Perché giustificare Insigne è una sconfitta per il calcio

Lorenzo Insigne con Maradona sullo sfondo, Napoli - Foto Antonio Fraioli Lorenzo Insigne con Maradona sullo sfondo, Napoli - Foto Antonio Fraioli

Inter-Napoli, minuto settantuno di una partita molto tattica e poco spettacolare: i nerazzurri si affacciano dentro l’area di rigore napoletana, in una delle poche volte nell’arco dei novanta minuti, Darmian anticipa Ospina che lo butta giù. E’ calcio di rigore: pochi dubbi. Massa indica il dischetto, ammonisce l’estremo difensore del Napoli tra le proteste della squadra di Gattuso. Poi la frase incriminata: “Vai a cag***”, strilla Insigne a Massa. L’arbitro sente, mette mano nel taschino ed estrae il rosso diretto. Uno degli episodi che verrà ricordato più e più volte sino a fine campionato.

A fine partita Gattuso sbotta: “Solo in Italia si butta fuori per un vai a cag***, negli altri paesi non succede. Gli arbitri dovrebbero fare meno i permalosi”. Rino è nervoso, il Napoli ha giocato addirittura meglio in inferiorità numerica meritando ampiamente il pareggio, negato da Handanovic e dal palo. L’opinione pubblica cavalca l’onda: gli arbitri dovrebbero avere più tolleranza, a volte bisogna tapparsi le orecchie e fare finta di nulla. Un messaggio pericoloso che gli addetti ai lavori non possono permettersi di dare: il rispetto dei ruoli non può essere abbandonato per due secondi, men che meno se a guardarti ci sono milioni di persone, appassionati e tifosi. Anzi va condannato l’opposto: gli arbitri dovrebbero espellere tutti quelli che sbagliano. Coerenza e nessuna disparità di giudizio: non ci deve essere differenza tra Insigne e qualsiasi altro giocatore di qualsiasi altra squadra. Per spegnere qualsiasi polemica, qualsiasi discorso senza senso. “Già mi sono pentito di quello che ho detto”: Gattuso un minuto dopo. Insigne si è scusato nello spogliatoio con l’arbitro. L’espulsione è sacrosanta. Tutte le polemiche che ne sono seguite no.