Editoriali

Coronavirus, Serie A nel caos: non giocare a porte chiuse è un clamoroso autogol

Juventus Stadium - Foto Antonio Fraioli

E’ ufficiale: la Serie A è nel caos. E non ci riferiamo soltanto al campionato in sé, che al momento vede il rinvio di nove partite (due di queste non ancora collocabili in un calendario complicato) e la conseguente perdita di credibilità di tutto il movimento calcistico italiano che come se non bastasse va a toccare anche l’immagine generale del Bel Paese, sempre più vero e proprio lazzaretto d’Europa nell’emergenza coronavirus, ma anche a chi muove i fili del nostro calcio. In questo modo, dopo un primo weekend complicato da gestire e risolto tutto sommato con buon senso, si va incontro a un clamoroso e doppio autogol.

PRIMA DECISIONE – Giovedì sera la decisione ufficiale, ma nell’aria da diversi giorni, di giocare le cinque partite delle aree a rischio a porte chiuse. Un sacrificio (testuale parola della Lega Serie A) non da poco per club e tifosi, costretti a rinunciare a incassi milionari e ad assistere dal vivo ai match, discorso legato soprattutto alla super sfida che vale lo scudetto tra Juventus e Inter, ma anche ad altre quattro partite: Sassuolo-Brescia, Parma-Spal, Udinese-Fiorentina e Milan-Genoa. Qualche inevitabile polemica, poi il pensiero, abbastanza univoco, che per diversi motivi fosse giusto e doveroso non fermare il campionato in una situazione del genere.

DUE CHIAVI – Da una parte il calendario fittissimo che non consente particolari manovre nello spostamento in massa di partite, visto che a giugno ci sono gli Europei e la Uefa non transige anche per quanto riguarda gli impegni in Champions ed Europa League, dall’altra la motivazione sociale, quella legata all’immagine da far filtrare dentro e fuori dall’Italia, il calcio come motore acceso per non far spegnere l’economia: il coronavirus c’è e non si può nascondere che il nostro paese sia stato colpito più di altri, ma il calcio, lo sport più seguito nonché fenomeno di costume, va avanti – seppur a fatica – per mostrare un paese che non perde le proprie abitudini anche in uno stato di oggettiva emergenza e per non far sprofondare i cittadini in uno stato di ulteriore preoccupazione. Se togli anche il calcio…

COSE DELL’ALTRO MONDO – Insomma, erano queste le due chiavi di lettura principali che avevano spinto la Lega, dopo la richiesta della Federcalcio accolta dal Governo, a proclamare il “the show must go on”. Ma sabato 29 febbraio, una data che compare soltanto ogni quattro anni sul calendario, accade qualcosa che non sarebbe mai dovuta succedere. I piani alti del calcio italiano, pressati da più fronti, decidono di cambiare ancora una volta idea e rinviano le cinque partite che si sarebbero dovute giocare a porte chiuse al 13 maggio, dunque fra oltre due mesi, e con il conseguente rinvio della finale di Coppa Italia al 20 maggio (che non si potrà più giocare a Roma causa Europei).

IL CASO LAZIO – La sfida scudetto Juventus-Inter si giocherà davvero in coda al campionato, prima dell’ultima giornata: impossibile negare che questo slittamento possa falsare la corsa per il titolo con la Lazio che, invece, ha giocato nello scorso turno e gioca anche nella ventiseiesima giornata in casa contro il Bologna. A Roma non c’è alcuna emergenza: i biancocelesti potrebbero ritrovarsi in testa al campionato e rimanerci per diverso tempo. Giocare a porte chiuse era doveroso anche per questo.

MILANO DA BERE – In otto giorni San Siro al centro di tutto: dal rinvio di Inter-Sampdoria per l’ordinanza della Regione Lombardia seguita alla lettera dalla Lega in un momento di grande caos generale, alla disputa di Inter-Ludogerets di Europa League giovedì, fino al rinvio di Milan-Genoa, che tre giorni dopo non si può giocare a porte chiuse come precedentemente stabilito. L’Uefa non ammette tentennamenti e va avanti, una mentalità tutta europea che fatichiamo a esportare in Italia. E non riguarda soltanto il calcio.

PARLATECI DI INTER-SAMPDORIA – Infine, c’è da considerare il problema legato a Inter-Sampdoria: se i nerazzurri dovessero approdare in finale di Coppa Italia (giovedì si gioca a porte aperte a Napoli), e qualora la squadra di Conte dovesse arrivare fino in fondo anche in Europa League, non ci sarebbe oggettivamente una data disponibile per recuperare il match contro i blucerchiati. Una partita fantasma, un caso probabilmente sottovalutato nel momento in cui si è deciso di prendere una decisione improvvisa, inaspettata e purtroppo priva di quel buon senso che si richiede in certi casi, che rischia di compromettere il campionato italiano e la credibilità del nostro calcio in Europa.

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