Ciclismo, il 2020 consacra nuovi fenomeni. Verso l’inizio di una nuova era

Tadej Pogacar - Foto Twitter

Un 2020 ovviamente strano e unico nel suo genere, ma il mondo del ciclismo ha comunque vissuto una stagione intensa e ricca di tanti appuntamenti e protagonisti più o meno attesi. In poco più di tre mesi si è riusciti a condensare praticamente tutta la stagione, non senza difficoltà o “stranezze” che sicuramente possono aver agevolato alcune sorprese davvero impronosticabili.

In linea di massima però va a chiudersi un anno che potrebbe passare alla storia come quello della definitiva consacrazione di una nuova generazione di fenomeni. La copertina probabilmente se la prende la Slovenia, con Tadej Pogacar capace di vincere il Tour de France alla sua prima partecipazione e Primoz Roglic che “si consola” con il secondo posto e la vittoria della Vuelta. Ma come dimenticare i numeri da fuoriclasse di Wout Van Aert, competitivo per intere settimane dal Tour, al Mondiale e perfino nel ciclocross dove insieme a Mathieu Van der Poel continua a dare spettacolo in questi giorni.

In generale sembra che il ciclismo abbia ormai preso una direzione sempre più moderna, con un abbassamento dell’età media e corridori completi in grado di essere competitivi su più terreni. Sempre meno specialisti quindi e tanti giovani i cui limiti probabilmente devono ancora essere scoperti: detto di Pogacar e Van Aert, il 2020 è stato anche l’anno di Marc Hirschi, protagonista al Tour, vincitore della Freccia Vallone e sul podio al Mondiale. Al Giro poi sono “apparsi” al grande pubblico Tao Geoghegan Hart e Jai Hindley, oltre a Joao Almeida. In casa Italia la nota più lieta è ovviamente Filippo Ganna, finalmente non solo un eccellente pistard ma anche un corridore i cui limiti su strada sono ancora tutti da scoprire e magari molto lontani all’orizzonte.

In una stagione come detto anomala, la costante è stata rappresentata invece da Julian Alaphilippe, che ha coronato l’inseguimento alla maglia iridata di campione del mondo con pieno merito. Il livello è altissimo e c’è grande equilibrio, elemento essenziale per lo spettacolo come dimostrano i tre Grandi Giri che quest’anno si sono tutti chiusi con un distacco inferiore al minuto tra i primi due classificati.

C’è infine una schiera di corridori che invece escono dal 2020 con le ossa rotte, sia letteralmente che metaforicamente. La generazione dei Nibali, Froome, Quintana e Thomas dovrà dimostrare di poter essere ancora competitiva ma lo stesso discorso vale anche per Adam e Simon Yates così come per Tom Dumoulin e anche per Peter Sagan che ha onorato il Giro d’Italia alla grande ma appare in una fase calante della carriera. Per tutti questi corridori l’obiettivo è trovare l’ultimo grande acuto.

Pensando al 2021 però è impossibile non parlare anche di quello che potrebbe essere il vero “crack” della stagione: Remco Evenepoel. Dopo il tragico volo al Giro di Lombardia e le conseguenti fratture multiple, il fenomeno belga sembra pronto a tornare da protagonista. Un vero predestinato, che lascia presagire insieme a tutto il resto della generazione di fenomeni ad una nuova epoca d’oro per il ciclismo.