Ganna e il record dell’ora: “Negli ultimi 15′ speravo di cadere. Non ne potevo più”

Filippo Ganna Filippo Ganna - Foto LiveMedia/DPPI/Photo Kishimoto

Filippo Ganna si racconta in un’intervista a El Pais. Una stagione straordinaria per l’azzurro che ha battuto il record dell’ora (56,792 km) l’8 ottobre e il record mondiale nell’inseguimento individuale il 14 ottobre (4.000 metri in 3:59.936 m). “Speravo quasi di cadere per farla finita”, ha spiegato in riferimento allo storico record che fu di Bigham. Proprio per questo non ci riproverà più: “A meno che non battano il mio record – precisa – E se lo batteranno, farò come Wiggins, aspetterò fino alla fine della mia carriera per provarci. Sarà l’ultima gara che farò”. E Ganna aggiunge: “Cosa ho provato? La prima mezz’ora niente, assolutamente niente, testa vuota, cercavo solo di sentire le gambe, che non erano stanche e rispettavano i tempi che ci eravamo prefissati. Per i successivi 15 minuti, mi sono detto: ‘Posso fare qualcosa di grande’. E negli ultimi 15 volevo cadere per porre fine a quella prova. Ma la mia più grande virtù è la capacità che ho quando soffro molto in bici di dire: ‘No, non fa male, te lo stai immaginando'”. 

Poi racconta le sensazioni della gara: “I momenti prima, le due ore in cui inizi a prepararti, le mani sono fredde, poi sudate, poi fredde, piangi, il viso è pallido. Il momento di maggior stress sono i 50 secondi precedenti, quando comincia il conto alla rovescia. Cerchi di nascondere l’ansia dietro gli occhiali. E’ una questione di testa, ma anche gambe, eh. Ti svuoti fisicamente. Avere una buona testa ti aiuta ad andare avanti quando non stai bene. La testa è il 70% della prova”. E ancora: “Quando è il tuo lavoro ci sono momenti in cui non è molto divertente, perché la giornata non finisce mai – continua Ganna – Proprio come qualsiasi lavoro normale. Ci sono giorni in cui dici: ‘Jolín, sarei felice di fare qualcos’altro’. In quei giorni devi essere forte mentalmente, superarli e tornare ai bei giorni. Quando tutto va bene, ovviamente ti diverti, perché non ti dà fastidio, hai la sensazione che non vorresti mai smettere. Ma quando arriva la brutta giornata, o perché sei caduto, o perché hai problemi e non pedali come vorresti, odi la bici. E anche profondamente”. Poi secco. Lo vedremo mai vincere un Tour come Wiggins? “No”.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio