L’era della psicopompo, il Milan naviga in acque sempre più agitate

Christian Brocchi - Foto Roberto Vicario - CC BY-SA 3.0

“Nel mezzo del cammin della mia vita, mi ritrovai a tifare una squadra oscura, ché la chiarezza era smarrita”. Confusione, solo tanta confusione. È questo il sentimento comune a tutti i tifosi rossoneri, anime in pena (e arrabbiatissime) dopo l’ennesimo colpo ad effetto del presidente Berlusconi, che ha esonerato Sinisa Mihajlovic a sei giornate dal termine del campionato e con una finale di Coppa Italia ancora da giocare. La panchina del club di Via Aldo Rossi è stata affidata all’allenatore della Primavera Cristian Brocchi, con un contratto di due mesi, il cui prolungamento è inevitabilmente legato ai risultati. Sarà un semplice traghettatore? Solo il tempo potrà dirlo. Per ora il Milan e i milanisti si affidano a lui, nella speranza che qualcuno, nei piani alti, prenda coscienza dei propri limiti e si faccia da parte, o torni a investire come un tempo, a lavorare con passione, magari avvalendosi dell’aiuto di un direttore sportivo competente. Il nuovo mister, come il suo illustre “collega” Caronte, avrà il compito di trascinare gli avversari dritti all’Inferno, nelle fauci di un Diavolo affamato di rivincite e di vittorie dopo cinque anni di digiuno. La sua impresa non sarà facile, perché quella che si erge davanti a lui è una montagna altissima, quasi impossibile da scalare in poco tempo, costruita sulla presunzione di una società poco lungimirante, incapace di rinnovarsi e riconoscere anche solo uno degli innumerevoli errori commessi nell’ultimo lustro.

Berlusconi e Galliani sono convinti di aver allestito una rosa competitiva e hanno sacrificato sull’altare del “siamo a posto così” prima Allegri, poi due bandiere come Seedorf e Inzaghi, e infine Sinisa. Mai, nella storia recente del Milan, si erano avuti quattro avvicendamenti alla guida tecnica in soli due anni; mai erano comparse così tante falle in una nave che sembrava inaffondabile quando fu costruita, trent’anni fa, da Silvio Berlusconi. Ne era spuntata qualcuna, tra il 1996 e il 2001, ma Carlo Ancelotti tappò tutti i buchi e viaggiò a vele spiegate verso il Mar delle Vittorie. Per un tecnico straniero, poi, la convivenza con l’attuale presidente è particolarmente difficile e lo testimonia una singolare statistica: nessuno tra Liedholm, Tabarez, Terim, Leonardo, Seedorf e Mihajlovic ha avuto più di un anno a disposizione per affermarsi alla guida della formazione rossonera. Il sogno di Berlusconi di un Milan “giovane e italiano” sembra quasi più riferito alla panchina che ai giocatori in campo. Per tornare a “rimirar le stelle” ci sarà tanto da lavorare; il Milan deve ripartire da un progetto serio, dalla voglia di tornare realmente competitivo e non può più perdere tempo dietro i capricci e l’immobilismo dei suoi capi, che si nascondono dietro allenatori mediocri (o inesperti) scelti appositamente per fungere da salvagente. Da psicopompo a capro espiatorio il passo è molto breve e Brocchi, che conosce il Milan da oltre un decennio, lo sa bene.

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Ansioso. Paziente, da sempre malato di sport, in particolare nuoto, tennis, calcio e basket. Ascolto, osservo e rifletto, ma parlo poco. Cazzaro Lucano, figlio orgoglioso del Sud, milanista inside. Ho due grandi idoli: Steve McManaman e Jack Sparrow. Adoro le lacrime strappa-storie, la buona birra, i libri, la musica e i film d’animazione Disney. E scrivere. Anzi, raccontare.