari. Bella, come vuole la tradizione storica di questo sport (vedi Nathalie Santer per l’Italia e Magdalena Neuner, la più grande di sempre), intelligente e tremendamente simpatica.

Di lei colpisce la serenità: capace di sorridere anche quando ai mondiali ha perso di un’inezia una medaglia di bronzo che sembrava certa, capace di sdrammatizzare alla vigilia di appuntamenti importanti. Quando arriva al poligono, dove regala prestazioni spettacolari, dice di non pensare a nulla. Non so se sia vero ma visti i risultati accettiamo la spiegazione senza battere ciglio. Dorothea non è sola. Alle sue spalle c’è una squadra solida con Karin Oberhofer, Federica Sanfilippo, la giovane Lisa Vittozzi e spero ancora nel rientro a buoni livelli di Nicole Gontier (altra ragazza dalla simpatia prorompente).

Il 6 febbraio 2016 verrà ricordato per sempre anche da Dominik Windisch. Altro prodotto di Anterselva, fratello d’arte (Markus è stato per anni in nazionale), Domme ha preceduto Dorothea di qualche ora sul gradino più alto del podio di Canmore. Vero mancavano i norvegesi doc ma rimane una vittoria fantastica nel giorno più bello della storia del biathlon azzurro in coppa del mondo.

SportFace