Mixed Martial Arts, Marvin Vettori: “Importante restare umili e voler migliorare”

di - 28 maggio 2016
Marvin Vettori - Foto Matteo De Stefano

Ci sono atleti per i quali il destino sembra già scritto nei loro sguardi. Un concentrato di espressioni che trasudano sicurezza e determinazione. Osservare Marvin Vettori nella sua arte è il sunto perfetto di tutto questo.
La sua è una storia che parte da Mezzocorona, un paese di 5.000 anime nella provincia di Trento, e arriva fino agli Stati Uniti. Un percorso fatto di passione e sacrifici nel pieno stile dell’atleta marziale, che ha trovato un’ulteriore consacrazione nell’ultima affermazione a Venator Fighting Championship 3.

Mesi di allenamento intenso condensati in 73 secondi: il tempo che è servito a Marvin Vettori per abbattersi sul brasiliano Igor Araujo e costringerlo alla resa con una Guillotine Choke da manuale. 73 secondi vissuti con quello sguardo tipico di chi sa proiettarsi verso orizzonti di gloria.

“Questo match era per me un’occasione molto importante – racconta Vettori – Igor Araujo è un fighter di livello, con esperienze anche in UFC. Batterlo significava compiere un altro passo in avanti nella mia carriera. Ho effettuato la preparazione negli Stati Uniti, dove ho potuto allenarmi e affinare la mia tecnica insieme ad atleti fra i più forti al mondo. Il livello era altissimo e questo mi ha consentito di arrivare all’incontro al massimo della forma. Conoscevo la pericolosità del mio avversario, ma allo stesso tempo ero fiducioso nelle mie capacità. Nei giorni che hanno preceduto il match ho cercato di rimanere calmo e concentrato. Ripassavo nella mia testa il game plan da adottare. Poi una volta entrato nella gabbia sapevo già quello che dovevo fare. Al resto ci ha pensato il mio istinto”.

La consapevolezza del suo talento è una delle chiavi del successo di Marvin Vettori. Una cognizione del proprio corpo che affonda le radici nel passato.

“Ho cominciato ad appassionarmi agli sport da combattimento sin da bambino – continua Vettori – Ho praticato diverse discipline, poi un giorno mi capitò di vedere dei video di Fedor Emelianenko, una leggenda delle Mixed Martial Arts. Rimasi totalmente folgorato e da quel momento le MMA diventarono la mia vita. Fino all’età di diciotto anni mi sono spostato di palestra in palestra per apprendere quanti più fondamentali possibili. La mia voglia continua di migliorare mi ha portato poi a fare una scelta radicale. Subito dopo il diploma sono partito per Londra dove sapevo di poter continuare la mia crescita dal punto di vista tecnico. Non avevo niente, solo la voglia di allenarmi e di diventare un fighter completo. Dovetti trovare un lavoro per mantenermi. Sono stati due anni formativi molto importanti durante i quali ho capito che sarei potuto diventare un lottatore professionista. Ho cominciato ad allenarmi due volte al giorno. Dovendo anche lavorare non è stato affatto semplice, ma sono riuscito a farcela e penso che da lì sia partito tutto”.

La vita di un lottatore è costellata di tante rinunce. Le MMA in particolare richiedono una dedizione e un sacrificio fisico ai limiti della sopportazione.

“Io ho dedicato la mia vita a questo sport – racconta ancora Vettori – L’ho messo sempre al primo posto e tutto quello che ho fatto, e che faccio tutt’ora, è in funzione delle MMA. Quando mi allenavo in Italia per esempio la mia giornata era scandita dai viaggi per andare agli allenamenti. Abitando in un paesino di 5.000 abitanti ero costretto a spostarmi in città più grandi per poter frequentare palestre attrezzate. Tutto questo, inevitabilmente, mi lasciava poco tempo per le altre cose. Anche quando sono andato a Londra la mia giornata era incentrata esclusivamente sull’allenamento. Il lavoro rappresentava una parentesi necessaria solo per poter sopravvivere. Oggi fortunatamente sono riuscito a trasformare quello che era un grande sogno nella mia professione e spero di poter continuare a crescere come lottatore e come uomo”.

A soli 22 anni Marvin Vettori ha già saputo raccogliere i frutti del suo lavoro. Il suo nome è in cima alla lista dei migliori prospetti, ma sentirsi arrivati è un pensiero lontano dalla sua testa.

“Il mio rapporto con le MMA è di studio continuo – chiosa il fighter italiano – in ogni allenamento o in ogni sparring c’è sempre qualcosa da imparare. Personalmente sono una persona alla continua ricerca di nuovi stimoli. Se vedo qualcosa che penso possa essere utile me la scrivo. Se trovo dei video interessanti me li salvo. Con l’esperienza poi capisci quello che può essere adatto a te. L’importante è rimanere umili e sapere che si può migliorare. C’è sempre spazio infatti per aggiungere nuove tecniche al proprio arsenale. Paradossalmente il mio migrare nei vari camp è stato un vantaggio sotto questo aspetto, perché mi ha permesso di variare il mio allenamento e di interiorizzare i princìpi di diverse scuole di pensiero. Per questo motivo sento di aver fatto vedere fino a questo momento solo una parte di tutto il mio potenziale. Sono sicuro di poter migliorare ancora di più”.

Mentre pronuncia queste parole dal suo tono trapela una sicurezza disarmante. La paura, una delle più grandi debolezze umane, sembra quasi una preda da scacciare con la stessa intensità scaricata nella gabbia.

“Quando combatto viene fuori la mia essenza – conclude Vettori – se appaio sicuro è perché so quanto mi alleno e quanto posso fare. La pressione ovviamente si fa sentire, soprattutto a ridosso di un match. E’ normale che sia così. Poi però se ti fermi un attimo e rivedi il tutto in maniera razionale riesci a liberare la mente. Personalmente cerco di ripassare quello che ho fatto in allenamento e il game plan da adottare nella gabbia. Non c’è quindi paura, o meglio è un qualcosa che si supera con l’esperienza e che si esorcizza in palestra. Il concetto è che non si può aver paura dei pugni perché durante l’allenamento ci si abitua a prenderli. Gli sport da combattimento sono così. Magari per chi non conosce questo mondo è un po’ difficile da capire, ma ciò che facciamo è curato nei minimi dettagli. Solo così si può costruire qualcosa di importante”.

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