Amarcord

L’angolo del ricordo: Tour de France 2017, Fabio Aru trionfa a La Planche des Belles Filles

Fabio Aru - Foto Ciclismo Italia CC BY 2.0

Nello sport, grande assente degli ultimi mesi per via dell’emergenza Covid-19, sono molte le componenti che entrano in gioco per un atleta, come impegno, passione ed emozione, ma ciò che conta di più sono i risultati e gli obiettivi da conseguire. Quando questi arrivano, gli sportivi ricevono giustamente attestati di stima e complimenti da media e tifosi ma, al primo momento di difficoltà, si rischia di essere ricoperti da pesanti critiche che, in alcuni casi, possono destabilizzare l’equilibrio interiore del diretto interessato.

Un copione visto spesso in diversi sport, anche nel ciclismo, e uno dei corridori che più di ogni altro è stato protagonista di questa fenomeno è Fabio Aru. Il sardo, infatti, dopo aver ottenuto nel 2014 il terzo posto al Giro d’Italia e nel 2015 il secondo posto ancora nella corsa rosa e il successo nella classifica generale della Vuelta di Spagna, sembrava essersi un po’ perso per strada, non riuscendo a dare seguito alle precedenti grandi prestazioni.

Fabio Aru, nato a San Gavino Monreale il 3 luglio 1990, disputa un 2016 in sordina, venendo anche duramente criticato, ma l’anno successivo è pronto per tornare a gareggiare ad alti livelli, come già dimostrato in passato. Il ciclista sardo prende parte alla prova in linea Gran Piemonte, che parte da Asti ed arriva ad Ivrea, riuscendo a vincerla per distacco e laureandosi campione italiano 2017.

Il 1° luglio il ragazzo dell’Astana si presenta al via del Tour de France con grandi ambizioni e con la maglia tricolore indosso; tra i suoi principali avversari, in lizza per il primato nella classifica generale, ci sono Chris Froome, Rigoberto Uran, Romain Bardet, Daniel Martin, Simon Yates e il veterano Alberto Contador.

Dopo la cronometro individuale in apertura dell’evento vinta da Geraint Thomas, le tre tappe seguenti sono interamente pianificate per i velocisti delle varie squadre, infatti, a vincere sono, nell’ordine, Marcel Kittel, Peter Sagan e Arnaud Demare.

Il primo vero banco di prova per gli uomini di classifica generale giunge il 5 luglio nella quinta frazione, con partenza da Vittel ed arrivo in salita a La Planche de Belles Filles, che prevede un’ultima salita di 5,9 km alla pendenza media dell’8,5% e massima al 20%; l’ultimo italiano capace di compiere tale impresa fu Vincenzo Nibali nel 2014.

Nei primi tre quarti di gara la tappa non regala grandissime emozioni, poiché i favoriti della vigilia scelgono una strategia attendista, per riprendere prima i fuggitivi di giornata e poi lanciare l’offensiva decisiva. Una volta tornati in testa al gruppo i big iniziano a studiarsi, su tutti Froome e Martin, che sembrano in grado di attaccare in qualsiasi momento.

Dopo l’arrivo in quota, che non scuote particolarmente la graduatoria, Aru scatta all’improvviso e lascia alle sue spalle il gruppo dei migliori, mentre il britannico del Team Sky reagisce quando è ormai troppo tardi, portandosi dietro anche Bardet, Porte e Martin.

Fabio Aru, nonostante sia visibilmente provato dal grande sforzo, rilancia la propria azione, tagliando il prestigioso traguardo di La Planche de Belles Filles in prima posizione, davanti a Daniel Martin e Chris Froome, che riesce comunque a sfilare la maglia gialla al compagno di squadra Thomas.
Un successo estremamente importante per il sardo che, dopo un anno complicato, anche a causa delle critiche ricevute, trova il suo riscatto personale in una tappa che solo un vero campione dalle enormi qualità poteva portare a casa.

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