Il Manchester City se la ride, gli altri protestano: ma che importanza avrà il FPF?

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Concetti giusti e sacrosanti, l’applicazione un po’ meno. Il metro di “controllo” della parte ricca del calcio europeo è stato smontato con una sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport. Nel confronto con il Manchester City la Uefa ne esce con le ossa rotte e per il futuro la regolarità del sistema del fair play finanziario è davvero un rebus. In un’estate dove tanti club apparentemente avrebbero dovuto rinunciare agli acquisti a seguito della grave crisi economica post Covid-19, il calciomercato inizia a entrare prepotentemente in scena con cifre da capogiro. Ma a fronte di una situazione del tutto eccezionale la Uefa si è adeguata cercando di togliere, il più possibile, alcune restrizioni ritenute inutili o poco necessarie dalla stragrande maggioranza dei club.

Ciò che preoccupa, però, è la direzione intrapresa dalla federazione europea, sbugiardata al primo confronto acceso direttamente dal Tas di Losanna con una squalifica di due anni completamente cancellata e un’ammenda da 30 milioni di euro ridotta a soli 10 milioni, briciole per i ricchi proprietari dei Citizens. È così che nel day-after il Manchester City può sorridere e lo fa soprattutto con il proprio tecnico Pep Guardiola che in conferenza pre Bournemouth si toglie qualche sassolino dalla scarpa. “Sono incredibilmente felice per la decisione del Tas che ha mostrato che tutto ciò che tante persone hanno detto era falso, siamo riusciti a difendere sul campo ciò che abbiamo vinto sul campo – le parole del tecnico -. La mia situazione è sempre stata chiara, l’ho detto mesi fa. Sarei rimasto comunque, non mi importava della Champions League. Alcuni in Inghilterra pensavano che il City dovesse retrocedere in League Two, sarei rimasto anche in quella lega“.

Pep se la ride, gli altri un po’ meno. Dure le reazioni soprattutto nel mondo del calcio inglese dove la concorrenza per l’accesso alle coppe europee ogni anno diventa sempre più complicata. Ad attaccare senza mezzi termini ci pensa José Mourinho, allenatore del Tottenham, che definisce “vergognosa” la decisione del Tas: “È una decisione vergognosa perché se il City non è colpevole non viene sanzionato con 10 milioni di euro – ha spiegato il tecnico degli Spurs -. Se non sei colpevole non dovresti avere una multa. Se sono colpevoli anche la decisione è vergognosa e dovresti essere bandito dalla competizione. Non so se il Manchester City sia colpevole o no, ma in entrambi i casi è una decisione vergognosa“.

Meno dura e un po’ più condivisibile è la reazione del campione d’Inghilterra Jurgen Klopp. Più che guardare alla mera cancellazione della squalifica, il tecnico dei Reds innalza qualche dubbio sul sistema del fair play finanziario. Una strada da seguire, sì, ma tutti o nessuno. “Non so neanche se posso rispondere, è una questione delicata – ha spiegato Klopp -. Non è stato un bel giorno per il calcio, a essere onesti. Il Fair Play Finanziario è una buona idea, protegge le squadre e la competizione, fa in modo che nessuno spenda troppo e che i soldi vengano spesi nelle giuste maniere. Non sta a me valutare e dare valutazioni, ma credo che tutti debbano rispettare queste regole“. E ancora: “Se i club e le nazioni più ricche possono fare quello che vogliono, allora diventa difficile“.

Sponda Arsenal, invece, Mikel Arteta accetta di buon grado la decisione del Tas: “Non c’è dubbio su cosa sia successo – ha spiegato Arteta -. Meritano assolutamente di essere in Champions League perché ciò che hanno fatto in campo è indiscutibile e chi controlla certe questioni ha deciso che non era stato commesso niente di sbagliato. Per cui abbiamo due aspetti chiari e trasparenti. Andranno in Champions League e lo meritano“. E anche in casa Chelsea, come sottolineato da Frank Lampard, si cerca di pensare a tutt’altro: “La mia posizione è neutrale, non conosco i dettagli del caso. Ho visto solo quale decisione è stata presa. Sto solo pensando alle prossime partite, vogliamo vincerle tutte. Vedremo se riusciremo a qualificarci per la prossima Champions League. Non speravo in nulla, dobbiamo solo pensare a noi stessi“.

All’appello, tra le big, manca solamente la reazione del tecnico dello United Solskjaer ma in Inghilterra la notizia non solo fatto rumore ma ha diviso la platea. C’è chi accetta, chi attacca e chi invece guarda la situazione a 360°. Forse il commento di Klopp è quello che più si avvicina alla realtà e che al contempo è meno condizionato dagli interessi personali o dal politically correct. Questa non è la strada giusta.

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Nato ad Oristano il 2 aprile 1994. Dalla Formula 1 al calcio, passando per tennis, sci alpino e NHL: semplicemente un malato di sport con tanti sogni nel cassetto.