Giro d’Italia 2019: Roglic contro tutti e con Nibali è guerra fredda

Primoz Roglic - Foto Facebook Team Jumbo-Visma

Al Giro d’Italia si gioca a scacchi. Strategie, tattiche, meccanismi di squadre per cercare di mettere in scacco l’avversario. Già ieri, nella Cuneo-Pinerolo, avevamo assistito alle grandi manovre della Movistar e soprattutto dell’Astana per far guadagnare qualche secondo a Landa e Lopez, piuttosto lontani in classifica. Quest’oggi nella tredicesima tappa che porta il plotone al traguardo inedito di Ceresole Reale a farla da padrone sono stati, nuovamente, i tatticismi. Attaccano in 26 ma ci sono nomi pericolosi e il gruppo non lascia troppo vantaggio. Il team più motivato è la Trek che lancia in avanscoperta Conci, subito al lavoro per far guadagnare terreno ai fuggitivi, Brambilla, Ciccone e Mollema, quest’ultimo piuttosto pericoloso per quanto riguarda la generale. Insieme a loro anche Zakarin, poi vincitore di tappa, Cattaneo, Masnada, Pozzovivo, Cataldo, Izagirre, Tolhoek, Carretero, Amador, Dunbar e molti altri. Insomma diversi uomini pericolosi per il successo di tappa e altri pronti a dare supporto al capitano in caso di attacco.

Nella frazione odierna Roglic ha preferito cambiare strategia: ieri è bastata una sola salita e lo sloveno si è ritrovato senza l’aiuto dei compagni, tutti staccati. Quest’oggi ha, quindi, preferito far anticipare Tolhoek per averlo nel finale ma nonostante la soluzione alternativa il risultato non è cambiato. Dopo l’arrivo di oggi possiamo, quindi, dirlo: la Jumbo Visma non è all’altezza delle salite e Roglic dovrà vedersela da solo contro tutti.

All’inizio dell’ultima lunga ascesa (ben 20 chilometri) comincia lo sparpaglio generale. Davanti rimangono solamente Mollema, Zakarin, Nieve e un eccezionale Ciccone che si è sacrificato fino a finire la benzina, mentre dietro Landa apre le danze. Parte secco e lascia subito la compagnia, per strada incontra Carretero e Amador, fondamentali per fargli guadagnare tempo e terreno. All’inseguimento del basco restano: Nibali con Pozzovivo (anch’egli impeccabile), Majka, Carapaz, Lopez e un ottimo Sivakov al suo primo Giro d’Italia. Il colombiano è vittima di un problema meccanico e costretto a fermarsi perde il treno dei migliori, intanto Yates sprofonda ed esce verosimilmente dai giochi per la maglia rosa. Majka si lancia all’inseguimento di Landa e Carapaz gli prende la ruota. Roglic non si muove, Nibali neppure, è una guerra di nervi tra i due. Lo sloveno sa che lo Squalo è il più pericoloso e decide che è l’unico che vuole marcare. Il siciliano non la prende bene e all’arrivo non stringe la mano all’avversario. Occhio perché tra i due litiganti il terzo gode e non ci sarebbe da stupirsi se a Verona a beffare i due fosse una mezza sorpresa.

Intanto davanti Zakarin si toglie di ruota gli avversari, alza le braccia al cielo e dimostra di essere tornato quello dei tempi migliori. Zak is back. Landa compie una scalata meravigliosa e chiude terzo mangiucchiando ancora terreno ai diretti avversari. Carapaz stacca Majka e finisce quarto. Mollema solo quinto dopo una tappa dispendiosa all’attacco. Roglic e Nibali arrivano insieme rimandando il loro duello a domani. Lopez, baciato dalla sfortuna, perde ancora secondi preziosi ma in salita è uno di quelli che pedala meglio e non vorrà arrendersi. Yates arriva a 5′ dal vincitore, un’eternità. Ci aspettano un Roglic stratega e sulla difensiva vista l’assenza dei compagni, un Nibali che non dovrà farsi prendere dal nervosismo e i vari Carapaz, Landa, Majka, Lopez. Zakarin e Mollema, supportati dall’aiuto dei compagni, ancora all’attacco.

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A 6 anni i primi calci a un pallone, a 12 le prime pedalate in sella a una Bianchi e non ci è voluto molto a capire che quelli erano i miei due mondi e che avrei dovuto raccontarli, scrivendo i gol dei campioni e le imprese degli eroi su due ruote. A 20 anni mi ritrovo a studiare presso la facoltà di Scienze della Comunicazione a Bologna